Category Archives: Tecnica

Sorrisi sfumati e teorie d’artista

Sfumando sorrisi

Poter scattare col diaframma a f 1.8 con un obiettivo da neppure 100 euro è decisamente interessante. Il mitico cinquantino in plastica di mamma Canon, infatti, è facilmente reperibile anche sul mercato dell’usato a pochi euro, e offre un rapporto qualità d’immagine/prezzo davvero interessante. Usarlo a 1.8 richiede la massima attenzione sul punto di fuoco, perché la profondità di campo è ovviamente ultra-ridotta, ma consente di ottenere effetti interessanti come il gradevole bokeh che si vede nella foto riportata in questo post. Chiudendo intorno a f2.8-3.5, invece, la resa qualitativa aumenta notevolmente e la definizione risulta affilata come un rasoio, forse anche fin troppo per la ritrattistica.

Per questi motivi il caro plastichino di Canon non può mancare nel corredo del fotografo cheap.

Fidatevi, sarà in grado di regalarvi splendidi ricordi di sorrisi sfumati.

 

Dopo questa digressione pseudotecnica colgo l’occasione per segnalare (perlomeno se si conosce l’inglese) ciò che ha segnalato la solita Sara Lando nel suo blog: How to steal like an artist . Si tratta di uno splendido post che contiene delle ottime riflessioni e spunti sulla creatività, su come alimentarla e sulla teoria del fare, dell’essere cheap, noiosi e poco bohemienne, carini e amichevoli con gli altri. Tanta saggezza, dal mio punto di vista, che merita una lettura. Ovviamente quel blog è subito entrato nei feed RSS del sottoscritto.

Dividere i toni

L’effetto split-tone era molto usato ai tempi della pellicola, o almeno così dicono, perché io ai tempi mi limitavo a pigiare il pulsante di scatto qua e là, in maniera più casuale di quanto non faccia oggi.

Noi ci fidiamo sulla parola e, fortunatamente, possiamo contare sugli strumenti moderni per riprodurre questo effetto, tra l’altro variamente personalizzabile, anche sulla fotografia digitale.

Per prima cosa ci servirà una qualsiasi fotografia, meglio se in bianco e nero, oppure possiamo prendere una fotografia a colori e convertirla in bianco e nero, magari aggiungendo un layer Black/White. Anche servendoci di un’immagine in bianco e nero, però, dovremo lavorare in modalità RGB (Immagine->Modalità->RGB).

L'immagine a cui è stato aggiunto un layer di conversione in Bianco e Nero (click per ingrandire)

Nel mio caso ho optato per una conversione in bianco e nero con filtro a infrarossi custom, ma avrei anche potuto applicare una desaturazione del 100% tramite l’apposito livello Tonalità/Saturazione. Ora che abbiamo la nostra immagine di partenza possiamo cominciare con lo split toning; aggiungiamo perciò un livello Color Balance (Bilanciamento Colore), selezioniamo l’intervallo Ombre (Shadows) e giochiamo con gli slider finché non otteniamo una tonalità che ci soddisfi. Come si può vedere nell’immagine qui sotto, ho deciso di ottenere una sorta di tonalità seppia impostando 20 sullo slider Cyan/Red, 10 sul Magenta/Green e -10 sullo Yellow/Blue .

Il livello di bilanciamento colore con le regolazioni per le ombre (Shadows)

Facciamo la stessa cosa per i toni medi (midtones), replicando i parametri che avevamo usato sulle ombre.

La regolazione dei toni medi (midtones).

Aggiungiamo quindi un altro livello di bilanciamento colore. Questa volta, però, andremo a regolare la tonalità sulle alteluci (highlights). Per questo tutorial dei poveri ho scelto di virare al blu.

Il livello di bilanciamento colore sulle alteluci (highlights).

Ora che abbiamo le tonalità, dobbiamo fonderle per creare l’effetto split-tone. Nella palette dei livelli dovremmo avere qualcosa di simile a questo:

La palette dei livelli, che comprende il livello di conversione in bianco e nero e due livelli di bilanciamento colore.

Ora dobbiamo intervenire sulla modalità di fusione cliccando con il tasto destro sull’icona del primo livello in alto (quello di bilanciamento colore sulle alteluci, per capirci), e selezionando la voce “Blending Options…” (“Metodi di fusione” nella versione italiana) dal menu contestuale.

Selezionare modalità di fusione dal menù contestuale.

Nella finestra che si è aperta, in basso, troviamo la voce “Blend If” (“Fondi se”), e sotto di essa due slider.

Facendo Alt+click sul triangolino a sinistra del primo slider in alto, portiamolo verso destra a piacimento. Ogni pixel più scuro di questa soglia non verrà visualizzato. Facciamo la stessa cosa con il triangolino di destra, che come si può intuire avrà l’effetto di nascondere i pixel più chiari del valore impostato. Otterremo qualcosa di simile:

La posizione dei due slider dopo la modifica.

