Month: May 2011

Il Cavaliere che aveva un peso sul cuore

Il Cavaliere che aveva un peso sul cuore

Il cavaliere che aveva un peso sul cuore - Marcia Grad Powers

Ieri sera, navighicchiando su Amazon, fra le novità proposte facevano capolino dei libriccini dai titoli curiosi. Uno di questi ha attirato la mia attenzione: “Il cavaliere che aveva un peso sul cuore” di Marcia Grad Powers, autrice de “La principessa che credeva nelle favole”. Senza pensarci troppo, mi sono buttato in libreria e ho deciso di investire quei pochi euro.
Giunto a casa ho cominciato la lettura che, data la mole del testo – 210 pagine e neppure troppo dense – ha richiesto non più di un paio d’ore.
La trama di questa pseudofiaba in chiave moderna narra di un cacciatore di draghi, un valoroso cavaliere in sella alla sua fiammante e rombante autocavalcatura rossa, per il quale la propria attività di ammazzadraghi rappresenta la propria massima espressione. Tutto il suo mondo, per lui, deve orbitare intorno a essa, moglie e figlio compresi.

Un bel giorno, però, la moglie lo lascia, mentre il figlio dichiara apertamente di non voler seguire le orme del padre, provocando in lui una cocente delusione.

La rabbia e la frustrazione per non essere stato capito e accettato dalla sua famiglia crescono al punto da indebolirlo anche nella caccia al drago, e il cavaliere sconfitto si ritrova, disperato, alla deriva.
Alla fine, lasciando da parte il proprio orgoglio ferito, l’ex eroe chiede aiuto e rocambolescamente lo ottiene, cominciando un cammino impervio che lo porterà a cambiare radicalmente idea su se stesso e sulla vita.

Scopre di essere stato tanto coraggioso e abile come cacciatore di draghi, quanto un vero professionista del “Simmà” (“sì, ma…”) quando si trattava di questioni personali.
Scopre come trasformare i pensieri contorti e oscuri che lo dominano, quelli che alimentano la sua rabbia, in pensieri lineari, logici e semplici che lo aiutano a comprendere.
Per far ciò deve imparare l’ABC per la serenità, cioè Avversità, Bolgia, Conseguenze: a un evento spiacevole, che semplicemente accade e possiamo accettare così come accettiamo che le stelle brillino e le pietre siano dure, segue la confusione di sensazioni e pensieri, che porta a delle conseguenze sulle quali, però, abbiamo il controllo. D’altra parte le difficoltà e gli errori sono solo pietre sulla strada che porta alla felicità, insegnano i compagni di viaggio del cavaliere.
Lungo l’accidentata strada verso la serenità il cavaliere s’imbatte in strani personaggi e visita strani luoghi, nei quali sperimenta nuove esperienze che cambiano il suo giudizio sul mondo e sulle persone. Perché – comprenderà – non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sulle cose.
Si può anche finire in prigione, nel paese della serenità, ma se ne può uscire senza cauzione perché le uniche prigioni che esistono sono quelle che la gente si costruisce da sola.
Di quando in quando si aprono nuovi sentieri, ma solo quando si è pronti a percorrerli.

Insomma, risulta piacevole la veloce lettura di questo allegorico libretto – che a ben guardare ha il difetto di sembrare un po’ troppo didascalico, alle volte -, nel corso del quale il cavaliere apprende che combattere contro i pensieri ingarbugliati è piu’ faticoso che uccidere i draghi.
Ma, in questo arduo compito, può aiutare la preghiera della serenità: “dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per capire la differenza fra loro”.

Chissà… Magari, dopo aver terminato la lettura, si potrà scoprire che anche il proprio cuore sta cominciando ad alleggerirsi.

Londra sopra e sotto

Londra sopra e sotto

Beat of life

Londra pulsa di vita, sopra. Le strade brulicano di turisti e lavoratori e di ogni genere di persone, che si affaccendano frenetiche o pascolano senza meta.
Musica, voci, odori di umanità e di cibo a tutte le ore del giorno. Le luci sul Tamigi; il vento freddo che sposta le nuvole troppo velocemente; il sole che occhieggia fra i palazzi moderni, fra i quali alcune antiche costruzioni sono ostinate enclavi di ere passate.

