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Nella Grande Mela

Day 13: Billyburg

PB055400004Giorno all’insegna della tranquillità, questo. Evitiamo di imbucarci, almeno al mattino, nelle sovraffollate zone di Manhattan, e prendiamo la metro verso Williamsburg, per gli amici Billyburg, sobborgo di Brooklyn popolato in gran parte da gioventù pseudo-alternativa-artistica. PB055401005Passeggiando senza mèta ci accorgiamo delle enormi differenze che caratterizzano questa zona: grandi vialoni semideserti dall’aria poco raccomandabile si alternano a zone piene di vita e a file di casette borghesi.

I graffiti sono un po’ ovunque, e spesso i muri sono legalmente imbrattati da opere d’arte.

Dopo un pasto scialbo in un locale modaiolo-fighetto (avremmo mangiato meglio dal kebabbaro all’angolo) e dopo circa cinque chilometri di cammino, riprendiamo la linea J della metro e ci spostiamo verso Manhattan dove scendiamo a Chinatown e cominciamo a risalire Broadway per i primi souvenir.

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Day 12: Harlem e Coney Island

PB045075001Stamattina verso le dieci eravamo sotto il cielo sereno e frizzante di Harlem, non senza un po’ di apprensione dovuta alla nomea di questo quartiere. Ci accorgiamo presto che chiedersi se Harlem sia sicuro o no ha poco senso: data l’estensione della zona sarebbe come chiedersi se Firenze è sicura. Il nostro primo obiettivo, comunque, è il leggendario playground del Rucker’s Park, al quale arriviamo non senza disagi a causa della metro che ferma lì vicino soltanto nelle ore di punta. Chiediamo informazioni a una gentilissima ragazza che ci accompagna fino a una scalinata poco rassicurante che ci porta direttamente al Rucker’s. Il playground in sé è ben attrezzato con spalti, canestri di lusso e tabellone segnapunti, roba che in Italia si trova a partire dalla serie B! PB045080002

Riprendiamo la metro per riportarci verso la parte meridionale di Harlem, circa intorno alla 110-120ma strada (il Rucker’s è sulla 155ma). Questa zona è ancora più tranquilla e, anzi, sembra una propaggine di uptown più che Harlem. I ristoranti etnici o afroamericani come “Mama’s fries” lasciano posto ai diners e ai bistrot, e la popolazione bianca è numerosa.

E’ piacevole vagare per le strade di questo distretto per arrivare al mausoleo del generale Grant, enorme monumento che contiene i sarcofagi del generale Ulysses Grant e di sua moglie.

PB045169003Scendiamo verso sud di qualche isolato sul tranquillo lungofiume godendoci la pace di questa parte di Manhattan senza traffico caotico. Nel parco c’è gente che fa jogging, mamme coi bambini, insomma non certo l’immagine di Harlem che la letteratura ci ha portato in Italia. Inoltre la presenza della polizia è consistente anche qui, sia con pattuglie in divisa che con agenti in borghese.

Arriviamo alla cattedrale di St.John the divine, quasi completa perché ancora in costruzione, ma che una volta terminata dovrebbe diventare la terza chiesa cristiana del mondo per dimensioni (la prima è San Pietro, ma la seconda… Ehm… Non ricordo!).

Indugiamo per un po’ sulle vetrate, sull’enorme rosone, sulla maestosità complessiva di questo edificio, e all’uscita ci infiliamo in un classico diner, quelle tavole calde che noi vediamo solo nei film, dove mangiamo quantità di cibo inusitate a prezzo irrisorio e… Senza mancia!

PB045226Avendo visto i punti di principali interesse di Harlem e avendone respirato almeno in parte l’atmosfera, saliamo sulla metro per un lungo viaggio di un’ora che ci porterà a Coney Island, sede della famosa ruota panoramica e dell’ultimo ottovolante in legno ancora funzionante.

Anche in questo caso inizialmente non ci sentiamo sicuri perché Coney Island si trova all’estremità meridionale di Brooklyn, quartiere considerato storicamente poco sicuro, ma che negli ultimi vent’anni ha conosciuto una rivalorizzazione notevole tanto che anche molti cosiddetti VIP vi si sono trasferiti (l’acquisto di un loft a Williamsburg da parte di Tobey Maguire è l’ultimo di una lunga serie).

