Month: April 2012

Inseguendo gli arcobaleni

Inseguendo gli arcobaleni

In Rainbows

Finalmente arrivano temperature superiori ai venti gradi pure in Svevia aka Schwabenland, e i temporali primaverili vanno e vengono con la velocitá con cui le nuvole sono sospinte dai forti venti che sono soliti soffiare sui sette colli di Ulm.

Il fotoviaggiatore solitario trova spazi e tempi adatti in questo periodo, riposando la vista su paesaggi nuovi o familiari, eppur sempre impugnando la macchina fotografica avventurandosi in mezzo al fango alla ricerca degli arcobaleni.

Inesorabilmente egli si traghetta verso il futuro degustando il presente, che per quanto difficile ha l’indubbio pregio di non offrire alcuna opportunitá per riposare o rallentare. Strada facendo il vagabondo si libera qua e lá di qualche antico bagaglio che lo affardella, alleggerendosi progressivamente, e al tempo stesso scoprendo sul bordo della strada alcune cose che vale la pena caricarsi in spalla. Una selezione naturale quasi darwiniana che a volte costringe a scelte non facili ma necessarie per la sopravvivenza o, quantomeno, per non ritrovarsi impantanati senza speranza.

L’idioma locale lentamente diventa sempre meno incomprensibile ma qualche usanza resta strana per lo straniero, soprattutto per l’italiano che si vede risarcire 17 euro dall’assicurazione perché ha cambiato residenza. Spostandosi di 5 km, infatti, i parametri di rischio sono cambiati e perció la compagnia assicurativa ha prontamente adeguato il premio, accreditandogli sul conto l’equivalente di una cena in pizzeria. E poi dicono che l’efficienza germanica é un mito.

La pentola blu

La pentola blu

The Mirror Waters

Un italiano, un indiano e un norvegese si siedono in un bar e cominciano a parlare.

Raccontare dell’esperienza che sto vivendo assumerebbe sempre più i contorni della tipica barzelletta, dove gli stereotipi offrono il meglio di loro stessi, ma d’altra parte essere reduci da una sfiancante tre giorni di meeting faccia a faccia con il proprio global team risulta anche in questo. La sfida offerta dal nuovo lavoro è enorme e proprio per questo così stimolante nonostante le difficoltà.

Tuttavia una delle maggiori soddisfazioni sta nel constatare il misero fallimento dei menagrami meteorologici, che prevedevano pioggia per la settimana. Uscire dall’ufficio, rivedere l’azzurro del cielo che da troppo tempo era nascosto dal velo grigio e increspato delle nuvole, caricare lo zaino con la reflex e partire alla scoperta, sfruttando le ore di luce residue delle ormai allungate giornate primaverili.

Looking for the blue

Avevo sentito parlare di Blautopf (letteralmente: pentola blu), uno specchio d’acqua dal colore bizzarramente blu non distante dalla cittadina in cui vivo da quando ho abbandonato la vecchia Jungingen, e cioè Blaustein (pietra blu). Il fiume Blau – il significato del cui nome dovrebbe ormai essere piuttosto chiaro – forma una specie di laghetto le cui acque assumono la tipica colorazione grazie a pigmenti minerali presenti nelle rocce. L’acqua, i paesaggi tipici tedeschi e una bella serata: condizioni ottimali per partire alla ricerca della pentola magica.

Blautopf

Direzione Blaubeuren, quindi, cittadina nella quale è presente un delizioso e caratteristico borgo medioevale. Seguendo il fiuto, le indicazioni e lo scroscio dell’acqua in lontananza arrivo al Blautopf, dove ho la prova visiva diretta della particolarissima tonalità dell’acqua.

Fuoco alle polveri, dito sul pulsante di scatto inforcando il grandangolo e cercando di catturare i riflessi della chiesa e del mulino del borgo nello specchio d’acqua, placido e superlativamente blu.

Reflecting duck

Anche un pennuto padrone di casa, che scivolava senza fretta sull’acqua, ha deciso di posare timidamente per me, prima che tornassi lentamente verso casa respirando ancora un po’ di sospirata quiete cerebrale.

Prima o poi arriverà anche l’apertura della nuova stagione.

 

Chi sei davvero?

Chi sei davvero?

I shrink

“Chi sei davvero, Jenna? Come pretendi che gli altri lo sappiano se non glielo dimostri?”
“Sono tentata. Vorrei lasciarmi andare, almeno una volta.”
“E cosa vorresti fare?”
“Una volta salita sul palco, inizierei a muovermi come mi pare. Pesterei i piedi con forza, mi dimenerei ancheggiando come una pazza, così capirebbero.”
“E cos’è che ti trattiene?”
Ricordo che era seria e mi ricordo di averla guardata come se avesse detto una follia.
“Non sarebbe appropriato. Deluderei troppe persone.”

