Month: July 2009

Newton, che stress

Newton, che stress

Caro Isaac,
sei stato indubbiamente uno dei più grandi scienziati della storia dell’umanità. Dobbiamo ringraziare te se abbiamo iniziato a comprendere i moti celesti e gran parte di ciò che conosciamo sulla natura dell’Universo.
Ma è anche grazie a te che, ogni notte, le mie vertebre si comprimono e mi insultano, la mia cervicale canta l’Aida in belga, le mie articolazioni frignano senza tregua.
Per un minuto che riesco a passare comodamente seduto sullo sgabello, gli altri nove sono soliti essere un contorsionistico inferno.
Ma dico io, non potevi inventare uno schema ottico un po’ più comodo da usare su una equatoriale? Ai tuoi tempi il buon Dobson ancora non era nato per risolvere l’annoso problema dei moti celesti, incomprensibili, del portaoculari del tuo telescopio.
Tutto ciò mi insegna, caro Isaac, che il prossimo telescopio che acquisterò non sarà di certo un Newton su equatoriale!
Piuttosto un Newton su Dobson o uno Schmidt-Cassegrain su equatoriale, ma non un incrocio fra i due.
Ho detto.

Doppiamente soddisfatto

Doppiamente soddisfatto

Stasera, nonostante la Luna quasi al primo quarto, mi sono cimentato ancora in un po’ di astrofilia “balconara”.
Dopo aver indugiato a lungo sul nostro satellite, graziato da un seeing più che decente, ho provato a cacciare stelle doppie nell’angolo di cielo sotteso dal terrazzino di casa, a ovest.
E così, per la prima volta – me tapino – ho puntato il mio strumento su una celebre stella che da mesi appare costantemente alle mie finestre: Cor Caroli. Ebbene sì, ci arrivo solo ora ma ci arrivo. Niente da dire su questa meraviglia spaziale.
Poi ho diretto l’obiettivo verso la costellazione sotto la quale presi i natali tanti anni or sono, quell’asterismo che contiene la bellissima e splendida Antares. Quale sarà mai? Beh, basti dire che Beta Scorpii si è rivelata proprio un bel soggetto per Zaphod.
Poi Boote: Izar (Epsilon Bootis) puntata ma ovviamente non risolta, molto carina Delta Bootis.
Poi Yed Prior dell’Ofiuco, infine Nusakan (Beta Crb, non risolta).
Un’occhiatina a M13, di cui stavolta ho potuto intuire una certa granulosità pur senza risolvere neppure un singolo astro del cielo inquinato di città, e una puntatina alla ricerca di M109, ma senza fortuna. D’altra parte pensare di visualizzare un oggetto di magnitudine 9.80 da un cielo cittadino con un 114 e la Luna mi sembra un po’ pretenzioso… Soprattutto per un neofita come me.
Un’altra serata – e non è finita perché sto aspettando il calar della Luna – decisamente fruttuosa, per i miei canoni, anche se ho sempre più la tentazione di cedere al lato oscuro della Forza: un bel C8 su CG5, da dedicare sia al balconcino di casa che ai cieli buii di montagna.
La pazienza è la virtù dei forti. E anche di chi al momento non può spendere soldi, accidenti!

La Luna a-la-Barlow

La Luna a-la-Barlow

Stasera verso le 22 la Luna era ancora alta in cielo e quasi al primo quarto. Condizioni ideali, insomma, per una proficua osservazione “balconara”.
Il seeing era – ed è – instabile con qualche momento di calma, durante il quale ho potuto spingere gli ingrandimenti al limite strumentale di Zaphod con il Kellner da 4mm, anche se ho avuto i risultati migliori dal Ploessl da 6.3mm, di qualità lievemente superiore ai K in dotazione con il telescopio.
Utilizzando il 4mm, osservando perciò a 225x, ho provato per la seconda volta la Barlow 3x di cartoncino che la Bresser fornisce di serie con gli strumenti di serie D, e – sorpresa! – sono riuscito ad “avvicinarmi” di molto alla superficie lunare, anche se l’immagine ha perso nettamente di contrasto, luminosità e nitidezza. Tutto sommato, però, la visuale offerta è stata di sicuro effetto.
Chissà se, in condizioni di seeing più stabile, potrei ottenere dei risultati meno peggiori?
Io e il 114: chi s’accontenta… Gode!

