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Voglia di cielo

Ieri sera, allenandomi all’aria aperta con la squadra in preparazione per il campionato entrante, mi stavo godendo la rassicurante presenza di Giove e Luna che risplendevano nitidi in un cielo di cristallo.
Nonostante l’illuminazione artificiale e le luci della città distante solo qualche chilometro, si potevano distinguere nettamente un sacco di costellazioni, comprese quelle che tendono ad essere meno visibili da siti suburbani.
Tornato a casa, naso all’insù, sono rimasto inebetito per qualche minuto dalla magnificenza della volta stellata che mi offriva anche una vista spettacolare di Andromeda delle Pleiadi, ormai propiziamente distanti dall’orizzonte; a proposito di questo ammasso aperto mi vergogno un po’ ad ammettere che è la prima volta che riesco ad osservarlo. Avrei voluto avere con me il fido binocolino per poterle inquadrare, ma è un errore che non ripeterò dopo l’allenamento di stasera!
Attendo con ansia la Luna nuova per spingermi sotto cieli bui e, ahimè, ormai sempre più freddi, in compagnia del fido Zaphod e della sua nuova compagna di giochi, quella EQ5 che attendo con ansia e che spero saprà regalarmi molte soddisfazioni.

Mi ricordavo montagne verdi?

Oggi, tornando a casa dall’ufficio, mi sono reso conto di un altro aspetto della mia vita che è stato influenzato dalle osservazioni astronomiche.
Vivendo a ridosso dell’arco alpino ho sempre avuto davanti lo spettacolo delle montagne, alle quali però non ho mai prestato l’attenzione dovuta.
Ora, invece, osservo sempre i monti per cercare di capire quale seeing e quanta foschia ci si potrà aspettare dalla serata. Un azzurro troppo intenso o scarsa visibilità possono essere presagi di una serata minata da un’insoddisfacente visibilità.
Anche tentare di individuare le vie che potranno portarmi verso un cielo più buio è un esercizio che mi sembra utile e costruttivo, oggi.
E poi il cielo, al cui fascino sono legato da quando ho memoria, non ha mai ricevuto tutte queste attenzioni come nell’ultimo periodo. Scrutandolo con fini meteorologici, dita incrociate per chiedere pietà al sempiterno giovepluvio nelle notti di Luna nuova, scopro formazioni nuvolose di tutte le forme, colori e sfumature sulle quali poche volte mi sono soffermato così a lungo.
E’ probabile che io sia cambiato con l’età, ma credo che queste differenze rispetto al passato siano dovute principalmente alla passione per l’osservazione del cielo, che in qualche modo mi ha (ri)avvicinato alla Natura.
Non si vive di soli specchi e lenti!

Cerco un centro di gravità permanente

Lo ammetto: quella canzone non mi è mai piaciuta.
Considero i centri di gravità permanenti come limitanti, in quanto promettono certezze che in realtà si rivelano effimere esattamente come quasi ogni cosa in questa vita.
Questo blog però non parla di filosofia povera, bensì di astronomia e osservazioni del cielo, campo in cui la stabilità riveste un ruolo di primaria importanza.
Torniamo a noi, allora.
L’errore principale di molti neofiti, quasi tutti, è quello di guardare in ordine inverso alle caratteristiche di un telescopio.
Per prima cosa, il novellino viene attratto dalla computerizzazione, il cosiddetto GoTo, quel magico espediente che gli permetterà di puntare qualsiasi oggetto senza neppure conoscere mezzo asterismo al di fuori del Grande Carro.
In seconda istanza, ma molto più distanziato, c’è il diametro dell’obiettivo. Il principiante ha una vaga sensazione che le dimensioni contano, anche se spesso non ne ha ben chiaro il motivo.
L’ultimo aspetto preso in considerazione dal neofita è la montatura, cioè quella massa metallica più o meno pesante e ingombrante che dovrà sostenere il complesso.