Crossing underground

Londra riflette e medita, sotto. Nei vecchi e speso fatiscenti edifici si aprono, qui e là, delle porticine che costringono il volenteroso passante a inchinarsi suo malgrado.
Varcando quelle soglie si posa piede in ambienti dei quali non si sarebbe mai sospettata l’esistenza. Anfiteatri di tempi andati, dove l’odore della muffa è incrostato su quello dei millenni.
Cripte, sotterranei, gallerie, botteghe in cui il tempo si è fermato secoli fa.

Londra resta, dentro. Con le sue luci e le sue ombre, e le tante coincidenze impossibili da evitare.

Farewell.

Only nothing

Only nothing

Full

Lo so, lo so. Avevo già pubblicato una foto della Luna pochi giorni fa, ma ci sono notti in cui non ci si può pentire di restare svegli. Come ladri nella notte si inforca la reflex sul treppiede e si scivola sul terrazzino a sudovest, data la grazia della Luna che splende nel medesimo punto cardinale. Senza grossa dotazione di mezzi, accontentandosi quindi di un banale teleobiettivo di mediobassa qualità, si scatta. Così. Senza alcuna velleità di immortalare il satellite al massimo del suo splendore. Ci si siede al PC per elaborare i RAW e in cuffia, nella playlist casuale, casualmente parte The End (The Doors).
Perché sprecare tempo a dormire quando si può passeggiare nella notte incontrando gatti e lepri e ricci e viandanti, come in una strana e distorta fiaba metropolitana dalle ossa spezzate?

Ride the snake, to the lake.

Faccia a faccia

Faccia a faccia

Zooming toward the light

Sottofondo: questa canzone.

Io e te ci rincorriamo in una vita che ancora non abbiamo capito, e che mai capiremo fino in fondo. Come due pesci rossi in due bocce di vetro sullo stesso mobile, ci guardiamo senza poterci toccare.

Sdraiamoci nell’erba alta, sotto la stessa cupola azzurra, e aspettiamo la pioggia.

Scintillii

Scintillii

Sparkles

Inspiro, espiro. Sudo. A ogni passo sento le palpebre appesantirsi; il corpo si sta rilassando di concerto con la mente.
Il treppiede in spalla, la reflex al collo, il lago abbracciato dalle montagne, cammino senza meta alla ricerca del punto da cui scattare.
Un filtro ND graduato, diaframma ben chiuso (f11), sottoesposizione di 2/3, click.

Il filo

Il filo

Tramonto o alba?

Nel panico del labirinto buio il battito cardiaco di Teseo è fuori controllo, mentre il suo cervello elabora milioni di informazioni al secondo nella smasmodica ricerca di una via d’uscita.
Le onde cerebrali si accavallano, gli impulsi si avvicendano con eccessiva velocità, tale da dissipare ogni residuo di lucidità dalla mente del malcapitato giovane.
Teseo teme il minotauro e non agogna ad altro che alla luce, ma sa di non poter evitare lo scontro con la fiera.
All’ennesima svolta, obbligata dai tortuosi muri di pietra, la bestia si manifesta e si sguainano le armi.
Comincia un lungo turbinìo di colpi, affondi, fughe, rimbalzi e rotolii.
Ferito e ancora sanguinante, sopravvissuto ma non vivo, riverso sulla dura roccia umida accanto al cadavere del mostro, Teseo a fatica tiene aperti gli occhi.
Cedere al freddo, ne è tentato, o sforzarsi di proseguire verso l’uscita della quale non v’è indizio?
Annaspando e scrutando disperatamente nel buio, però, intravede a fatica un bandolo di matassa.
Il capo di un lungo filo.
Appena visibile, inaspettato.
Un aiuto insperato.
Prima strisciando, poi carponi, Teseo segue il filo, fino a scorgere nuovamente il sole.
Ancora intorpidito dall confusione della recente battaglia, però, non comprende se si tratta del sole che muore, o del sole che nasce.
Però è il Sole, senza dubbi.
Allora il battito s’acquieta, le onde cerebrali diminuiscono di frequenza, e nella loro ritrovata maggiore ampiezza c’è spazio per più idee, che allargate sul telo della coscienza come tessere di un mosaico sono più facili da individuare e afferrare singolarmente.
E improvvisamente il tramonto sembra alba.