Da “Inside Jenna”- Mary E. Pearson

Alice

Alice

Wonderland is wherever you think it is

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ATTENZIONE: questo post potrebbe contenere potenziali anticipazioni (spoiler) sulla trama del film “Alice in Wonderland” di Tim Burton! Siete avvertiti!

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Wonderland é qui, ed é ovunque vogliamo che sia?

Quando vidi Alice in Wonderland di Tim Burton al cinema per la prima volta rimasi perplesso e poco soddisfatto dalla resa generale dell’intepretazione che il geniale regista diede alla famosa favola. Forse era solo un momento particolare della mia vita, un momento in cui il caos regnava sovrano e la mia testa doveva ancora percorrere molta strada, accidentata e sconnessa.

Dopo un paio d’anni, complice la diffusione a prezzi abbordabili di tecnologie come il Bluray 3D, mi sono riguardato il film e l’impressione finale é stata completamente diversa. Tecnicamente é apprezzabile la differenza di immersivitá del 3D, che sugli impianti casalinghi é nettamente piú incisivo, ma non é di tecnica e tecnologia che voglio parlare.
Voglio parlare di emozioni.
Voglio parlare di chiavi di lettura.
Voglio parlare di Alice.
Di quella ragazza con gli occhi cerchiati dal sonno, tormentata dagli incubi fin da bambina, che pare abbia ereditato lo spirito irrequieto e visionario dal padre.
Alice vive la vita che tutti si aspettano che lei viva: ha degli obblighi a cui attendere, protocolli a cui attenersi e persone che non può deludere.
Di fronte a una decisione importante, il cui peso é schiacciante, fugge inseguendo un bianconiglio, cade in un buco profondissimo e si trova in un mondo ostile dove pochi credono in lei.
Quel mondo é Underland, che lei stessa da piccola aveva chiamato Wonderland, dove tutte le regole del mondo di sopra sono sovvertite, e là Alice deve affrontare pericoli che non si sarebbe mai sognata di poter sconfiggere.
Scopre che le apparenze ingannano fin troppo, trova alleati nei nemici e conosce, o reincontra, esseri che nella loro follia sono in fin dei conti meno pazzi di quelli del mondo di sopra.
Poi capisce di essere Alice, quella vera; si ricorda di essere se stessa e lo dimostra a tutti sconfiggendo ogni titubanza e ogni paura, impugnando le armi a sua disposizione ma soprattutto il proprio coraggio e la propria determinazione.
Dopo aver fronteggiato le situazioni piú spaventose Alice torna nel mondo di sopra, affrontando le responsabilitá che aveva lasciato in sospeso, e salpa seguendo il proprio cuore e il proprio istinto, lasciando tutti con un palmo di naso; le poche persone che sono sempre state con lei, peró, continuano a starle vicino, perchè sanno che quella è la sua via, anche se nessuno di loro e neppure lei sa dove la porterà.

Mi fermerei qui?

Mi fermerei qui?

Second sunrise
Mi fermerei qui.
Dove i Tauri, eterni e immensi, perforano orgogliosi uno strato di nuvole troppo sottile per avvolgerli interamente.
Mi fermerei qui, a spasso per le colline del Friuli, cosí simili e cosí diverse dalle loro lontane cugine di Svevia, dove il sole proietta lunghe ombre usando rovine di castelli e antichi campanili.
Mi fermerei qui, nella dolce vita italiana, fatta di ingorghi di appuntamenti di quattro giorni e quattro notti senza sosta. Fra gli amici e gli affetti che forse, ora che sono lontano, sento piú vicini che mai.
Mi fermerei qui, sulla strada che corre a fianco al Chiemsee al tramonto, e vorrei che i miei occhi potessero registrare tutto ció che vedo mentre attraverso tre stati.

Mi fermerei qui senza fermarmi, in un momento della vita in cui tutto cambia e tutto corre, sperando che non si fermi mai.
Mi fermerei qui, dove “qui” non é un luogo in particolare ma é ovunque ed é lo stato in cui mi trovo: sospeso, incerto, in puro divenire e in continua trasformazione.
É proprio la mancanza di staticitá a trasformarmi in energia pura.
Mi fermerei qui, dove le parole non finiscono e dove posso guardare negli occhi il sorriso della vita, compagna tanto difficile quanto inevitabilmente attraente.

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