Category Archives: Astronomia

Amore ad alta quota al rifugio De Dòo

L’ultimo tentativo di osservazione astronomica era fallito piuttosto miseramente in una serata poco ispirata: la Luna era sorta troppo presto in una rara serata limpida, lasciando visibili ben poche stelle anche lontano dalle luci della città; avevo dimenticato a casa la batteria per l’alimentazione della montatura (una EQ6); trovare le stelle per l’allineamento del telescopio era un’impresa; volendo fotografare la Luna, unico oggetto ben visibile in quella notte sciagurata, mi resi conto che avevo dimenticato a casa anche la memory card per la macchina fotografica.

Domenica scorsa (28 gennaio), la mia compagna di vita Arianna (vicino a me nella foto qui accanto), mi ha regalato una notte nel bel rifugio De Dòo, sopra San Nicolò Comelico vicino a Santo Stefano di Cadore, a 1850m di altezza, con il fine dichiarato di passare una notte di Luna nuova a osservare il cielo montano.

Montato il telescopio e messo grossolanamente in stazione prima che facesse buio, dopo cena sono riuscito per la prima volta a fare un allineamento come si deve. Ai primi due tentativi il computer mi ha risposto “alignment might be poor”, e aveva terribilmente ragione: provando a cercare un qualsiasi oggetto, la montatura andava dove voleva.

Poi l’illuminazione, che adesso a posteriori sembra semplice e scontata: partire dalla stella polare. Allineare tubo, cercatore e asse della montatura alla polare, e poi cercare tre stelle in tre direzioni diverse del cielo per cominciare l’allineamento.

Per prima scelgo Caph, la stella più luminosa della grande W di Cassiopea. Il motore comincia a ronzare, il tubone si sposta e tac, eccola là, una stellina molto più luminosa delle altre nel cercatore, e ai margini dell’oculare. Aggiusto il rate del Synscan, per aumentare la velocità di spostamento manuale della montatura, e coi tasti direzionali sposto la stella in centro all’oculare. Enter.

Per seconda provo con Rigel, una delle luminose stelle perimetrali di Orione, insieme a Betelgeuse e Bellatrix. E anche stavolta *blink*, una stella luminosa appare all’oculare. Dev’essere lei, penso, la centro e premo Enter.

Terza stella. Arianna, con l’app di Stellarium sul cellulare, propone Castor dei gemelli, che non è poi troppo distante da Orione, ma sufficientemente separata da rappresentare una buona candidata. Ronzio, tubo che ruota, e anche stavolta un punto luminoso sovrasta gli altri nell’oculare. Lo centro, premo Enter.

Con soddisfazione, e un po’ di vergogna perché è la prima volta che capita da quando possiedo la montatura EQ6, riesco, finalmente, a leggere “Alignment completed”. L’allineamento è completato. Ora possiamo dedicarci all’osservazione.

Provo, timidamente, a digitare M36, ammasso aperto piuttosto alto in cielo. Il tubo si muove, attendo che si fermi, guardo nell’oculare, e… Eccolo lì. Miriadi di stelle che punteggiano il campo visivo del Baader Hyperion 13mm. La meraviglia.
Ma a questo punto bisogna verificare che non sia stato un colpo di fortuna, perciò non si può esimersi dal provare a puntare M42, la nebulosa di Orione, così grande, luminosa e alta nel cielo d’inverno da non poter non essere protagonista di una serata osservativa.
I motori partono, dopo non molto di fermano, e nell’oculare appare, magnificente, la nebulosa. Starei per ore a guardarla. Lascio spaziare l’occhio per catturarne quanti più dettagli possibile, quasi commosso di fronte alla bellezza dell’Universo, e sollevato per essere finalmente riuscito a cominciare a sfruttare il mio strumento nuovo. Settimane, mesi di frustrazione, lavati via e scacciati per sempre.

Riusciamo a dedicarci a M35, M37, il doppio del Perseo e qualche altra manciata di oggetti prima che la mia piccola batteria da 18A, infreddolita, cominci a fare i capricci, causando ripetuti riavvii della montatura. Ma non importa: ormai conosco un numero sufficiente di stelle per poter riallineare la montatura in pochi secondi, e comunque al terzo riavvio spengo tutto e metto via gli accessori, avviandomi verso il letto felice e col cuore pieno per aver condiviso questa esperienza con la persona che amo.