Addio, e grazie per tutto il pesce

Addio, e grazie per tutto il pesce

Sister Moon

Guidando su una strada in collina, fra una curva e l’altra, una falce di luna a illuminare fievole la strada, timide stelle occhieggiano fra nuvole sparse.
L’autoradio cinguetta frivola, stasera. Non insulta e non vomita rabbia, stasera.
Le schegge della mia vita mi passano davanti, le raccolgo nel palmo della mano. Alcune brillano, prismatiche e caleidoscopiche, altre restano conficcate nelle carni e feriscono, ma sono la mia vita.
Inattesi fuochi d’artificio all’orizzonte, e io respiro il vento, mentre l’erba alta si flette ritmica e leggera.
Sorrido e mi commuovo, perché la strada è là davanti anche se ancora non la vedo.
Penso a tutte le persone a cui dovrei chiedere scusa, e sono più di quante credessi. E a tutte quelle a cui dovrei dire grazie, e sono più di quante avessi potuto sperare.
E allora dico a me stesso canticchiando, proprio come Douglas Adams: “Addio, e grazie per tutto il pesce”.

Pagine

Pagine

The walk

Ormai da mesi stavo leggendo le ultime consunte pagine di un libro. Mi ero ripromesso di terminarlo, un giorno o l’altro, ma a volte si ha un po’ di paura di chiudere un libro perché non si sa se quello successivo sarà ugualmente soddisfacente.
In questo caso, poi, il lieto fine era tutt’altro che scontato.
Visto che l’ossessione di non averlo completato porta con se un’altra notte di incubi, il mattino dopo decido di affrontare quelle poche ultime pagine. L’epilogo.
Proseguo la lettura armato di buon coraggio e finalmente incontro la parola fine, che campeggia laconica su una pagina bianca.
Poi volto pagina e resto a fissare la quarta di copertina per un po’, come sempre dopo una lettura che ha lasciato un segno nella mia vita.
Sorrido sardonico. Mi dico “è fatta, in fondo non era così difficile”. Mento a me stesso, ovviamente.
Appoggio il mallopposo volume su uno scaffale: quello che raccoglie i libri che più hanno segnato la mia vita, ma che so che non rileggerò mai.
Mi accorgo che fuori ha smesso di piovere e che fra le nuvole sta spuntando un timido sole.
Di tanto in tanto volgo un’occhiata al tomo e sorrido, non senza un po’ di malinconia, ripensando alle emozioni che ho vissuto durante la lettura.
Ma oggi c’è il sole e, dopo mesi, non ho altra voglia che stendermi su un prato a respirare il profumo della primavera.

 

P.S. Ho scattato la foto del giorno in una chiesa locale, appoggiando la macchina fotografica per terra. Non sono religioso ma mi piace l’idea del cammino verso la luce, circondato da seggi ora vuoti ora occupati da persone curiose o indifferenti.

Ticchettii

Ticchettii

Attraverso il velo

Fuggire dai fantasmi del proprio passato è un po’ come guardare il mondo attraverso la finestra in un giorno di pioggia: i colori delle forme indistinte perdono di vivacità e si appiattiscono in un pallido grigiore, il ticchettio della pioggia sul vetro inquieta anziché rassicurare.

Dopo questa frase molto susannatamariana, della quale mi vergogno un po’, ecco la citazione del giorno, partorita da una persona amica: “Le persone in crisi sono come l’Autan. Il loro caos puzza, così risultano involontariamente e inevitabilmente repellenti, finché non trovano il proprio equilibrio.”. E in quel momento ho pensato che a volte nella vita si puzza più di un letamaio. Tutto sta nel riconoscere il proprio olezzo e non tapparsi il naso di fronte a esso, bensì inspirarlo profondamente e lasciare che ci inondi i polmoni. Solo così capiremo con quale sapone lavarci, e come.

Chiudo con la canzone di oggi, strettamente correlata a questi concetti:

Falling down
Start again
Life can bring you down
The monumental truth
Of elegance in you

Falling for
The part of who you are
Makes you shine inside.

The Gathering – Waking Hour

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