Quattro e basta.

Quattro e basta.

A happy new year
A happy new year

Mancava il post di Capodanno, dopo una piuttosto lunga assenza dal blog.

Mentre tutti sperano in un nuovo anno per aprire nuovi cicli e lasciarsi alle spalle dolori e delusioni, io non posso lamentarmi. Non è stato un anno facile neppure per me, beninteso, fra numerose crisi lavorative, affettive e personali, ma tutto ciò che è accaduto mi ha portato a oggi, a questo primo giorno del 2013 in cui festeggio il raggiungimento di alcuni obiettivi, soprattutto legati al mio benessere interiore.

Quattro mesi fa cominciava questa vita delirante.
Ci penso mentre i miei passi svogliati si susseguono fra i rimasugli dei festeggiamenti di Capodanno: il buio del primo mattino di Ulm non è in grado di occultare le testimonianze di una notte di festa, tipicamente rivoli di piscio ancora congelati e brandelli di involucri di razzi e petardi. Guardo il meteo sul cellulare e, come praticamente ogni giorno, a Ulm c’è nebbia mentre a Monaco il cielo che mi aspetta è chiaro o parzialmente nuvoloso. Alla Back Factory della stazione entro che sono ancora intontito dallo shock termico fra la doccia di casa e la strada semighiacciata; uno strano figuro mi rivolge la parola in un incomprensibile tedesco nasale e biascicato. Capisco che sta dicendo qualcosa sui Brezel ma onestamente non mi interessa. Il treno parte fra 5 minuti e non intendo rischiare di perderlo per una disquisizione da svitati. Non saprò mai cosa davvero volesse quel tizio, ma suppongo che ciò non avrà serie ripercussioni sui miei sonni.
Gli ultimi giorni di un ciclo difficile sono, normalmente, i più difficoltosi da attraversare: l’impazienza per il nuovo inizio e l’intolleranza al vecchio stile di vita ormai da archivio li fanno diventare un supplizio rallentato da battiti cardiaci trattenuti, respiri affannosi di una gara che non ha più senso correre. Era la sensazione che provavo prima di partire da Udine, ed è la stessa sensazione che provo in questa ultima settimana sveva.
Non tutto è nero come potrebbe apparire da quello che scrivo, però. Anzi.

Ad esempio capita, una mattina, di passare da quella che diventerá la prossima casa ed essere sorpresi da due scoiattoli rossi e neri che corrono via dal cortile, attraversando la strada e continuando a rincorrersi nella quasi surreale quiete delle laterali del Frankfurter Ring.  Niente di eccezionale, assolutamente, ma é pur sempre un’accoglienza gradevole.

Stavolta, inoltre, il ritorno in Germania è stato reso più duro dall’accoglienza che Udine mi ha presentato al mio ritorno: la famiglia, tante vecchie conoscenze con cui sincronizzare gli orologi e qualche importante new entry da scoprire, che mi hanno tenuto compagnia nei dieci giorni – peraltro volati via con impressionante rapidità – di soggiorno friulano.

Per la prima volta, peró, sono tornato in Italia un po’ piú rilassato e con parecchia energia nonostante ne avessi dispersa molta negli ultimi infernali quattro mesi di pendolarismo. Ho ritrovato Udine sempre uguale ma in qualche modo diversa: piú viva e ricettiva, piú amichevole. In realtá é probabile che sia stata la mia percezione a cambiare, piú che la cittá in sé… Prima di ritrovare Udine, ho ritrovato qualcosa che avevo perso dentro di me.

Tante anche le persone che avrei ritrovato dall’altra parte delle Alpi, conoscenze e amicizie figlie di quegli accadimenti del 2011 che mi portarono a cominciare la più grande avventura della vita.
Sicuramente mi ripeto ma non posso fare a meno, sinceramente, di ringraziare tutti ancora una volta.
Qualunque sia la vostra madrelingua e qualunque sia la vostra patria, qualunque la vostra posizione nei cerchi della mia esistenza, dico a voi “grazie”.
State rendendo la mia vita più dolce e più degna di essere vissuta.
Grazie di sopportare le mie lune e i miei innumerevoli difetti.

E ora basta fare i melensi, come dice mia mamma. Posso tornare a essere il cazzone di sempre, vero?

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