Month: December 2009

Quando i soldi non bastano.

Quando i soldi non bastano.

A volte ringrazio di non essere ricco.
Mi piacerebbe avere i soldi per costruirmi un osservatorio in montagna, con una testa equatoriale solida come roccia e un tubo dal diametro a dir poco generoso.
Mi piacerebbe avere il portafoglio sufficientemente gonfio per potermi gustare un grosso Schmidt-Cassegrain su una bella equatoriale.
Quando le fantasie svaniscono e torno alla realtà, alle volte mi sento sollevato.
Perché?
Perché essere obbligato a dovermi fare le ossa gradualmente, su sistemi faticosamente acquistati, senza goto e con traballanti montature, mi permette di imparare dove puntare il mio tubo ottico, cosa puntare, cosa guardare.
Fine del preambolo, passo al piatto forte di questo post: la scena a cui ho assistito l’altro giorno in un negozio di astronomia, quasi imbarazzante.

Quando sono arrivato in negozio c’era un signore sulla cinquantina, naturalmente in coda prima di me per avere i servigi del paziente e preparato commesso, che stava palesando l’idea di cominciare con l’astrofotografia.
Eppure non sapeva cosa fosse la posa bulb di una reflex, nè cosa fosse un dark frame. E fin qui potrebbe anche starci.
Segue, però, che non sapeva neppure cosa fosse lo stazionamento di una montatura. E che voleva fare foto solo per “vederci meglio”, ma non aveva idea di cosa fosse un’autoguida.
Insomma, per farla breve alla fine si scopre che possedeva un Takahashi da 90mm su CG5, suo primo e unico telescopio. 4000 euro di attrezzatura.
Ovviamente è assurdo, in casi come questi, acquistare come primo strumento un apo di prima qualità e dal diametro tanto piccolo, quando un lidlscopio di pari dimensioni si pagherebbe una minima frazione e, a parità di utilizzo e di esperienza nel visuale, offrirebbe le stesse soddisfazioni.
Mentre era alla cassa e stava per acquistare una EOS 500D modificata a 800 euro circa, sciorina altri gazillioni di domande che denotano un’estrema ignoranza nel campo (il che non è un delitto, sia chiaro, anzi è la condizione iniziale di tutti noi).
Quindi, durante la tempesta di domande e di richieste avanzate dal signore in questione, si scopre che:
– Avrebbe avuto bisogno di tubo di diametro sufficientemente grosso per poter apprezzare gli oggetti celesti, quindi perlomeno 20cm/8″;
– Avrebbe voluto una montatura con goto perché non sapeva puntare gli oggetti e non sembrava avere intenzione di imparare il cielo;
– Detta montatura avrebbe dovuto pesare meno di 10 chili (già troppi), perché spostare il telescopio dal garage al giardino (!) “gli rompeva i *****oni” (testualmente);
– Il tutto avrebbe dovuto essere estremamente trasportabile per poterlo infilare nel bagaglio a mano durante i viaggi fra le sue 3 abitazioni sparse per l’italico stivale; l’altazimutale del Nexstar 8″ era già troppo ingombrante per lui.

Per fortuna il commesso del negozio, preparatissimo e gentilissimo, ha fornito consigli disinteressati e onesti, estremamente intelligenti, senza farsi ingolosire dalla notevole disponibilità economica dell’avventato cliente.

Da tutto ciò ho dedotto che forse poter spendere soldi con estrema facilità dà un po’ alla testa, a volte… E fa perdere il contatto con la realtà, che invece ogni giorno ricorda a noi poveretti che, per ottenere qualcosa, bisogna lavorare sodo studiando carte stellari, teoria ottica e facendo prove, controprove e fallimenti sul campo, bardati come dei pinguini nelle fredde notti invernali, dopo aver trasportato chili e chili di attrezzatura a decine o centinaia di chilometri da casa.

E ora torno a riscaldarmi davanti al termosifone, ché ho ancora il gelo di ieri sera incrostato sulle ossa.

Fat Jesus

Fat Jesus

Premessa: non me ne vogliano i cristiani per il titolo di questo post, euforico anzichenò.
Ora ve ne spiegherò il significato.