 

Stabilmente verso le stelle

Fat Jesus
Fat Jesus

Da lungo tempo non scrivo di astronomia su questo blog, ma oggi mi concedo un’eccezione per festeggiare un nuovo arrivo in famiglia.

Il mio tubone – un Newton Skywatcher Black Diamond da 200mm di apertura e 1m di focale – ha finalmente trovato una solida base su cui poggiare: una fiammante montatura NEQ6 Pro Synscan. Dopo anni di tribolate e traballanti osservazioni su una evidentemente sottodimensionata EQ5, che mal digeriva gli otto chili del tubone più il peso degli altri accessori per un totale di una dozzina di kg, mi sono deciso, budget permettendo, a concedermi la più importante miglioria all’equipaggiamento di un astrofilo.

Ha poco senso, infatti, possedere un tubo ottico di apertura decente (venti centimetri non sono pochi, mi dicono, ahem…) e dimensioni generose se poi ogni operazione, dalla messa a fuoco a qualsiasi scarto in declinazione e ascensione retta, è un parto doloroso a causa delle infinite vibrazioni.

Gli ingranaggi della EQ5 faticavano e scricchiolavano sotto il peso di Fat Jesus. Aprendo un inciso, anche gli astrofili sono soliti assegnare dei nickname ai propri gingilli; nel mio caso scelsi “Fat” per le non trascurabili dimensioni e “Jesus” perché il diametro doppio rispetto al mio precedente strumento mi permetteva di raccogliere molta più luce nell’oculare, portando quindi poeticamente luce nella mia vita di osservatore dei cieli. Chiudo l’inciso e torno all’entusiasmo adolescenziale del mio nuovo giocattolino, che appena estratto dalla scatola mi ha strappato un sorriso compiaciuto per la massa e le misure cospicue.

Montato il tutto e capito come avrebbe dovuto funzionare, mi mancava un piccolo particolare per avviare il congegno. La NEQ6 Pro è una montatura computerizzata e motorizzata, perciò richiede un’alimentazione esterna per poter funzionare, anche se in caso di necessità è utilizzabile anche manualmente, esattamente come facevo con la vecchia EQ5, che di computer e motori non aveva mai neppure sentito parlare. La cosa ilare è che nella confezione è incluso un cavetto per l’alimentazione dall’accendisigari dell’auto, ma chi si sognerebbe di rischiare di restare a piedi lasciando che il telescopio ciucci la batteria della propria vettura, per di più lottando con la scomodità di un corto cavetto che entra dalla portiera? Problema risolto con una batteria al piombo da 18Ah, una presa accendisigari femmina, due morsetti e un piccolo stagnatore cinese.

Risolta la parta relativa all’elettricità, ho potuto infine accendere la montatura e inserire i dati relativi a coordinate geografiche, data e ora, fuso orario, e tutto quanto richiesto dalla procedura di setup. E piazzarci sopra Fat Jesus, che scalpitava.

Infine, posare l’occhio all’oculare dopo una procedura di stazionamento quanto mai approssimativa e apprezzare l’assoluta stabilità della nuova accoppiata. Ora posso anche ticchettare sul tubo ottico e la NEQ6 non produce alcun tipo di fastidiosa vibrazione, i motori gestiscono il tutto in scioltezza e sicurezza e le osservazioni ci guadagnano incredibilmente. Inoltre, visto che finalmente possiedo un supporto sovradimensionato e non sottodimensionato, posso mettere in atto altre soluzioni che da tempo volevo provare. Prima fra tutte, semplicemente avvitare la ball-head del mio treppiede fotografico sul dorso del telescopio, impostare un’esposizione lunga e lasciare che l’inseguimento della NEQ6 faccia il suo mestiere. Sì, perché una delle funzionalità più interessanti di una montatura simile è proprio l’inseguimento del moto apparente della volta celeste, che ruota intorno alla stella polare. Non solo non dovrò più inseguire gli oggetti in giro per il cielo, che si spostano più velocemente di quanto si creda (a medi ingrandimenti un pianeta o una stella restano solo per pochi secondi in oculare), ma potrò provare a scattare qualche foto unendo due delle mie passioni, l’astronomia e la fotografia. In base a quanto appena detto, è piuttosto chiaro intuire che fotografare il cielo senza un inseguimento celeste trasforma le stelle in scie biancastre a causa del loro movimento apparente.