Arrivati a destinazione scopriamo che Brighton Beach, una località di Coney Island a cui si arriva via metro, è un’enclave russa, e che Coney Island è ormai una località marittima sonnolenta e tranquilla, che ospita un grande parco giochi ormai abbandonato.PB045267005

Il lungomare in legno sulla spiaggia – Riegelmann Boardwalk – al tramonto è spettacolare da percorrere a piedi, e come noi devono pensarla i numerosi abitanti della zona che vi portano bambini e fidanzate/i. Qui il turismo è assente a causa della distanza da Manhattan e dell’ormai ingiustificata cattiva fama del luogo.

Al ritorno verso Manhattan ci fermiamo a Penn Station sulla 34ma strada per cercare di accaparrarci i biglietti per la partita della sera fra Knicks e Pacers, certo meno accattivante di quelle contro New Orleans e Cleveland ma sempre degna di nota.

Assistiamo alla gara con meno entusiamo della sera precedente, sia perché più stanchi sia perché la gara in sé è decisamente meno avvincente, sia perché l’effetto novità è un po’ svanito. Venerdì sera, però, ci sono Lebron e Shaq, e credo che l’emozione tornerà a salire!

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Day 11: Upper West Side

mary_empireOggi il primo obiettivo era di terminare l’esplorazione di Upper Midtown per poi proseguire verso l’Upper West Side: via verso il centro di Manhattan, quindi, per “toccare con mano” edifici di richiamo come l’Empire State Building. Un po’ di shopping, tappa brunch e ripartiamo in metro per Columbus Circle dove ci fermiamo al Time Warner Center, dove io trovo un libro che non possedevo ancora, mentre Maria acquista un gadget fondamentale: un riproduttore di suoni dal rutto (!) all’applauso con cui mi sta tormentando anche in questo momento. Naturalmente, prima dell’acquisto, ha dovuto provarlo per tutto il negozio riproducendo col diabolico marchingegno un’intera varietà di rumori molesti fra cui peti e urli.verdiplaza

Dicevamo: cominciamo il nostro tour della bella zona di Upper West Side, caratterizzata da un sacco di grossi palazzi in stile beaux-arts, di cui alcuni, prospicienti Central Park, dotati di torri gemelle.

Visitiamo una sinagoga e un’altra delle innumerevoli chiese neogotiche e arriviamo a una piazza intitolata a Giuseppe Verdi, con tanto di statua del compositore e patriota italiano.

Dopo aver percorso circa cinque chilometri a piedi anche oggi trasciniamo le stanche membra all’assalto di una parte inesplorata di Central Park, a cominciare da quegli Strawberry Fields dove venne assassinato John Lennon, e dove ora si trova un mosaico in suo ricordo.imagine

Durante il cammino troviamo statue, specchi d’acqua, artisti di strada, ballerini (Maria mi sta suggerendo di non dimenticare anche: una zanzara, due coccinelle, tre cacche di cavallo, duecentosettantaquattro panchine; che stia ironizzando sul dettaglio della mia descrizione?).

statuamary_centralCi godiamo il tramonto a Central Park e proseguiamo verso l’ultima passeggiata della giornata, che attraverso la sovraffollata Fifth Avenue ci riporta alla metro.

E ora devo andare perché sento un po’ di pressione addosso: è da circa dieci minuti che sento nell’orecchio sirene e spari, chiari segnali delle intenzioni bellicose della Signora Sambarino per la giornata di oggi! Me misero.

E ora partiamo alla conquista di Harlem!

Day 10, Pt. II: The Garden

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Finalmente al Madison Square Garden, per la prima volta nella vita. Arriviamo ai gate un’ora abbondante prima dell’inizio della partita, cosa che si rivelerà azzeccata per iniziare con tutta calma a capire come funziona lo show, ambientandoci ed abituandoci, per quanto possibile, a tutto quello che succede all’interno del palazzo. Al posto di “show” avrei potuto dire “partita”, “gara” o qualche termine a noi più confacente per indicare l’evento di stasera, ma “show” mi sembra molto più calzante. A cominciare dall’inno nazionale iniziale, infatti, fino alle cheerleaders, dagli acrobati alle selezioni di una sorta di “vota la voce” per ragazzini prodigio, fino alla scelta quasi illimitata di cibi e bevande sia nei locali interni al Garden sia disponibili dagli ambulanti, l’esperienza è frastornante, stordente.