M3 spotted!

M3 spotted!

Sto iniziando a prendere un minimo di confidenza con il cielo e un barlume di coscienza di cosa aspettarmi dal mio Zaphod.
Forte di questi piccoli traguardi, ieri sera mi sono affacciato sul balcone di casa e, appena la Luna è tramontata, ho iniziato la ricerca del facile ammasso M3 che si trova esattamente nel settore di cielo “inquadrato” dalle mie finestre.
Purtroppo l’impossibilità di spostarmi mi ha relegato tra i lampioni del paese, riducendo di diverse magnitudo la visibilità degli astri, tuttavia non mi sono scoraggiato e ho provato la ricerca del mio obiettivo.
Dopo un po’ di tentativi ho trovato la via partendo da Arturo e proseguendo verso la stella alpha dei cani da caccia, e con somma soddisfazione ho individuato la macchiolina biancastra. Me la sono rimirata all’oculare a 36x per un po’, poi ho provato ad alzare gli ingrandimenti ma già a 100x, con l’oculare da 9mm, iniziavo a perdere un bel po’ di luce. Naturalmente anche di questo ammasso non sono riuscito a cogliere neppure una stellina periferica, e dubito che ci riuscirei anche sotto un cielo buio pesto con soli 114mm e oculari di qualità infima.
San Dobson, soccorrimi tu!

Astrofilia spannometrica

Astrofilia spannometrica

Dicesi spannometria: scienza inesatta che consente di misurare quantità improbabili con il solo ausilio di arti umani.
A spanne, infatti, io e due amici (grazie a Matteo ed Alessandro per il supporto morale e tecnico) ci siamo orientati ieri sera in cielo.
Dopo aver cenato, chiacchierato e bevuto qualche Refosco sotto un cielo stellato, verso le 23 ho avanzato la proposta indecente: perché non passare per casa, caricare Zaphod e puntare un paio di corpi celesti?
Mozione approvata, Zaphod caricato, auto diretta in collina.
Trovato uno spiazzo piuttosto buio – ma non troppo grazie ai meravigliosi fari che vengono tenuti accesi anche di notte dagli inquilini del circondario, che peraltro sono venuti ad accertarsi delle nostre buone intenzioni – abbiamo montato e stazionato spannometricamente il telescopio.
A spanne ci siamo mossi ad osservare qualche doppia, con Albireo alta in cielo, Alcor e Mizar inquadrate tra una fronda e l’altra.
La più grande soddisfazione però, è stata raggiungere M31 armati di solo Telrad. Essendo poco distanti dalla città il cielo sopra l’orizzonte era molto inquinato e chiaro, perciò le stelle di riferimento erano appena visibili a occhio nudo: solo Beta Andromedae era ben visibile in mezzo al nulla.
Partiamo da Beta, saliamo verso ni, arriviamo a v, giriamo a destra, qualche grado in su e… Taaac! (cfr. Pozzetto)
Prima di ripartire verso casa, un’occhiata a M57 nella Lira e, ovviamente, uno dei padroni di questo cielo estivo: il nostro pianeta gigante preferito.
Tre pirla sotto un tappeto di stelle, armati di tanta buona volontà e uno strumento di cartapesta = divertimento e meraviglia.