Ora attendo che questo cielo di metà settembre si apra ancora un po’ per poter uscire in montagna e dare il battesimo del fuoco alla NEQ6 e al rinnovato entusiasmo di FJ.

 

Scorpacciata di Messier

La Via Lattea sopra la pianura

Dopo mesi di astinenza forzata causa meteo, finalmente stanotte sono tornato ad alta quota per una sessione osservativa al telescopio. Dopo aver caricato tutto il materiale in auto partiamo e dopo un’oretta di strada arriviamo sul monte Matajur a quota 1300 circa.
Subito ci accorgiamo che, come previsto, la temperatura lassù è a dir poco fresca e il vento è sempre presente anche se, fortunatamente, non fastidioso.
Dopo aver messo in stazione l’attrezzatura e aspettato un minimo che il tubo andasse in temperatura, cominciamo a riscaldarci dirigendo il cercatore verso un oggetto piuttosto “facile”: M57, una nebulosa nella costellazione della Lira che è il residuo dell’esplosione di una supernova, dalla classica forma anulare. Poi è la volta di M13, l’ammasso globulare in Ercole, uno dei grandi classici del cielo estivo, che si presenta a noi come una tempesta di stelline. Il nucleo è un po’ impastato e onestamente non so se si tratti di un limite strumentale o di collimazione approssimativa, ma per la prima volta riesco ad apprezzare – con un mio strumento – ben più di un fioco sbuffetto di luce.

Poi un passaggio su M4, ammasso globulare nello Scorpione. Da lì proseguiamo verso il Sagittario, che dovrebbe individuare una porzione di cielo zeppa di oggetti interessanti. Matteo e Simone si mettono al timone e riescono ad inquadrare un meraviglioso M6, ammasso aperto di rara bellezza, seguito a ruota dal vicino M7, altro ammasso aperto. Poi è la volta di M22, bel globulare poco distante da Kaus Borealis.

Il cielo visto da lassù; nell'angolino in basso a DX Matteo sta puntando M29 nel Cigno.

Una volta individuato il Cigno immerso nella Via Lattea, puntiamo il telescopio su Sadr, stella “centrale” della costellazione, e da lì arrivare all’ammasso aperto M29 è un attimo.

Scivoliamo allora verso Albireo, una meravigliosa coppia di stelle di cui una blu e l’altra gialla, che individua la “coda” del Cigno e che ci serve come base di partenza per il globulare M56, nonché per approdare su M27, la nebulosa Manubrio o Dumbbell nella Volpetta.

Passaggio radente quindi sul Doppio Ammasso del Perseo, che come sempre regala grandi emozioni essendo un oggetto molto semplice ben visibile anche – e soprattutto, visto il campo inquadrato maggiore – in un binocolo di medie dimensioni.

Prima di partire verso casa riusciamo a toglierci ancora tre piccole soddisfazioni di cui la prima è la galassia M51 accompagnata dalla sua “sorellina” NGC5195 nell’Orsa Maggiore.

Io sull’attenti di fronte alla Via Lattea. Sullo sfondo l’osservatorio dell’Afam sul Matajur.

La seconda è M3 nei Cani da Caccia, uno degli ammassi più luminosi del cielo ma anche uno dei più difficili da trovare fra quelli “famosi”, almeno per quanto mi riguarda, visto che dal nostro sito osservativo le stelle di riferimento sono appena visibili, a occhio nudo e con visione distolta. E purtroppo non ho ancora la manualità per permettermi di fare star hopping con l’equatoriale utilizzando il solo cercatore ottico…

Poco prima di andare riusciamo ad osservare il terzo oggetto: Giove, che nel frattempo è sorto e, sebbene ancora basso sull’orizzonte, si mostra senza troppi veli insieme ai suoi satelliti. Se ne riescono a distinguere un paio di bande equatoriali a fatica, ma il ribollire dell’aria dovuto alla scarsa distanza dall’orizzonte non lo fa ancora esprimere al massimo delle sue potenzialità.