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Jingle, filmati, musiche, animazioni si susseguono nel corso della partita, che quasi diventa una cornice al resto dello spettacolo, tanto che chi non è appassionato di basket, come Maria, si può semplicemente godere tutto ciò che vi ruota intorno.

Morale: i Knicks vincono di misura dopo una partita piuttosto combattuta, con Gallinari che alterna buone idee a pessime realizzazioni, Chris Paul che smazza assist a Okafor e West, David Lee che risponde punto su punto ai due bestioni di New Orleans, e Chris Duhon e Al Harrington che giocano la loro bella partita. PB024811003Noi usciamo soddisfatti e pasciuti dal Madison, aspettando venerdì per la partita dei Knicks contro i Cavaliers di Lebron James, e facendo un pensierino anche ai biglietti della partita di mercoledì contro i Pacers, che dovrebbero essere ben più abbordabili.

Nota di colore: i disclaimer del Garden online dicevano che le fotocamere e videocamere erano vietate, con l’eccezione delle fotocamere ad obiettivo fisso. Mi sono allora portato dietro soltanto il 35mm per macro e ritratti temendo di essere fermato ai gate, ma in realtà tutti gli spettatori erano dotati di qualsiasi tipo di macchina fotografica, telefonino o un dispositivo di qualche genere che potesse scattare foto. Ora che lo sappiamo possiamo assicurare che alla prossima partita ci presenteremo “armati” fino ai denti e non faremo prigionieri… D’immagini!

Day 10: Waiting for the Garden

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Nella giornata di oggi abbiamo terminato di visitare Midtown, cioè il cuore pulsante di Manhattan, praticamente New York così come qualunque turista se la immagina prima di arrivarci (e sembra che alcuni non vogliano vedere null’altro che questo).

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Una doverosa occhiata al Chrysler Building e all’Empire State Building da sotto e poi via verso St. Patrick, splendida e maestosa chiesa neogotica.

L’NBA Store richiama ancora la nostra attenzione in quanto all’albergo troviamo dei coupon per riscuotere due bei portachiavi d’argento firmati NBA Store.

Subito dopo passeggiamo verso Dylan’s Candy Store, un grande negozio di dolciumi e caramelle che è un’istituzione a Manhattan. PB024653003Difficile resistere alle infinità di prodotti che ammiccano dagli scaffali variopinti.

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Con un rapido tratto di metro saliamo verso uptown e ci fermiamo alla 86ma strada, da dove arriviamo a piedi al Guggenheim, che merita di essere fotografato fuori e dentro. Decidiamo di non entrare perché l’arte moderna non è, decisamente, la nostra passione, anche se questo probabilmente suona come una bestemmia visto che in questi giorni il museo ospita una speciale mostra su Kandinsky (che, guardacaso, fatico a digerire).

Spendiamo invece i nostri soldi al Cooper-Hewitt Museum of Design, che era stato descritto come una grande esposizione di design e invece si rivela poco più di un palazzotto a due piani con degli interessanti oggetti al proprio interno. PB024734005Purtroppo anche questo museo, come molte altre parti della città, è attualmente sottoposto a restauro e rinnovamento e quindi visitabile solo parzialmente. Il prezzo del biglietto, però, è intero.

Chiudiamo il giro con una visita al Jaquelyne Onassis Reservoir a Central Park, grande e suggestivo specchio d’acqua in mezzo alla metropoli, per poi riprendere la metro e tornare in albergo il tempo sufficiente di scrivere questo post, riassettarci e ripartire per il Madison Square Garden, dove stasera saranno di scena i New York Knicks contro i New Orleans Hornets.

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A domani!

Day 9: Mercatini all'ombra dei grattacieli

PB014444002Oggi la temperatura non è particolarmente mite, ma l’assenza di precipitazioni ci permette di passeggiare indisturbati per la Grande Mela. Ci svegliamo con calma, beneficiando inoltre del cambio d’ora (qui avviene la settimana successiva rispetto all’Italia), quindi per la colazione ci dobbiamo arrangiare in quanto l’albergo non la serve dopo le 9:30. Uno Starbucks dei millemila presenti a Manhattan fa il suo dovere in tal senso, regalandoci anche un’esperienza con una signora quantomeno curiosa. Vedendoci armeggiare con le macchine fotografiche A OBIETTIVO CHIUSO, si è avvicinata ammonendoci di non provare a fotografarla! L’idea era lungi da noi, anche se la suddetta avrebbe avuto le caratteristiche fisiche e l’abbigliamento per fornirci un singolare scatto.