Per finire, ho deciso di applicare un filtro Diffuse Glow (Filter->Distort->Diffuse Glow) non troppo invasivo. Prima ho fuso i livelli (click destro sulla palette dei livelli e Flatten Image oppure CTRL+SHIFT+ALT+E per creare uno snapshot dell’immagine corrente), poi ho duplicato il livello (CTRL+J), infine ho applicato il Glow all’ultimo livello, impostando il metodo di sovrapposizione a “Overlay” e l’opacità del livello al 62%.

L'immagine finale, con l'effetto Diffuse Glow applicato.

Come si può intuire, questo metodo si presta a numerose modifiche dipendenti dai gusti personali, perciò non resta da fare altro che… Sperimentare!

Photographer Of The Year 2010: Breve brivido istruttivo

Pur essendo conscio della scarsa qualità della mia produzione fotografica, qualche settimana fa ho deciso di rompere gli indugi e partecipare al concorso Photographer of the year 2010 su photoradar, che appare sulla rivista Digital Camera magazine.

La tematica in cui avevo a disposizione più materiale era, ovviamente, quella dei paesaggi, ma le mie speranze di ottenere un piazzamento o, ancor meglio, un premio, erano circa pari a quelle di vedere la neve cadere fra le dune del Sahara.

Perciò, quando mi è giunta un’email da photoradar, nella quale mi si comunicava che una delle mie foto (quella che appare in questo post, per la precisione) aveva attirato l’attenzione della giuria, e mi si richiedeva di produrne una versione ad alta risoluzione entro due settimane, ero a dir poco incredulo.

Naturalmente l’episodio si è risolto con un nulla di fatto, perché la foto non ha poi passato il turno, ma essere notati fra oltre 18.800 fotografie della sezione “paesaggi” è stata una piccola soddisfazione.

Analizzando la foto, dopo mesi dallo scatto e dal processing, per cercare di capire cosa avesse di più rispetto alle altre, diversi dettagli mi sono balzati all’occhio, ma l’aspetto principale che ho notato è che questo paesaggio, nonostante offra il fianco a diverse critiche da un punto di vista tecnico, presenta un primo piano discretamente interessante, che conduce l’occhio verso l’albero solitario all’orizzonte.

Rivedendo le mie foto paesaggistiche alla luce di questa considerazione, allora, mi sono accorto dell’assenza, nella maggior parte dei casi, di un primo piano di interesse. Questo perché ho sempre cercato, nei limiti della mia tecnica fotografica, di comporre ed esporre adeguatamente, tenendo sotto controllo istogramma, orizzonte, terzi, regole auree e tutto quello di cui ero a conoscenza, ma il più delle volte la distanza fra l’osservatore e il paesaggio era enorme, e nel mezzo non c’era alcunchè.

Sottovalutare la mancanza di un “soggetto” interessante, sia esso un sasso, un tronco o un fiore, non è stata una buona idea, nonostante la bellezza dello sfondo.

Il range dinamico e l'esposimetro dei poveri

Spesso capita di trovarsi in difficoltà a fotografare scene in cui c’è un ampio range dinamico. Per range dinamico si intende “semplicemente” la differenza di esposizione, in f-stop, fra l’ombra più scura e la luce più chiara presenti nella scena; esempi classici di queste situazioni si verificano quando il cielo è molto luminoso.

In questi casi l’esposimetro valutativo presente nella reflex digitale può sbagliare, soprattutto se si utilizza l’impostazione di default (evaluative exposure), con la quale l’esposizione viene valutata facendo una sorta di media di tutto il fotogramma.

Un esposimetro esterno è la soluzione ideale, ma per chi non ne disponesse esiste un metodo empirico per ottenere un’esposizione corretta nella maggior parte dei casi.

Iniziamo mettendo la fotocamera in priorità di diaframma e aprendo al massimo il diaframma, diciamo a f/2.8 per esempio. Poi impostiamo l’esposimetro della fotocamera sulla modalità spot, che misura l’esposizione soltanto nel punto centrale dell’inquadratura. Portiamo il centro dell’inquadratura sull’ombra più scura della scena e premiamo a metà il pulsante di scatto. Otterremo un preciso tempo di scatto, ad esempio 1/60 sec., che sarà il tempo necessario a non sottoesporre l’ombra. Poi impostiamo la fotocamera in priorità di tempi, impostiamo il tempo ottenuto (1/60 sec. nel nostro caso) e puntiamo verso il punto più luminoso della scena. Otterremo, stavolta, un valore di apertura del diaframma, nel nostro esempio f/22.

A questo punto possiamo dire che la nostra scena ha sei stop di range dinamico; contando da f/2.8 (ombre) a f/22 (alteluci) in incrementi di uno stop, infatti, otteniamo: ƒ/4, ƒ/5.6, ƒ/8, ƒ/11, ƒ/16, ƒ/22 .

A metà strada fra f/2.8 e f/22 c’è f8, quindi se esporremo la scena a f/8, 1/60 sec., dovremmo ottenere il miglior range dinamico possibile. In pratica ogni parte della scena, con questi valori di diaframma e otturatore, sarà resa come tono medio, perciò elimineremo o ridurremo al minimo le sovra(e sotto)esposizioni.

E’ un metodo che sembra forse un po’ macchinoso, ma una volta presa confidenza si rivela molto utile soprattutto nella fotografia paesaggistica.