Mentre cercavamo gli ultimi oggetti, inoltre, ho provato a mettere la reflex sul mio sfigatissimo cavalletto e, impostando tempi di esposizione intorno ai 20-30 secondi, ho catturato le foto che vedete qui. Niente di trascendentale a livello tecnico e qualitativo, ma volevo immortalare la suggestione di un cielo così bello. E pensare che fino a cinquant’anni fa o poco più si aveva a disposizione un cielo molto meno inquinato dalle luci parassite delle città, dei centri commerciali e delle strade, e si poteva osservare anche dal giardino di casa senza essere costretti a scalare le montagne…

I 3 osservatori del cielo

Alla fine, però, fra belati di pecore, cani da pastore, lucciole e fresco venticello abbiamo trascorso una notte alla scoperta del cielo, osservando oggetti che finora non avevamo ancora osservato direttamente, e riscoprendo le vecchie conoscenze (M57, M13, Perseo) attraverso la visione decisamente più appagante regalata da uno strumento più grande e più performante.

Mi resta il dubbio sulla collimazione approssimativa e la frustrazione di non possedere una montatura un po’ più stabile della mia vecchia EQ5… Ma almeno per ora non sento la mancanza del goto e trovo molto più appassionante scandagliare il cielo imparandone costellazioni e saltellando di astro in astro.

Ai piedi dei gemelli

Dopo due mesi di maltempo, ieri sera il cielo era limpido e sereno come non mai e, coincidentalmente, la Luna si era ritirata nei propri appartamenti.
Luna nuova e cielo sereno e stabile: due condizioni rare e preziose per gli astrofili.
Era impensabile, quindi, non caricarsi Fat Jesus in spalla e andare in montagna a fargli prendere un po’ di sano gelo.
Verso le sette e mezza di sera io e la mia fida Maria (beata moglie che mi accompagna al freddo e al gelo di venerdì sera) arriviamo sul campo che, con nostra parziale sorpresa, scopriamo coperto di neve fresca. Dopo un po’ di tentennamento decidiamo di “tentarla”, parcheggiamo l’auto alla bell’e meglio sulla strada quasi per nulla trafficata e iniziamo a montare lo strumento.
Il freddo punge, ma stavolta ci siamo attrezzati con thermos di the caldo e vestiti pesanti.
Ho anche organizzato un “astro tour” degli oggetti visibili, grazie all’ottimo software Skychart.
Il problema principale, però, è orientarmi in un cielo che non conosco molto bene, dato che le mie ultime osservazioni serie risalgono ai primi freddi autunnali.
Trovare Marte, però, non è difficile, e di conseguenza neppure Cancro e M44 sembrano irraggiungibili.
Il mio primo Marte si presenta come un dischetto rosso nell’oculare, luminosissimo. Purtroppo non possiedo oculari di focale corta e qualità paragonabile all’Hyperion da 2″, 8mm, che regna ormai unico sovrano nel portaoculari, sicché spingersi più in alto con gli ingrandimenti attraverso il Kellner da 4mm è quasi solo una perdita di tempo.
L’Hyperion, però, dà il meglio di sé in deep, quindi M44 – piuttosto facile da trovare, anche perché ieri era visibile a occhio nudo – si manifesta meravigliosamente al suo interno. Una spruzzata di stelle appare nei nostri occhi regalandoci una bellissima visione.
Nel frattempo arrivano anche, a sorpresa e in carovana, i colleghi astrofili dell’AFAM, che iniziano il setup dei propri strumenti mentre io e Maria siamo già sul posto da un paio d’ore.
Si chiacchiera, si mostra con orgoglio Fat Jesus, si scrocca qualche spettacolare visione dai loro strumenti decisamente più performanti.
Sotto consiglio di uno di loro provo a puntare M35: “E’ nei Gemelli” – mi dice – “ma non ne conosco la posizione esatta. Sai com’è, con questi puntamenti automatici non è necessario imparare il cielo a menadito…”. Ha ragione, lui, ma la mia EQ5 sfighez ha bisogno delle mie mani intorpidite per muoversi. Sbircio sul Reiseatlas, verifico che la posizione è ai piedi dei gemelli, punto i cerchi del Telrad e – bingo! – M35 appare.
Un’ultima occhiata a M42, sia nel mio che – spettacolare, ricca di dettaglio e filamenti – nel Meade SC 10″ + Nagler di un “collega”, e riporto Maria, intirizzita e stanca, al caldo delle mura domestiche… Non potrò mai ringraziarla abbastanza per starmi vicina in questi momenti estremi!