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Passiamo avanti ridacchiando e ci incamminiamo lungo la sixth avenue, la Avenue of the Americas, per dare un’occhiata al suo mercatino, uno dei numerosi disseminati fra avenue e street fra sabato e domenica.

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Alla fine la soddisfazione maggiore viene dal fatto di poter camminare su una avenue senza traffico che dalle ordinarie merci esposte. L’unico guizzo di vitalità sta in un baracchino di un artista che, con pezzi di recupero in metallo, realizza sculture di personaggi di fumetti e film: Wall-e, Alien, Predator, vari personaggi e mezzi di Star Wars ecc. Belli, costosi e pesanti.

Proseguiamo verso Madison Square dove, oltre all’omonimo parco, troviamo un altro mercatino dal sapore decisamente meno popolare e più raffinato, ordinato e molto pulito. In questa piazza c’è anche il famoso Flatiron Building, palazzo di venti piani molto particolare per la sua forma triangolare. Fu costruito così per “riempire” lo spazio fra la Fifth Avenue e Broadway, unica strada di midtown a cui sia stato concesso di sfuggire alla perpendicolarità con le altre strade.

Andando verso sud giungiamo a Union Square dove hanno sede la prestigiosa e fornitissima libreria su quattro piani Barnes & Noble, la New York Film Academy e una fila di esposizioni di giovani artisti, alcuni dei quali davvero molto interessanti.

Lì vicino si trova anche uno dei nostri obiettivi della giornata, il Forbidden Planet. Si tratta di un negozio di fumetti e merchandising vario in cui trascorriamo parecchio tempo sbavando e sbattendo i piedi per terra per non poter acquistare metà della merce esposta, e si tratta di diverse tonnellate. Conteniamo i danni economici accontentandoci di qualche statuina e un paio di fumetti.

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Da questo momento in poi diamo libero spazio al cazzeggio tornando verso il Greenwich Village, che ci ha conquistati per la sua pulizia, la sua quiete e il suo stile, e sfruttando il favorevole cambio euro/dollaro per acquistare vestiti a prezzi stracciati.

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La giornata si chiude al West Hudson Park, dove ci attende un bel tramonto sul fiume Hudson, con la Skyline del New Jersey a fare da sfondo. Prima di tornare in albergo ci risposiamo sulle panchine del lungomare, davanti alle quali passano un sacco di persone che fanno jogging o portano a spasso i cani e i bambini. Come dar loro torto, dato che il quartiere è sicuro e tranquillo e il panorama molto bello?

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Nota del giorno: ogni due angoli di strada a New York si trovano delle chiese, perlopiù in stile neogotico, fra le quali alcune sono davvero molto belle!

Day 8: Halloween bagnato…

PA314260Il cielo plumbeo di oggi, stando alle previsioni, non avrebbe dovuto serbarci sorprese bagnate fino almeno alla tarda serata.

Così è stato, perciò i nostri affaticati piedi oggi sono stati di scena al Greenwich Village (si dice grenich con la “c” dolce, non “grin-uich”, lo ripeto!), sito nella zona ovest di Manhattan.

Rispetto alla controparte orientale il Greenwich si presenta da subito con una veste più chic; anche la poca diffusione dei fast-food, in gran parte sostituiti dai classici diner, pub, cafè e bistrot con tavolini all’aperto, rafforza tale impressione. Non ci sono grattacieli ma soltanto casette e palazzine molto basse di quattro-cinque piani disposte ordinatamente lungo tranquille viuzze alberate nelle quali, al contrario di quasi tutte le altre zone di Manhattan, passano poche auto e il clacson si suona poco. E’ Halloween e quasi tutti i negozi, locali, bar, ristoranti e molte case sono addobbati nei modi più disparati.PA314277Il Village è anche stato ed è tuttora sede di movimenti attivisti per i diritti dei gay, e infatti qui trovano posto diverse associazioni culturali e anche, al Christopher Park, delle statue raffiguranti due coppie gay.