A chi ha già provato l’ebbrezza di utilizzare un telescopio risulta chiaro che l’ordine sopraelencato è palesemente inverso.
Un telescopio deve essere stabile, per prima cosa; non riuscire a mettere a fuoco un corpo celeste a causa delle continua vibrazioni è frustrante e improduttivo.
Poi ci vuole il diametro, per raccogliere quanta più luce possibile. Anche una differenza di apertura non esagerata può essere sensibile sui piccoli strumenti ed influire minimamente sul modo in cui un oggetto appare nell’oculare.
Infine, se proprio avanzano dei soldi, si può pensare a un sistema computerizzato.

Dopo questo sproloquio inutile e dannoso per la salute del lettore passo al succo del discorso, e cioè che ormai, dopo aver installato il cercatore ottico 6×30 sul mio Newton 114/900, le vibrazioni del tubo sono ormai ingestibili. Se prima erano fastidiose soltanto in fase di spostamento manuale del tubo e soprattutto mentre si fuocheggiava, ormai anche solo i movimenti micrometrici generano oscillazioni tali da frustrare ogni tentativo di osservazione.
Per questo motivo ho deciso, ancora prima di passare a uno strumento più grande e performante, di stabilizzare Zaphod per spremerlo al meglio delle sue scarse possibilità.
Chissà se spendendo una cifra modesta, diciamo intorno ai 150 euro, riuscirò a dotarlo di montatura EQ5 o qualcosa di simile. Per ora ho fra le mani una Super Polaris della Vixen, della quale ho sentito parlare solo bene nonostante la veneranda età.
Vedremo se entrerà in casa mia dopo un piccolo sforzo economico per dare solidità al mio tubottolo sfigato.

Tattiche antisfiga: esistono?

Singolare, a dir poco.
Anche stasera, dopo un bellissimo pomeriggio assolato e sgombro da nubi, appena il sole ha accennato a tramontare uno stuolo di nubi immenso ha cominciato ad arrivare da nord-est.
Come ieri sera.
E come l’altro ieri.
E il giorno prima uguale.
E quello prima ancora… Beh, avete capito.
Ora, io capisco che ogni tanto la meteorologia possa essere pazzerella, capisco che d’estate si rischi sempre l’acquazzone, ma questa sembra pre-tattica studiata a tavolino dal cielo per coprirsi le pudenda.
Ho provato a impietosirlo: “Dai, fammi dare un’occhiatina ogni tanto, giuro che dopo un po’ me ne vado e ti lascio in pace.”
Nessuna supplica, pero’, ha sortito alcun effetto.
Non mi resta che applicare la psicologia inversa: non me ne frega niente delle tue stupide stelle, pianeti, nebulose e galassie! Tieniteli se li vuoi!
Io me ne staro’ chiuso in casa a guardare la televisione, mooolto piu’ interessante, oppure usciro’ a sbronzarmi fino a tarda notte con gli amici.
Chi la dura…

Grazie Meade!

Quando Zaphod e’ arrivato a casa mia ero contento come un bambino a Natale, ma dopo aver aperto la confezione ed esaminato tutti i pezzi mi prese lo sconforto: mancava una vite, una dannata vite, quella che permetteva di installare la manopola di regolazione dell’asse di declinazione.
Sulle prime l’ho cercata nelle ferramenta vicino casa, pensando che una spesa di qualche centesimo sarebbe stata piu’ indolore di una lunga attesa in caso di apertura di una pratica.
Dopo vane ricerche, tuttavia, mi sono arreso decidendo di scrivere al negozio che mi aveva venduto il tubottolo con tutto il resto: http://optical-systems.com il loro sito.
Dopo aver spedito le foto del misfatto mi risposero che non era possibile, per loro, sostituire o vendere il singolo pezzo, e mi indirizzarono percio’ direttamente alla casa madre, la Meade, fornendomi i contatti necessari.
Dubbioso e timoroso ho scritto anche a Meade e ho atteso con ansia finche’ oggi, dopo qualche giorno, mi e’ giunta la risposta ufficiale: mi e’ stato spedito il pezzo di ricambio completo e dovrebbe arrivare a giorni!
Un servizio del genere dovrebbe essere normale, ma di questi tempi mi sembra corretto segnalare le aziende che si dimostrano professionali e disponibili.
Pollice su, insomma.

