Month: May 2012

Gente?

Gente?

All this time

Guido sulla strada che da Neu-Ulm mi porta a Blaustein, in una fresca serata primaverile, e a ben pensarci mi sembra così strano cominciare a vedere intorno a me familiarità e a trovare punti di riferimento. I cartelli tradiscono una lingua che non è la mia, ma la sensazione è mese dopo mese più rassicurante. E perché? Perché i punti di riferimento più importanti si trovano nelle persone e non nei luoghi, ho scoperto. Passa il tempo e nuove conoscenze entrano nella vita dell’emigrante; persone che aiutano, che informano, persone con cui bere una birra o dieci birre, con cui passare una serata o cinque minuti, con cui dividere pensieri e trovare sintonie. Conoscenze che aprono spicchi di mondo e contribuiscono a creare quel sottobosco di relazioni sociali che è stato messo a dura prova dalla scelta di emigrare.

In fondo gran parte della vita è fatta di condivisione e rapporti sociali, aiuti reciproci e confronti, e questi sono beni che si possono trovare anche lontano dalla propria patria. Con difficoltà, ma è possibile.

E allora perché cambiare? Semplice: perché la dignità non si trova ovunque, e troppo spesso in Italia viene sottovalutata e svenduta.

Quel mondo è lontano sei mesi, però. Proprio così: sei mesi fa, giorno più o giorno meno, salivo sul volo solo andata per Monaco e da lì sul treno per Ulm.

Ulm, dove il Danubio regala stralci di quiete nel mezzo della città, che a dire il vero non è poi così caotica da richiedere un vero e proprio rifugio, ma lo scorrere dell’acqua limacciosa e puzzolente definisce i confini di un mondo alternativo.

Una birra in compagnia sulle rive del fiume, e da quel poco tedesco che mastico qualche locale si azzarda a dire che il mio accento è già svevo. Deve suonare quasi ridicolo alle loro orecchie, come se un tedesco venisse da noi in Friuli a scimmiottare la cantilenante parlata friulana, fatta di alti e bassi e ogni tanto squittii. Suppongo che sia inevitabile, però. Forse mi darà un’identità, chissà.

Draghi sul Danubio e leoni nei prati

Draghi sul Danubio e leoni nei prati

Running down a dream

Ulm non é Berlino, non é Londra, non é New York. Vero.
Non c’é un concerto a ogni angolo di strada, non ci sono negozi aperti ventiquattroresuventiquattro. Vero anche questo.
Ma c’è il Danubio che la taglia a metà. Anzi no, non fatevi sorprendere a dire a un ulmese D.O.C. che Ulm (sulla riva nord del fiume) e Neu-Ulm (sulla riva sud) fanno parte della stessa città: vi risponderebbe che le due entità sono ben distinte, e che naturalmente la parte migliore della città è quella che gli ha dato i natali.

Questioni svevo-bavaresi a parte, il Danubio in questa stagione comincia a essere popolato da una strana fauna, sia sulle sponde che in acqua.
Paperelle, germani reali, cigni, pennuti di varie specie e umani di varie razze, che per l’occasione raggiungono i piumati amici in mezzo alla corrente.
Ieri sera c’ero anche io, imbarcato su una Drachenboot (Dragonboat), un lungo natante con la forza motrice di un paio di dozzine di braccia.
Pollo in mezzo ai cigni, ad aiutare nella propulsione della suddetta barca in vista della gara che si terrà a luglio.

Paddling on the Danube at sunset

La corrente del fiume, le cui acque non sono poi così limpide, sembra meno veemente quando osservata dalla riva, là dove torme di ragazzini e coppiette incuriosite constatano l’instabile stato di salute mentale di un ben assortito gruppo di professionisti IT che pagaiano come se non ci fosse un domani.

Ebbene, è la prima volta in vita mia che mi ritrovo a scivolare veloce sulla superficie di un fiume, ed è la prima volta che prendo in mano un remo. L’esperienza è spossante, ma soddisfacente nonostante le difficoltà intrinseche dovute alla mia scarsa flessibilità e alla lunghezza dei miei arti, forse poco adatti ad essere ripiegati all’interno di una barca e sotto il sedile di legno.
Anche la tecnica deve essere affinata, perché credo di aver bevuto buona parte del fiume sollevando schizzi e spruzzi con il mio movimento di remo asincronamente sbilenco. Ma ce la farò. Se non altro perché non ne ho abbastanza: voglio tornare sull’acqua, sull’elemento che finora mi ha confortato ed accolto, permettendomi di staccarmi per un po’ dalla terra e da tutto ciò che vi si accumula sopra.

Poi, non sapendo come meglio impiegare il primo maggio, si può anche decidere di mettere ulteriormente sotto stress il proprio acido lattico caricandosi sulle spalle lo zaino con la reflex e andando a passeggiare per le colline circostanti. Le quali, tenendo fede al proprio nome, intrinsecamente offrono simpatiche salite e altrettanto divertenti discese, onde evitare di far dimenticare il dolore ai quadricipiti.

Fortunatamente le fatiche sono ripagate dalle distese di fiori gialli, ora di piante di colza e ora di denti di leone, che tappezzano le ondulazioni sveve sotto un cielo quasi sgombro di nubi di alcun tipo.

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