Spostandosi verso ovest si giunge alla zona dei moli, anch’essa totalmente differente rispetto all’equivalente orientale. Un lungomare con pista ciclabile, parchi per bambini e aspetto decisamente rassicurante e lussuoso rendono quest’area ottima per passeggiate in riva al fiume, con la skyline del New Jersey sullo sfondo.PA314265

Durante il tragitto visitiamo il palazzo triangolare che una volta ospitava il Northern Dispensary, una sorta di ospedale che forniva cure gratuite al quale si recava anche Edgar Allan Poe.

PA314329Come ultima tappa teniamo il McNaulty’s Tee and Coffee, un negozietto risalente all’800 che vende una varietà enorme di the e caffè provenienti da tutto il mondo, ormai accerchiato in tutte le direzioni da numerosi  sexy shop, che tuttavia non riescono nell’impresa di guastare il fascino di questa parte di città. Entrare nel McNaulty’s, cubicolo traboccante di vasi di vetro e scatole di latta, è come tuffarsi nel passato e nel presente delle sale da tè delle case signorili del circondario.

PA314316Quasi dimenticavo: tra una via e l’altra abbiamo trovato il Cherry Lane, uno dei primi teatri Off-Broadway, risalente al 1924 e ancora sede di spettacoli. La fila per i biglietti non è paragonabile a quella chilometrica dei teatri di Broadway, ma l’edificio affascina. PA314251Alla sera proviamo ad assistere alla classica parata di Halloween sempre nel Greenwich Village, ma una fitta pioggia rovina le nostre aspettative e quelle di qualche altro migliaio di persone in maschera. Intravediamo qualche parte del corteo fra gli ombrelli, ma la calca e la pioggia mettono prematuramente fine alle nostre velleità. Riusciamo a capire che: 1) uomini, donne e bambini si mettono in maschera per la serata, in una festa che è sentita come e più del nostro carnevale; 2) i vestitini sexy per Halloween vanno fortissimo fra le ragazze di NY, indipentemente dalla loro stazza!

Torniamo così in albergo con la coda – bagnata – fra le gambe. Le previsioni, dopo quest’ultimo giro di pioggia, danno bel tempo fino a sabato; speriamo che sia così!

Nota del giorno: se a New York in superficie la temperatura è rigida (anche se non era il caso della calda giornata di oggi), nel sottosuolo è sempre molto alta. Sarà per questo che i tombini fumano?

Day 7: Autumn in New York

PA304112002Alla seconda giornata di sole consecutiva, evento accolto con sollievo dai due girovaghi perché ha consentito a gran parte della metropoli di asciugarsi, decidiamo di visitare il famoso Central Park, che avevamo già intravisto il primo giorno. La cosa più sbagliata è pensare che Central Park sia “solo” un parco, sebbene molto grande. In questa gigantesca area verde, così estesa da richiedere agli inservienti mezzi a motore per potervisi spostare, contiene laghetti, fontane, statue, noleggi per barche a remi, piste ciclabili, aree “quiet”, riserve per il birdwatching, uno zoo, un campo da baseball e perfino un castello ottocentesco, e l’elenco potrebbe continuare! PA304157003Non è così strano, perciò, se il newyorkese medio adora questo parco e lo usa per far jogging, per farci giocare i figli o semplicemente per cercare un po’ di quiete pur restando all’interno della convulsa Manhattan.

Il parco è popolato in ogni dove da scoiattoli ben in carne, che evidentemente non faticano a procacciarsi il cibo grazie all’aiuto dei visitatori.

PA304065001Come ogni turista che si rispetti, non possiamo non fare delle foto accanto alla meravigliosa statua bronzea raffigurante Alice nel paese delle meraviglie insieme a cappellaio matto e bianconiglio, omaggio a Lewis Carrol.

Per visitare l’intero parco ci vorrebbero probabilmente non meno di due giornate di intenso cammino, per cui ci accontentiamo, almeno per il momento, ed usciamo per dirigerci verso il MoCCA (Museum of Cartoon and Comic Art). PA304230006Fatichiamo un po’ a trovarne l’entrata, che non è segnalata se non dal numero civico dell’edificio, che contiene anche altri uffici e attività varie. In effetti più che di un vero e proprio museo si tratta di una mostra per soli appassionati di fumetti come il sottoscritto, che non ha per nulla disprezzato l’esposizione di tavole originali di David Mazzucchelli, autore che ha lavorato fra gli altri a Daredevil con Frank Miller (Sin City).