I primi intoppi

Ieri sera sono riuscito finalmente a fare un’altra uscita con Zaphod, ingenuamente speranzoso di poter rintracciare almeno una piccola parte della lista di oggetti che avevo compilato.
Avevo annotato, parte mentalmente e parte su carta, i percorsi da fare per raggiungere oggetti relativamente “facili” come M13 o M57.
Avendo preso un po’ di confidenza con le costellazioni e la carta del cielo mi aspettavo di riuscire ad individuare almeno un ammasso brillante.
Ma, come già detto poco sopra, era ingenuità pura unita a inevitabile inesperienza.
Nella mattinata avevo provveduto a sostituire l’inutilizzabile cercatore red dot fornito di serie con Zaphod, procurandomi un bel Telrad.
In origine, in realtà, avevo intenzione di acquistare un piccolo cercatore ottico 6×30, ma sembra che nessun negozio ne tenga. Zaphod, inoltre, non ha neppure un supporto universale per cercatori quindi dovrei forare il tubo. Ne varrebbe la pena? Boh…
Ecco che la scelta del Telrad è stata pressoché obbligata, tanto più che ne avevo sentito parlare molto bene.
Tornando a bomba: in serata ho caricato in auto armi e bagagli e mi sono diretto in collina alla ricerca di uno spot un po’ più decente del mio balcone.
Arrivato sul posto ho collimato il Telrad e stazionato alla bell’e meglio il telescopio, ma la (poca) accuratezza era sufficiente a inseguire gli astri senza troppe correzioni.
Il problema successivo era trovare gli obiettivi che mi ero prefissato, e lì sono arrivati i dolori.
Ormai ero in grado di puntare Saturno a occhi chiusi, così mi sono dilettato a salutarlo per un po’.
Dopodiché ho provato a spaziare.
M57 nella lira era uno degli obiettivi, ma il cielo piuttosto luminoso a causa della vicinanza delle luci dei paesi vicini era inclemente: Sheliak e Sulafat erano a malapena visibili a occhio nudo (nel binocoletto invece splendevano piuttosto bene) ma sono riuscito ad inquadrarle nel Telrad, ho allora provato a starhoppare su M57 ma niente. Mi era sembrato di vedere un po’ di foschia nell’oculare, però quasi certamente si trattava di un riflesso, un’imperfezione o un’altra stellina fuori fuoco. Provando a mettere a fuoco, inoltre, la mia meravigliosamente stabile montatura ha provocato un mezzo sisma nell’oculare, facendomi ritrovare solo e abbandonato in un campo visivo buio.
Il resto della serata non è andato molto meglio con i restanti oggetti: fra cielo poco buio, senza cercatore ottico, inesperto e con una montatura a dir poco ballerina è molto, molto difficile ottenere dei risultati.
Ma non mi scoraggerò così facilmente: la prossima volta mi spingerò più in alto e prenderò maggiore pratica con i movimenti del telescopio, cercando di fare un po’ di semplice star hopping senza grosse pretese usando solo telrad e 36 ingrandimenti in oculare… Ce la farò?