Quando i soldi non bastano.

A volte ringrazio di non essere ricco.
Mi piacerebbe avere i soldi per costruirmi un osservatorio in montagna, con una testa equatoriale solida come roccia e un tubo dal diametro a dir poco generoso.
Mi piacerebbe avere il portafoglio sufficientemente gonfio per potermi gustare un grosso Schmidt-Cassegrain su una bella equatoriale.
Quando le fantasie svaniscono e torno alla realtà, alle volte mi sento sollevato.
Perché?
Perché essere obbligato a dovermi fare le ossa gradualmente, su sistemi faticosamente acquistati, senza goto e con traballanti montature, mi permette di imparare dove puntare il mio tubo ottico, cosa puntare, cosa guardare.
Fine del preambolo, passo al piatto forte di questo post: la scena a cui ho assistito l’altro giorno in un negozio di astronomia, quasi imbarazzante.

Quando sono arrivato in negozio c’era un signore sulla cinquantina, naturalmente in coda prima di me per avere i servigi del paziente e preparato commesso, che stava palesando l’idea di cominciare con l’astrofotografia.
Eppure non sapeva cosa fosse la posa bulb di una reflex, nè cosa fosse un dark frame. E fin qui potrebbe anche starci.
Segue, però, che non sapeva neppure cosa fosse lo stazionamento di una montatura. E che voleva fare foto solo per “vederci meglio”, ma non aveva idea di cosa fosse un’autoguida.
Insomma, per farla breve alla fine si scopre che possedeva un Takahashi da 90mm su CG5, suo primo e unico telescopio. 4000 euro di attrezzatura.
Ovviamente è assurdo, in casi come questi, acquistare come primo strumento un apo di prima qualità e dal diametro tanto piccolo, quando un lidlscopio di pari dimensioni si pagherebbe una minima frazione e, a parità di utilizzo e di esperienza nel visuale, offrirebbe le stesse soddisfazioni.
Mentre era alla cassa e stava per acquistare una EOS 500D modificata a 800 euro circa, sciorina altri gazillioni di domande che denotano un’estrema ignoranza nel campo (il che non è un delitto, sia chiaro, anzi è la condizione iniziale di tutti noi).
Quindi, durante la tempesta di domande e di richieste avanzate dal signore in questione, si scopre che:
– Avrebbe avuto bisogno di tubo di diametro sufficientemente grosso per poter apprezzare gli oggetti celesti, quindi perlomeno 20cm/8″;
– Avrebbe voluto una montatura con goto perché non sapeva puntare gli oggetti e non sembrava avere intenzione di imparare il cielo;
– Detta montatura avrebbe dovuto pesare meno di 10 chili (già troppi), perché spostare il telescopio dal garage al giardino (!) “gli rompeva i *****oni” (testualmente);
– Il tutto avrebbe dovuto essere estremamente trasportabile per poterlo infilare nel bagaglio a mano durante i viaggi fra le sue 3 abitazioni sparse per l’italico stivale; l’altazimutale del Nexstar 8″ era già troppo ingombrante per lui.

Per fortuna il commesso del negozio, preparatissimo e gentilissimo, ha fornito consigli disinteressati e onesti, estremamente intelligenti, senza farsi ingolosire dalla notevole disponibilità economica dell’avventato cliente.

Da tutto ciò ho dedotto che forse poter spendere soldi con estrema facilità dà un po’ alla testa, a volte… E fa perdere il contatto con la realtà, che invece ogni giorno ricorda a noi poveretti che, per ottenere qualcosa, bisogna lavorare sodo studiando carte stellari, teoria ottica e facendo prove, controprove e fallimenti sul campo, bardati come dei pinguini nelle fredde notti invernali, dopo aver trasportato chili e chili di attrezzatura a decine o centinaia di chilometri da casa.