I sogni son desideri…

I sogni son desideri…

Dopo la serata istruttiva di martedì la mia “strumentite” ha raggiunto nuovi livelli.
Da una parte continuo ad usare con soddisfazione e diversi smadonnamenti il mio piccolo Zaphod, ma in un angolino della mia mente c’è un diavoletto tentatore che per ora resta inascoltato.
Questo demonietto mi sussurra di procurarmi uno strumento di diametro maggiore con cui raccogliere un sacco di luce in più dai deboli oggetti dello spazio profondo.
Questo esserino malefico è rimasto folgorato dagli ammassi e dalle nebulose osservate nella serata con il gruppo di astrofili visualisti.
L’essere, però, se dovesse scegliere adesso si ritroverebbe indeciso: meglio un “comodo”, classico C8 “staziona punta e osserva”, oppure un Dobson da 12″ come lo Skywatcher collassabile, trasportabile e soprattutto grosso?
Una delle cose che ho potuto apprezzare degli strumenti che ho provato è stata il diametro, e 4″ di differenza sono parecchi. Certo, con un C8 su equatoriale stazionato basta specificare quale oggetto puntare, attendere qualche secondo per il posizionamento e poi piazzarsi all’oculare mentre i motori inseguono la volta celeste.
Per contro non ho ancora provato un grosso Dobson ma pare che in associazione ne abbiano un paio, inutilizzati. Non è uno spreco?
E chissà che per Natale non mi faccia un bel regalo… E con questa sento echeggiare la risata diabolica della nefanda presenza nella mia testa!

Let’s party!

Let’s party!

Ieri sera, finalmente, sono riuscito ad uscire con il gruppo di visualisti dell’associazione di cui avevo già parlato.
La serata prometteva terribilmente male verso le 21, essendo la volta celeste completamente ricoperta di nubi.
Si è voluto osare ugualmente però, e si è stati ripagati del rischio preso, poiché alle 22:30 il cielo non solo era completamente sgombro e terso, ma offriva allo sguardo uno spettacolo di una certa intensità, complice il novilunio.
Il mio 114 è rimasto in auto “a valle” mentre ci inerpicavamo su per le colline, ma non l’ho rimpianto più di tanto: un C11, un LX200 da 10″, un Mak da 7″, un rifrattorone da 150, un binocolone e un C8 su equatoriale dominavano la piazzola.
Negli oculari si alternavano stelle doppie, galassie, ammassi globulari e aperti, nebulose, con una rapidità tale da consentire soltanto rapide sbirciate.
Delle cose mi sono state immediatamente chiare, però.
In primis, con il 114 da un cielo di pari scurezza e nitidezza non sono riuscito a risolvere neppure una stella di nessun ammasso, mentre un C8 arrivava tante volte fino al nucleo.
Col rifrattorone, per contro, epsilon Lyrae era una coppia di coppie di spilli finissimi, separati da una distanza che Zaphod non sarà mai in grado di identificare.
Ciononostante ho anche potuto constatare che molti oggetti deep, galassie e nebulose in primis, sono poco più che nuvolette chiare anche con aperture generose, fermo restando che se avessi avuto più tempo avrei senza dubbio potuto indugiare su di essi per coglierne un numero maggiore di particolari.
Poi, avere tanto campo nelle osservazioni deep, e magari un oculare da 2″ (spettacolare un Panoptic da 2″ sull’LX più grosso), cambia il modo di vedere le cose.
Infine, l’elettronica aiuta parecchio, così come anche il laser verde, anche se a dirla tutta la possibilità di poter puntare tutti gli oggetti con gran rapidità invoglia a “correre” troppo, senza soffermarsi ad ossservare davvero.
Ora mi resta da provare un Dobson, anche se dopo questa scorpacciata di stelle “automatiche” credo che rimpiangerei un sacco l’autotracking.

A caccia!

A caccia!