La febbre del sabato sera. E del mercoledì. E…

E’ ufficiale: non sono recuperabile, non a breve almeno.
Mentre milioni di persone ogni giorno attendono la fine della giornata o della settimana lavorativa per potersi dedicare alla televisione, agli aperitivi, alle serate in discoteca e ad altri mondani e meno mondani eventi, io continuo a guardare fuori dalla finestra.
Scruto il cielo avanti e indietro, sussultando di speranza ad ogni raggio di sole, o imprecando di frustrazione ad ogni nuova perturbazione di dimensioni pari a quelle del Messico.
Nei rari momenti liberi organizzo quella che nei miei sogni potrebbe diventare una fruttuosa serata osservativa al telescopio o anche al binocolino – sì, mi accontenterei anche di uno di quelli da teatro! – compilando liste di oggetti Messier o NGC che potrei osservare, consultando effemeridi e carte del cielo. Puntualmente, però, in questo periodo l’uscita osservativa si tramuta in deprimente nottata coperta da fosche nubi fantozzianamente addensate sopra il Friuli.
Come un leone in gabbia, o come un criceto sulla ruota forse, faccio la spola fra il divano e la finestra, appoggiando temporaneamente il libro che sto leggendo per verificare se qualche spiraglio si è aperto lassù, almeno temporaneamente.
Naturalmente l’esito non cambia, anzi: pare che, quanta più sia l’insistenza che metto nel controllo del cielo, tanto più la mia insolenza venga punita da Giovepluvio con rovesci, acquazzoni, bufere, uragani e tormente.
Almeno non soffriremo la siccità.
Neppure quest’anno.
Sigh.

Costellazioni, queste sconosciute…

Prima che iniziassi a dedicarmi all’astronomia visuale consideravo le costellazioni come un’inutile costruzione dell’uomo, buone solo per riempire pagine di giornali con suggestive frasi incoraggianti sulla giornata che verrà.
Purtroppo sono stato smentito clamorosamente quando ho iniziato a rivolgere gli occhi verso l’alto per cercare oggetti celesti interessanti da osservare a occhio nudo, al binocolo o al telescopio.
Le costellazioni sono sì una convenzione, ma sono necessarie per orientarsi in cielo. Bum. Ecco, la scoperta dell’acqua calda, direte voi, e avreste ragione.
Eppure, senza ragionare troppo, avrei pensato che per dirigere l’obiettivo sulla volta celeste sarebbe bastato conoscere le coordinate dell’oggetto da inquadrare. Il ragionamento era fallace alla base, naturalmente, perché senza conoscere il sistema di riferimento risulta impossibile misurare alcunché!
Non mi ero mai posto seriamente il problema fino a quando non ho dovuto sbatterci il naso con violenza, quando mi son detto: “Ecco cosa succede a sottovalutare le cose…”.
Così, ora, dopo aver snobbato asterismi e costellazioni, mi trovo a dover recuperare il terreno perduto, nubi friulane permettendo.
E allora parto dal Grande Carro, ne seguo le due stelle di testa per giungere alla Polare, poi scendo a sud ovest per individuare il Leone, Saturno dovrebbe essere lì sotto da qualche parte, in mezzo dovrei trovarci i canes venatici, chissà mai che non riesca poi ad arrivare a Boote o addirittura al serpente, formato da stelline poco luminose, maledetto!
Dove avevo messo quella carta del cielo?

La Luna, finalmente!

Dopo due settimane di nubi, temporali e piogge, stanotte finalmente il cielo si è aperto.
Il sipario delle nuvole è rimasto alzato per circa un’ora, non molto tempo, sufficiente tuttavia alla Luna e parecchie stelle per palesarsi.
Erano le due di notte, e naturalmente non potevo esimermi dal portare il telescopio sul terrazzino di casa.
Purtroppo lo “stato interessante” del nostro satellite, in “piena forma”, la rendeva appiattita dall’eccesso di luce, e faceva sì che la volta celeste fosse troppo luminosa nascondendo la maggior parte delle stelle.
Mi sa che nella lista della spesa devo mettere anche un filtro lunare per agevolare l’osservazione della Luna.
Tenendo conto, però, anche dell’inquinamento luminoso e delle difficoltà “tecniche” di questa prima osservazione, mi ritengo soddisfatto. Non è stato facile, a causa anche della mia mole, districarmi fra lo stendibiancheria, la ringhiera e il treppiede!
Sì, avrei potuto portare lo strumento fuori casa, su un prato, ma con un tempo ballerino come Giuda e un cielo così luminoso avrebbe avuto poco senso.
Per non parlare della difficoltà iniziale nel trovare le giuste regolazioni per lo strumento e per la sua montatura equatoriale…
Nonostante questo, è stato bellissimo. Non vedo l’ora che arrivi una vera notte serena, questa volta per portare il mio piccolo e sfigato Galaxia (che devo ancora battezzare) a spasso.