E ora torno a riscaldarmi davanti al termosifone, ché ho ancora il gelo di ieri sera incrostato sulle ossa.

Fat Jesus

Premessa: non me ne vogliano i cristiani per il titolo di questo post, euforico anzichenò.
Ora ve ne spiegherò il significato.

Tante notti stellate, da maggio a oggi, mi hanno visto piegato o seduto, occhio nel focheggiatore, con le mani a tentare di controllare chirurgicamente l’instabile montatura di Zaphod, il mio Newton 114/900 su EQ-cacca. Passavano le settimane e le sfide alla gravità non accennavano a diminuire, compatibilmente con i tanti impegni e – ahimè – il meteo.
Poi è arrivata l’EQ5, che sono riuscito ad usare una sola volta, intravedendo però un mondo nuovo rispetto alla equatoriale di plastica che avevo usato fino a quel momento.
Poi uno stop, ma dopo un paio di mesi di mancate osservazioni causa viaggi e nozze e tempo infame, il ritorno all’oculare è stato entusiasmante, come testimoniato nel post precedente.
Nel frattempo si stava avvicinando il Natale e i termini della mia auto-promessa stavano per esaurirsi. Quale auto-promessa? Quella che, se a Natale avessi sfruttato decentemente quel pochissimo che avevo, mi sarei regalato un telescopio nuovo.
Fantasticavo su un bel Dobson da 12″, un C8 o addirittura un C9.25, ma il budget di cui avrei dovuto disporre sarebbe stato irragionevolmente alto per me.
Partendo da una EQ5, allora, ho deciso di restare su quello che era un buon compromesso qualità/prezzo e mi sono fatto portare in anticipo da Babbo Natale… Un Newton Skywatcher 200/1000 corredato da un Baader Hyperion da 8mm e due simpatici oculari Super Ploessl da 25mm e da 10mm in omaggio (cinesoni, ma sempre meglio dei miei osceni Kellner di sotto-sotto-sotto-sotto-marca)!
Sulla EQ5 il bestio, che potrei battezzare proprio Fat Jesus, ci sta a pelo, anche se attendo la prima luce notturna per dare giudizi definitivi. Certo è che raddoppiare il diametro è un bel salto in avanti, e in un certo senso sapere già cosa mi attende, dato che ho già ammirato il cielo da un 8″, mi fa venire l’acquolina in bocca!
Ecco perché quest’anno Gesù è grasso. 🙂

Orione!

Dopo un po’ di inattività torno all’oculare anche se solo per una toccata e fuga piuttosto breve dal balcone. Dopo aver constatato con sommo entusiasmo che la volta celeste sembra finalmente propizia, mostrandosi denudata del suo sudario di nuvole e soprattutto esponendo le proprie bellezze invernali alla vista del mio balcone, monto rapidamente Zaphod sul mio treppiede sgangherato e comincio la – breve, a dire il vero – ricerca.
Per prima cosa un’occhiata alle meravigliose Pleiadi, le sette sorelle che si manifestano ovviamente nel loro splendore.
Poi si passa alla classica occhiatina al doppio del Perseo, sempre foriero di belle sensazioni e appagante per la vista e per i sensi.
Da lì, la galassia in Andromeda vien da sè.
Infine… Provo a cimentarmi, si fa per dire, con uno degli oggetti di cui ho sempre sentito parlare ma che non sono mai riuscito ad osservare: M42, la celeberrima nebulosa di Orione.
Lo star hopping è a dir poco banale, anzi non esiste. Dalla cosiddetta cintura di Orione basta “scendere” qualche grado e trovare una bella tripletta apparente di stelle e puntare la stella di mezzo. E’ stato sufficiente, con i miei 900mm di focale per 114mm (sigh) di apertura, usare il 25mm per iniziare ad osservare con profitto questa splendida nebulosa.
Passando ai 9mm e infine ai 4, questo oggetto mi ha deliziato per qualche decina di minuti, durante i quali mi sono chiesto cosa avrei potuto osservare dal un luogo più buio e con un maggiore diametro.
Con 114mm la nebulosa inizio a vedere la sagoma della nebulosa nonostante l’inquinamento luminoso del sito e il poco adattamento del mio occhio al buio.
Chissà che a Babbo Natale non mi venga voglia di chiedere quel Newton da 200… Ma la mia EQ5 lo terrà? Brrr…