Venerdì sera, come avevo scritto qualche giorno fa, ero stato gentilmente invitato in osservatorio dal gruppo astrofili di cui parlavo.
Ovviamente e scontatamente, dopo una settimana di bel tempo, venerdì si è scatenato una mezzo fortunale sul Friuli, costringendoci a rimandare questa prima visita.
Inutile dire che il mattino dopo il sole era già tornato a far capolino sulla raffreddata e sonnacchiosa pianura friulana.
Dopo un sabato sera passato a zonzo come spesso accade, domenica ho caricato in auto armi e bagagli (leggi: Zaphod, felpe e giubbotti) e mi sono inerpicato sulle consuete strade di collina, con il beneplacito di una Luna seminuova, in compagnia della fedele e temeraria futura-moglie e di suo fratello Simone.
Giunto sul posto ho potuto apprezzare un accenno di Via Lattea, quindi un cielo decente ma non eccezionalmente buio.
Morale della serata: qualche stella doppia e un paio di Messier decisamente fiochi, anche se stavolta, ad esempio, M13 in Hercules era un po’ più definito della volta precedente; diciamo che sembrava una scagazzata di piccione siderale nell’oculare, più chiara al centro e leggermente ramificata all’esterno.
Per la prima volta era visibile anche M31, la famosa Galassia di Andromeda: il tempo di capire in che punto dirigere l’occhio, prendere in mano il binocolo e puntare grossomodo la zona di cielo interessata ed ecco un largo velo apparire. La volta celeste non era poi così buia e ciò ha fatto sì che non si vedessero troppo bene le stelle di riferimento, che per di più erano basse sull’orizzonte.
Al telescopio la galassiona è apparsa come un fuso sfuocato con un po’ più di luminosità al centro.
In chiusura di serata ha meritato una lunga osservazione il gigante rosso del nostro Sistema Solare, ormai alto in cielo.
Il buon seeing ha permesso di ingrandirlo al massimo consentito dallo strumento, azzardando addirittura un tentativo con la Barlow di domopak in dotazione con Zaphod, la quale ha fatto comparire nell’oculare un’enorme disco colorato, ma troppo sfuocato per poterne apprezzare i dettagli. Molto meglio è stato limitarsi all’oculare da 4mm, che mi ha permesso di vedere le bande del pianeta e quattro satelliti. Ho notato un po’ di aberrazione cromatica sul bordo del pianeta, che virava al rosso verso sud e al blu verso nord.
Nonostante questo la visione ci ha rapiti per parecchio tempo e Simone faticava a staccarsi dall’oculare, tanto più che aveva ormai preso dimestichezza con l’equatoriale, il fuocheggiatore e gli oculari.
In definitiva è stata una serata piuttosto fruttuosa anche se ho rimpianto un cielo un po’ più buio e, devo ammetterlo, una strumentazione un po’ più performante.
L’equatoriale di Zaphod, inoltre, complica parecchio la vita in certe posizioni poiché le viti di blocco della frizione in AR e Dec toccano le basi delle relative manopole micrometriche, costringendo ad aggiustare in azimuth la montatura per poter osservare.
Sopravviverò, per ora.

Occhio all’oculare!

Occhio all’oculare!

Sempre di novellini inesperti come il sottoscritto si parla, quelli che sono abituati ad usare i meravigliosi oculari in dotazione al telescopio che hanno acquistato.
Uno degli aspetti che mi han fatto propendere per il Galaxia II è stata la dotazione di 3 fondi di bottigl… oculari da 4mm, 9mm e 25mm, gamma piuttosto completa e soprattutto compresa nel modico prezzo totale.
Ora, per diversi motivi, mi guardo intorno nel mercato degli oculari e cerco di capire cosa potrei procurarmi come souvenir a buon prezzo nel mio viaggio oltreoceano di novembre.
Non volendo spendere i soldi di un Pentax o di un Nagler, la scelta era ricaduta sugli Ultra Wide Angle della meade, con campo apparente di ben 82°.
L’altro giorno, dovendo comprare un foglio di astrosolar per dedicarmi un po’ all’oservazione solare , mi sono trovato presso un negozio di astronomia nelle vicinanze e, già che c’ero, ho dato un’occhiata alla moltitudine di oculari esposti.
Ho faticato a non sgranare gli occhi per non dare ancor più l’impressione della mia “principiantaggine” (lic. poet. conc.), ma lo spettacolo che mi si parava davanti era inquietante: avevo sentito che il peso e la dimensione degli oculari di un certo livello sono generosi, ma non mi ero certo immaginato che un Ethos potesse sembrare un piccolo teleobiettivo! E i Meade 5000 UWA erano delle bombe a mano! Per non parlare delle versioni da 2″, veri e propri ananas!
Ah, beata ingenuità di noi apprendisti astrofili!
Se dovessi utilizzare un bestione simile su Zaphod farei collassare la montatura su sé stessa a causa della concentrazione di massa improbabile. Ve la immaginate una montatura di neutroni?

