Mi ricordavo montagne verdi?

Oggi, tornando a casa dall’ufficio, mi sono reso conto di un altro aspetto della mia vita che è stato influenzato dalle osservazioni astronomiche.
Vivendo a ridosso dell’arco alpino ho sempre avuto davanti lo spettacolo delle montagne, alle quali però non ho mai prestato l’attenzione dovuta.
Ora, invece, osservo sempre i monti per cercare di capire quale seeing e quanta foschia ci si potrà aspettare dalla serata. Un azzurro troppo intenso o scarsa visibilità possono essere presagi di una serata minata da un’insoddisfacente visibilità.
Anche tentare di individuare le vie che potranno portarmi verso un cielo più buio è un esercizio che mi sembra utile e costruttivo, oggi.
E poi il cielo, al cui fascino sono legato da quando ho memoria, non ha mai ricevuto tutte queste attenzioni come nell’ultimo periodo. Scrutandolo con fini meteorologici, dita incrociate per chiedere pietà al sempiterno giovepluvio nelle notti di Luna nuova, scopro formazioni nuvolose di tutte le forme, colori e sfumature sulle quali poche volte mi sono soffermato così a lungo.
E’ probabile che io sia cambiato con l’età, ma credo che queste differenze rispetto al passato siano dovute principalmente alla passione per l’osservazione del cielo, che in qualche modo mi ha (ri)avvicinato alla Natura.
Non si vive di soli specchi e lenti!

Cerco un centro di gravità permanente

Lo ammetto: quella canzone non mi è mai piaciuta.
Considero i centri di gravità permanenti come limitanti, in quanto promettono certezze che in realtà si rivelano effimere esattamente come quasi ogni cosa in questa vita.
Questo blog però non parla di filosofia povera, bensì di astronomia e osservazioni del cielo, campo in cui la stabilità riveste un ruolo di primaria importanza.
Torniamo a noi, allora.
L’errore principale di molti neofiti, quasi tutti, è quello di guardare in ordine inverso alle caratteristiche di un telescopio.
Per prima cosa, il novellino viene attratto dalla computerizzazione, il cosiddetto GoTo, quel magico espediente che gli permetterà di puntare qualsiasi oggetto senza neppure conoscere mezzo asterismo al di fuori del Grande Carro.
In seconda istanza, ma molto più distanziato, c’è il diametro dell’obiettivo. Il principiante ha una vaga sensazione che le dimensioni contano, anche se spesso non ne ha ben chiaro il motivo.
L’ultimo aspetto preso in considerazione dal neofita è la montatura, cioè quella massa metallica più o meno pesante e ingombrante che dovrà sostenere il complesso.

A chi ha già provato l’ebbrezza di utilizzare un telescopio risulta chiaro che l’ordine sopraelencato è palesemente inverso.
Un telescopio deve essere stabile, per prima cosa; non riuscire a mettere a fuoco un corpo celeste a causa delle continua vibrazioni è frustrante e improduttivo.
Poi ci vuole il diametro, per raccogliere quanta più luce possibile. Anche una differenza di apertura non esagerata può essere sensibile sui piccoli strumenti ed influire minimamente sul modo in cui un oggetto appare nell’oculare.
Infine, se proprio avanzano dei soldi, si può pensare a un sistema computerizzato.

Dopo questo sproloquio inutile e dannoso per la salute del lettore passo al succo del discorso, e cioè che ormai, dopo aver installato il cercatore ottico 6×30 sul mio Newton 114/900, le vibrazioni del tubo sono ormai ingestibili. Se prima erano fastidiose soltanto in fase di spostamento manuale del tubo e soprattutto mentre si fuocheggiava, ormai anche solo i movimenti micrometrici generano oscillazioni tali da frustrare ogni tentativo di osservazione.
Per questo motivo ho deciso, ancora prima di passare a uno strumento più grande e performante, di stabilizzare Zaphod per spremerlo al meglio delle sue scarse possibilità.
Chissà se spendendo una cifra modesta, diciamo intorno ai 150 euro, riuscirò a dotarlo di montatura EQ5 o qualcosa di simile. Per ora ho fra le mani una Super Polaris della Vixen, della quale ho sentito parlare solo bene nonostante la veneranda età.
Vedremo se entrerà in casa mia dopo un piccolo sforzo economico per dare solidità al mio tubottolo sfigato.

Vedo la luce!

Essere illuminati non è una gran cosa quando si è portatori del morbo dell’astrofilia.
Ieri sera mi ero avventurato nuovamente in collina esattamente nel posto in cui avevo osservato la sera precedente, stavolta portandomi dietro sorella minore e relativo moroso, interessato anche lui all’argomento nonché possessore di un piccolo rifrattore che per l’occasione ha dimenticato a casa, mannaggia a lui!.
Dopo una carrellata di oggetti celesti facili, compresa un’occhiata a quella M57 che da tanto tempo stavo snobbando e si è presentata quasi in forma anulare nel 9mm di Zaphod, ho provato senza troppa convinzione ad avventurarmi nei meandri del Sagittario che, ahimè, si trovava bassa e proprio su quell’orizzonte sud pesantemente inquinato dalle luci della pianura.
Su consiglio del buon Marco Longo (redeifiordi, http://marcolongo.blogspot.com ) volevo tentare l’individuazione di alcuni dei molti oggetti presenti in quella costellazione. Non ho insistito più di tanto per non tediare gli “ospiti”, in quanto preferisco tenere per me e per gli amici più appassionati il sapore della scoperta e soprattutto la sconfitta del fallimento, ma sono riuscito a dare un’occhiata almeno a M22.
Sospettavo di non poterne vedere fuori chissà che, dato che già M13 che si trova quasi allo zenit non viene risolto nemmeno in periferia da strumenti come il mio, ma l’altezza sull’orizzonte e la luminosità hanno reso difficile anche solo rintracciare l’oggetto, che si è presentato nell’oculare come uno sbuffo appena percettibile. Girovagando a caso nel Sagittario, poi, si potevano intravedere alcune macchioline che avrebbero potuto essere gli altri oggetti famosi e – dicono – luminosi che si trovano in quella zona di cielo (M17, M8, M20).
Niente da fare insomma, mi tocca trovare un posto in cui l’orizzonte sia aperto e non inquinato.
Maledette luci artificiali!