Dirigiamo le nostre stanche membra verso la fifth avenue, tramite la quale giungiamo a Washington Park ove troneggia un enorme arco, sotto il quale un gruppo di uomini di colore sta improvvisando musica acapella che fa impallidire i neri per caso.PA304211004

Da qui ci addentriamo nel Greenwich Village (mi raccomando “grenic”, non “grinuic”!), che di primo acchito pare più curato e residenziale dei Village all’est.

Noi, però, siamo qui per un negozio in particolare, l’impronunciabile MXYPLYZYK, ricco di oggetti di design e gadget divertenti. La giornata termina… Alla lavanderia automatica vicino all’albergo, dove siamo portati dalla nostra coscienza a lavare la biancheria e i vestiti di questa prima settimana di intensa grande mela!

Prima di lasciarvi, vi ho già detto che su tutte le stazioni di metropolitana di New York abbiamo visto una sola scala mobile? Al 99.9% si usano le scale normali, e le gambe ringraziano!

P.S. Mi scuso per l’orribile qualità delle foto che sto postando ma da un display 10″ e in fretta e furia è davvero difficile riuscire a fare di meglio! 😀

Day 6: Mamma Mia!

PA293908003Dopo due giorni di pioggia finalmente è tornato il sole su New York City. Quale momento migliore per scarpinare un po’, quindi?

PA293902002Il nostro itinerario di oggi ci porta prima nell’East Village e poi nel Lower East Side, zone della città in qualche modo simili tra loro: pochi grattacieli e molti palazzi in ghisa e mattoni, e un sacco di negozietti apparentemente insignificanti ma che in realtà nascondono grosse sorprese in quanto ad assortimento e – a volte – anche in quanto ai prezzi praticati, inaspettatamente alti. PA293883001

L’atmosfera è pulsante in queste zone in continuo mutamento, come dimostrano le innumerevoli attività che aprono, chiudono, languono o prosperano. Allo stesso tempo tutti i cantieri e i lavori in corso danno anche un’aria un po’ decante a questi quartieri, soprattutto al Lower East Side che, a differenza dell’East Village, vanta una minore concentrazione di negozietti per così dire “naif”.

A Lower East Side, però, si trovano delle aree verdi tutto sommato rilassanti, un toccasana per gli abitanti della zona, e un mercato al coperto che vende davvero di tutto e vale una visita.

PA293935004Dopo un estenuante camminata arriviamo al Manhattan Bridge, “gemello adottivo” del più famoso ponte di Brooklyn che superiamo per arrivare alla zona dei moli, South Street Seaport, e in particolare al Pier 17.

Il pier 17 offre un centro commerciale, un museo nautico con velieri risalenti ai primi anni del XX secolo e un’ottima vista sui ponti e sul fiume. PA293982005Il museo è chiuso e davvero poco frequentato, e  non c’è molto altro degno di nota in un’area che, un temp0, pare essere stata un notevole centro d’attrazione per turisti.

Coi piedi dolenti insaccati nelle scarpe Maria si risolleva il morale con un po’ di shopping in una boutique Guess che pratica saldi pazzeschi e riesce a portarsi a casa a prezzo irrisorio un bel giubbottino spelucchioso.

Prima, però, proviamo una tappa allo sportello TKTS di South Street Seaport per tentare la fortuna coi biglietti di Broadway, in uno dei teatri che registrano costantemente il tutto esaurito. Alla fine scegliamo Mamma Mia!, il musical la cui colonna sonora è formata esclusivamente da canzoni degli AbbA, che va in scena al Cadillac Winter Garden vicino Times Square.

Lo spettacolo è all’altezza della fama, effettivamente, e devono pensarla allo stesso modo le signorotte americane sedute davanti a noi che cantano e ballano le canzoni della loro giovinezza, ma bisogna ammettere che anche nello sperduto Friuli gli amanti del musical possono trovare di che stuzzicarsi il palato… E più a buon prezzo!

La curiosità del giorno: a New York i cessi (sì, i cessi) sono pieni d’acqua e mancano sia bidet che spazzolone. Frustrante, vi lascio immaginare le orribili dinamiche di cui si è vittima.