Tante notti stellate, da maggio a oggi, mi hanno visto piegato o seduto, occhio nel focheggiatore, con le mani a tentare di controllare chirurgicamente l’instabile montatura di Zaphod, il mio Newton 114/900 su EQ-cacca. Passavano le settimane e le sfide alla gravità non accennavano a diminuire, compatibilmente con i tanti impegni e – ahimè – il meteo.
Poi è arrivata l’EQ5, che sono riuscito ad usare una sola volta, intravedendo però un mondo nuovo rispetto alla equatoriale di plastica che avevo usato fino a quel momento.
Poi uno stop, ma dopo un paio di mesi di mancate osservazioni causa viaggi e nozze e tempo infame, il ritorno all’oculare è stato entusiasmante, come testimoniato nel post precedente.
Nel frattempo si stava avvicinando il Natale e i termini della mia auto-promessa stavano per esaurirsi. Quale auto-promessa? Quella che, se a Natale avessi sfruttato decentemente quel pochissimo che avevo, mi sarei regalato un telescopio nuovo.
Fantasticavo su un bel Dobson da 12″, un C8 o addirittura un C9.25, ma il budget di cui avrei dovuto disporre sarebbe stato irragionevolmente alto per me.
Partendo da una EQ5, allora, ho deciso di restare su quello che era un buon compromesso qualità/prezzo e mi sono fatto portare in anticipo da Babbo Natale… Un Newton Skywatcher 200/1000 corredato da un Baader Hyperion da 8mm e due simpatici oculari Super Ploessl da 25mm e da 10mm in omaggio (cinesoni, ma sempre meglio dei miei osceni Kellner di sotto-sotto-sotto-sotto-marca)!
Sulla EQ5 il bestio, che potrei battezzare proprio Fat Jesus, ci sta a pelo, anche se attendo la prima luce notturna per dare giudizi definitivi. Certo è che raddoppiare il diametro è un bel salto in avanti, e in un certo senso sapere già cosa mi attende, dato che ho già ammirato il cielo da un 8″, mi fa venire l’acquolina in bocca!
Ecco perché quest’anno Gesù è grasso. 🙂

Orione!

Orione!

Dopo un po’ di inattività torno all’oculare anche se solo per una toccata e fuga piuttosto breve dal balcone. Dopo aver constatato con sommo entusiasmo che la volta celeste sembra finalmente propizia, mostrandosi denudata del suo sudario di nuvole e soprattutto esponendo le proprie bellezze invernali alla vista del mio balcone, monto rapidamente Zaphod sul mio treppiede sgangherato e comincio la – breve, a dire il vero – ricerca.
Per prima cosa un’occhiata alle meravigliose Pleiadi, le sette sorelle che si manifestano ovviamente nel loro splendore.
Poi si passa alla classica occhiatina al doppio del Perseo, sempre foriero di belle sensazioni e appagante per la vista e per i sensi.
Da lì, la galassia in Andromeda vien da sè.
Infine… Provo a cimentarmi, si fa per dire, con uno degli oggetti di cui ho sempre sentito parlare ma che non sono mai riuscito ad osservare: M42, la celeberrima nebulosa di Orione.
Lo star hopping è a dir poco banale, anzi non esiste. Dalla cosiddetta cintura di Orione basta “scendere” qualche grado e trovare una bella tripletta apparente di stelle e puntare la stella di mezzo. E’ stato sufficiente, con i miei 900mm di focale per 114mm (sigh) di apertura, usare il 25mm per iniziare ad osservare con profitto questa splendida nebulosa.
Passando ai 9mm e infine ai 4, questo oggetto mi ha deliziato per qualche decina di minuti, durante i quali mi sono chiesto cosa avrei potuto osservare dal un luogo più buio e con un maggiore diametro.
Con 114mm la nebulosa inizio a vedere la sagoma della nebulosa nonostante l’inquinamento luminoso del sito e il poco adattamento del mio occhio al buio.
Chissà che a Babbo Natale non mi venga voglia di chiedere quel Newton da 200… Ma la mia EQ5 lo terrà? Brrr…

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