Ritorno all’oculare

Dalla mia ultima osservazione sono passate ormai settimane, tutte piene di preparativi, nozze, luna di miele e pubbliche relazioni.
Novembre, poi, reca in dote un velo grigio che soffoca il Sole e ammanta le stelle.
Infine, scoprire un approccio più “studiato” alla fotografia e dotarsi di reflex mi ha temporaneamente fatto accantonare la febbre da osservazione astronomica.
I primi amori, però, difficilmente si scordano, e infatti il chiodo fisso di inaugurare degnamente la mia EQ5 con Zaphod non è mai svanito.
Previsioni del tempo ed effemeridi alla mano, aprendo il fido Stellarium mi si è parato davanti uno spettacolo quasi totalmente nuovo: quel cielo d’inverno in cui mai, prima d’ora, ho cercato oggetti di cielo profondo.
Le Pleiadi, la nebulosa di Orione, tutti gli ammassi aperti e le galassie da M33 a M38 e oltre passando per un numero imprecisato di NGC, mi aspettano pazienti da lassù.
E, con loro, mi aspetta il freddo delle notti invernali all’aperto, che dovrò alternare con gli impegni serali di un campionato iniziato da poche settimane!
L’aspetto positivo di tutto ciò è che ormai la notte comincia molto presto…

Ritorno all'oculare

Dalla mia ultima osservazione sono passate ormai settimane, tutte piene di preparativi, nozze, luna di miele e pubbliche relazioni.
Novembre, poi, reca in dote un velo grigio che soffoca il Sole e ammanta le stelle.
Infine, scoprire un approccio più “studiato” alla fotografia e dotarsi di reflex mi ha temporaneamente fatto accantonare la febbre da osservazione astronomica.
I primi amori, però, difficilmente si scordano, e infatti il chiodo fisso di inaugurare degnamente la mia EQ5 con Zaphod non è mai svanito.
Previsioni del tempo ed effemeridi alla mano, aprendo il fido Stellarium mi si è parato davanti uno spettacolo quasi totalmente nuovo: quel cielo d’inverno in cui mai, prima d’ora, ho cercato oggetti di cielo profondo.
Le Pleiadi, la nebulosa di Orione, tutti gli ammassi aperti e le galassie da M33 a M38 e oltre passando per un numero imprecisato di NGC, mi aspettano pazienti da lassù.
E, con loro, mi aspetta il freddo delle notti invernali all’aperto, che dovrò alternare con gli impegni serali di un campionato iniziato da poche settimane!
L’aspetto positivo di tutto ciò è che ormai la notte comincia molto presto…

Giovilunio

Lo so, lo so… Esistono migliaia di foto, milioni anzi, migliori di questa.
Allora perché la pubblico? Beh, semplicemente perché questa ha una proprietà che nessun’altra ha, per ora: è stata scattata dal sottoscritto!
Questa ripresa è stata un piccolo passo per me e un passo ancor più piccolo per l’umanità, ma immortalare Giove e Luna in congiunzione con la E-520 è stato piacevole.
In fondo sono senza esperienza, senza scatto flessibile e con un cavalletto da 15 euro costruito in leghe così leggere da dubitarne la provenienza terrestre, con una reflex entry level che, seppur più che adeguata alle mie esigenze, agli ISO alti comincia a piangere gridando “vojo la mamma”…
Per questa mia prima ho optato per ISO bassi (100), provando a sommare in Photoshop (e aggiungendo un po’ di sharpen al risultato) otto scatti da 1/100 di secondo presi con Olympus E-520 e lente Zuiko (di quelle fornite in kit) a 150mm.

P.S. Per la versione grande, se siete masochisti o curiosi, puntate pure il browser a questa URL: http://www.flickr.com/photos/42092453@N07/3967047478/