Day 5: MAD, MoMA e non solo

PA283650001Anche oggi pioggia battente a New York. Ora leggera ma fastidiosamente intensa, ora violenta e martellante. In queste condizioni è stata una scelta pressoché obbligata quella di rinchiudersi in due dei musei che avevamo previsto di visitare. Scesi dalla metro a Columbus Circle verso le 10 di mattina troviamo rifugio, in attesa dell’apertura del Museum of Arts and Design (MAD), al Time Warner Center, centro commerciale su più piani dall’aria molto curata. Fra le attrazioni più interessanti per il sottoscritto una immensa libreria. Forse torneremo nei prossimi giorni ad esplorare il resto del centro, chissà.

Una volta entrati al MAD, del quale riesco a rubare uno scatto prima di essere rimbrottato da parte della security che mi chiede di consegnare le “armi”, ci troviamo di fronte la sterminata collezione di spille di Madeline Albright, ambasciatrice degli USA della gestione Clinton. PA283658002La Albright aveva la peculiarità di indossare una spilla diversa a seconda dell’occasione, utilizzando questo ornamento per comunicare o esprimere, più o meno sottilmente, le proprie posizioni quali ad esempio la propria disponibilità al dialogo o il proprio appoggio alla persona con cui stava trattando. Seguono altri piani interessanti di oggettistica, design e arte moderna molto particolare realizzata con materiali poveri.

Dopo aver trangugiato per 5 dollari un panino lungo un piede (30cm) da Subway, arriviamo al celeberrimo e celebrato Museum of Modern Art, quel MoMA che, contrariamente al MAD, infastidisce costringendo a un eterno check-in e tradisce le aspettative. PA283713003Probabilmente non sono la persona più indicata per godere di un’esposizione di arte moderna, ma proprio non riesco a trovare gradevoli o significativi dei lavori quali un quadrato completamente bianco oppure un filo di rayon teso a forma di semplice trapezio. Interessanti però le aree dedicate al design, nonché qualche opera di Van Gogh, Klimt, Picasso, Dalì, De Chirico, mentre i vari Monet, Manet, Matisse, Mondrian e compagni non mi hanno mai destato il benché minimo interesse.

Usciti dal MoMA ci dirigiamo alla gigantesca New York Public Library, che ospita centinaia di migliaia di tomi, mappe, volumi di qualsiasi epoca, dalla Bibbia di Gutenberg ai best seller dei giorni nostri. E’ decisamente troppo grande per essere visitata in tempi umani, senza pensare a tutto il tempo che servirebbe solo per leggere il titolo di un libro su cento. Il palazzo Beaux Arts merita perlomeno un’occhiata, ad ogni modo.PA283820006

Ci incamminiamo verso Times Square, che incarna l’idea che molte persone hanno di New York, così costantemente illuminata a giorno dagli enormi schermi pubblicitari, prima della quale avvistiamo Macy’s, che viene altisonantemente descritto come “The larger shop of the world”. Da incauti visitatori ci accorgiamo, una volta entrati, che la nomea potrebbe non essere esagerata: questo negozio è formato da quattro palazzi collegati internamente fra loro in un solo negozio, che offre qualsiasi articolo per la casa, la cura personale e l’abbigliamento, per uomo donna bambino e semidio, nonché diverse zone ristorazione fra cui un grande Starbucks.

Ci ripromettiamo di tornarvi con più calma e meno stanchezza e proseguiamo verso la meta agognata: il Bubba Gump. PA293842008Questo locale di Times Square prende ispirazione dal film Forrest Gump, in cui il protagonista conosce Bubba, pescatore di gamberi della Louisiana. Va da sé che il menù del posto è a base di gamberi e crostacei assortiti, serviti in abbondanza e cucinati in tutti i modi conosciuti e sconosciuti. Il cibo è buono e la cornice è pittoresca, con cartelli recanti citazioni dal film, ambienti ricreati alla perfezione e oggettistica varia, sempre legata al film stesso.PA293826007

Unico neo della serata: due ragazzi lasciano sul tavolo oltre cento dollari (!) per aver mangiato aragosta al vapore e qualcosa d’altro, ma due minuti dopo un cameriere è anticipato da un altro ragazzo che intasca il contante e aumenta il passo fino all’uscita. Passato un istante di “stordimento”, chiamo il cameriere e lo avverto del misfatto, ma ormai è troppo tardi e il malfattore si è perso a Times Square, per giunta pattugliata da polizia in ogni dove.

La cameriera, laconica, alza le spalle e sospira “New York City…”. Come dire che, anche dietro una patina di lussureggiante sfavillìo, la natura umana resta sempre la stessa.