La congiura del meteo

Così l’ho fatto: ho trovato un’offerta su un sito di un negozio tedesco di telescopi, e l’ho ordinato mercoledì sera.
Un piccolo riflettore newtoniano da 114 mm, sembra uno strumento dignitoso per iniziare.

Per le ore successive all’ordine verifico costantemente lo stato del mio ordine, ma nella suspence mi diverto un po’ a leggere le traduzioni italiane dal tedesco: il mio ordine, appena confermato, era in stato “Apertamente”; successivamente, quando è stato preso in carico è passato allo stato “Nel Trattamento”; infine, al momento della finalizzazione e spedizione è stato definito “Rifinito”.
Fine della parentesi semiumoristica – siano lodati i traduttori automagici!

Comunque sia, il mio piccino era stato spedito giovedì mattina. Era solo questione di aspettare, ma il timore che il corriere potesse passare a casa dei miei e non trovare nessuno era forte. Ciò avrebbe significato rimandare anche di un giorno la consegna, se non di un intero fine settimana! La tragedia era dietro l’angolo!

Venerdì mattina, ultimo giorno prima di una settimana abbondante di ferie che mi spetta di diritto dopo aver usufruito di *ben* 14 giorni (lavorativi) di ferie in due anni e mezzo, mi arriva una telefonata sul cellulare. Era il corriere UPS!
Per una strana coincidenza il corriere si trovava a passare dalle parti del mio ufficio, quindi la consegna è stata più semplice e indolore del previsto.
Torno in ufficio con lo scatolone da 20 kg e lungo un metro abbondante sottobraccio, soddisfatto e sorridente come un bimbo nella fabbrica di Willy Wonka.
Arrivano finalmente le 18 e corro a casa, dove mi accingo a montare il telescopio con eccitazione, ma senza dimenticare che ho a che fare con un marchingegno delicato e costoso. Scopro con sollievo che le mie letture sulla teoria e la pratica dell’osservazione del cielo hanno portato buoni frutti: non impiego molto a scoprire come assemblare la montatura equatoriale in dotazione, né a riconoscere tutti i pezzi contenuti nella confezione. Niente di che, ma già un punto di partenza per non sentirsi completamente spaesati.
Dopo un quarto d’ora circa, il tubo ha già trovato casa sulla sua montatura e troneggia fiero in salotto.
A guardarlo bene è più grande di quanto mi aspettassi, in realtà… Ora devo solo usarlo.
Stasera non riuscirò a portarlo fuori: piove a dirotto, e comunque non sarei ancora organizzato per l’osservazione all’aperto.
Non mi resta che incrociare le dita e sperare in un rasserenamento del cielo nella tarda serata, almeno per poter fare un minimo di prove sulla Luna dal balcone di casa… Meglio di niente.
Ovviamente la cappa di nuvole che ottenebra il Friuli Venezia Giulia da ormai dieci giorni non accenna a svanire, perciò mestamente smonto tutto, ripongo i componenti nella scatola e mi siedo sul divano a leggere.
Mi sveglio verso le 2 di notte, guardo fuori speranzoso e vedo il disco lunare far capolino fra le nubi!
Riapro la confezione in fretta, rimonto il tutto a velocità luce cercando di non far troppo rumore – i vicini non credo capirebbero – e quando tutto è pronto mi dirigo verso il balcone. Alzo gli occhi al cielo e… La Luna è tornata sotto la coltre di nubi.
Deciso a non rinunciare, attendo 5 minuti.
I minuti diventano 10, e ancora il cielo è completamente scuro.
Dopo 20 minuti e nessuna speranza neppure remota di rasserenamento del cielo né del mio umore mi rassegno al sonno ristoratore.
Dopo essermi lavato i denti faccio ancora capolino fuori dalla finestra per controllare che non ci siano state sorprese (chissà, forse il meteo mi ha graziato). Niente da fare, sarà per un’altra volta.

Dicono che fino a martedì non vedremo il Sole, qui… Ma a me interessa la Luna!