Chi non osserva in compagnia…

Chi non osserva in compagnia…

Coloro che si avvicinano all’astronomia “pratica”, detta anche astrofilia, seguono normalmente un percorso predeterminato dalle pulsioni naturali incontrollabili nonché dall’innata smania di possesso.
Dopo aver subito il fascino della visione del cielo stellato notturno e di qualche documentario televisivo – ovviamente corredato da immagini prese da sonde, satelliti, telescopi spaziali e simili – il primo passo è, il più delle volte, quello di desiderare fortemente un telescopio. Al che ci si informa, si chiede consiglio su forum frequentati da persone in gamba che ne sanno un tot, ma immancabilmente queste persone ci chiedono se sappiamo cosa aspettarci, ci invitano a ponderare bene l’utilizzo che faremo – se ne faremo – dello strumento in questione, qualcuno si azzarda addirittura a consigliarci uno squallido binocolo! Quella sottospecie di ripiego del telescopio chiamato binocolo, a noi!
Come se non bastasse, qualcuno di questi saccentoni ci consiglia di partecipare a qualche uscita insieme a un gruppo di astrofili locali, per buttare l’occhio dentro un oculare e capire cosa aspettarci dai telescopi sui cui depliant sbaviamo.
L’idea sulle prime potrebbe sembrarci anche azzardabile, ma non riusciamo proprio ad immaginare di arrivare in un posto che pullula di strane persone col lanternino rosso che parlano di collimazione del primario e focali come se si discutesse di Inter e Milan in ufficio al lunedì mattina. Che figura ci faremmo?

In un modo o nell’altro, con delusione o con conforto, si arriva a scoprire che la realtà, alla fine, è molto simile a quella che ci prospettavano quegli strani personaggi che popolano i forum.
Dobbiamo scordarci le foto della Cassini o dell’Hubble: non riusciremo mai a vedere cose simili dal nostro telescopio per quanto possa essere grande e potente. Ma non è un problema per chi si emoziona anche solo di fronte alla luce tremolante di una singola stella.
Quel binocolo che ci avevano consigliato non è così male: accidenti, ora che l’abbiamo provato capiamo come mai ce lo consigliavano. Avremmo pagato un prezzo minore per capire che stare all’addiaccio in mezzo ai prati di notte non faceva per noi.
Quando ci dicevano che avremmo dovuto informarci sul cielo, imparare ad orientarci, studiare le costellazioni forse non avevano torto: almeno ora, dopo aver spulciato il planetario e la Luna, seduti sullo sgabello con la lucetta rossa in testa e il cielo sgombro sopra, sapremmo dove puntare per osservare qualche oggetto Messier o NGC.
Quando ci dicevano di frequentare un circolo di astrofili nelle vicinanze forse non si sbagliavano: adesso non saremmo soli nel mezzo del nulla senza nessuno a cui poter sussurrare “l’ho vista! l’ho vista!”, nessuno a cui poter offrire una tazza di caffè o un bicchiere di vino, nessuno da cui imparare quei piccoli trucchi, nessuno a cui portare il nostro entusiasmo da neofiti.

Questa è la storia di molti neofiti. Qualcuno si ferma prima; qualcuno dopo; altri perseverano; qualcun altro ancora, perenne insoddisfatto, crede che comprando strumenti sempre migliori sazierà la propria fame, senza comprendere che anche uno sgorbio come Zaphod può essere una meravigliosa finestra sull’universo se usata dagli occhi giusti.

Tutto questo preambolo serviva unicamente per dire che sono ultra-contento di aver trovato un’associazione di astrofili vicino a casa che sembra proprio accogliente, molto ben organizzata e a mia dimensione. Anzi, da quanto dicono sono degli enogastro-astronomi di professione!
Venerdì c’è la prima uscita “pubblica”, sabato la prima riunioncina in osservatorio.
Non vedo l’ora!

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