Trentaseo!

Cosa fare la sera di ferragosto quando l’aria è tersa e il cielo sereno?
Cosa può esistere di meglio che partire per l’alta collina con la fidata e adorata Maria al seguito, caricando in auto il 114 Newton che ho nominato Zaphod in onor di Beeblebrox?
Trovato uno spiazzo con vista mozzafiato sulla pianura a sud, e dolci colline e fitti boschi tutt’intorno, abbiamo scaricato montatura e tubo e, dopo rapida e sommaria messa in stazione, iniziato ad orientarci in cielo.
La volta era inevitabilmente illuminata nella direzione delle città, ma non così tanto da infastidire le osservazioni.
Lo spettacolo della Via Lattea a occhio nudo, mozzafiato, ci ha rapiti per parecchi minuti prima che iniziassimo a brandeggiare il tubo per inquadrare qualche oggetto celeste.
Mentre strani animali producevano altrettanto strani versi a pochi metri da noi nel buio più totale, l’aria umida si faceva pungente e la stanchezza iniziava ad appesantire le nostre palpebre.
Per questi motivi la sessione è stata breve ma appagante, e non solo per me.
Maria ha potuto apprezzare M13, M31, Giove nitido e dettagliato come non mai, con le evidenti bande tratteggiate con decisione dai pessimi oculari cromatici di Zaphod.
La ragazza, nonché imminente moglie, ha apprezzato in particolare gli oggetti deep sky, nutrendo tiepido interesse nella danza siderale inscenata ogni notte dalle stelle multiple.
Qualche giro per doppie e, come gran finale, un oggetto che non avevo mai inquadrato nel mio strumento: il famoso doppio ammasso del Perseo.
Trovarlo non è stato difficile, una volta capito dove cercarlo. D’altra parte era già visibile nel binocolo…
Applicando la solita spannometria rapida del tipo “due stelle luminose, una su, due a destra, un’altra coppia, gira a destra e dovresti esserci, a quel punto in caso chiedi informazioni a un passante” ho potuto finalmente ammirare il Doppio nell’oculare.
Incredulo, ho chiesto al mio cervello la conferma: “Sei Perseo?”
“Trentaseo”, mi ha risposto.
Sapevo di non potermi fidare.

Un nuovo compagno di giochi per Zaphod

L’esperimento del “cinesino” è miseramente fallito. Dopo neppure un utilizzo, fra mille difficoltà e con risultati scarsissimi, la colla ha ceduto e mi sono trovato il supporto in una mano e il binocolino nell’altra.
Preso il coraggio a due mani, ho affrontato un’ingente spesa di ben 30 euro acquistando un cercatore ottico 6×30. Sul sito da cui acquistavo c’era scritto che, per installarlo, avrei avuto bisogno di un attacco universale a coda di rondine, disponibile fra gli accessori. Altri 18 euro, ma ho stretto i denti e ho proseguito.
Tempo tre giorni e il corriere bussa alla porta consegnandomi il pacchettino dalla Germania. All’apertura mi sono subito accorto di come le istruzioni sul sito fossero quantomeno fuorvianti: nei 30 euro iniziali era già compreso un attacco a coda di rondine, rendendo pressoché inutile il secondo che assumeva subito il ruolo di doppione!
Scornato, mi sono dedicato quindi alla foratura del tubo ottico e all’installazione del nuovo cercatore, non senza qualche apprensione dovuta alla mia completa inesperienza in fatto di bricolage.
Ciononostante il montaggio è terminato positivamente e in maniera indolore. Dopo un allineamento alla luce del giorno, la notte stessa mi si è aperto un nuovo mondo.
Accostare prima l’occhio al Telrad per inquadrare grossolanamente la zona di cielo desiderata, per poi passare al reticolo del cercatore ed infine ficcare le pupille nell’oculare è un procedimento assai più appagante e redditizio di quello che seguivo fino a qualche giorno fa, quando il secondo step era inesistente!
Mai più senza cercatore ottico!

Le osservazioni dei poveri draghi

Con la Luna al 90% circa, alta in cielo, è uno spreco recarsi in montagna per le osservazioni, ma ciò non toglie che qualche soddisfazione si possa avere anche dal balcone di casa.
Essendo lo stesso orientato ad ovest, purtroppo, Luna e Giove in questo periodo sono fuori portata, ma sfogliando le carte del cielo mi sono accorto di come la volta celeste mi abbia riportato sotto tiro interessanti oggetti.
Un’occhiata ad Albireo, Beta Cygni, non si può negare. Il fascino di questa doppia arancione e blu, infatti, è sempre immenso.
Nella costellazione del Drago, però, non mi ero mai avventurato prima.
Stavolta ho provato Nu Draconis, invisibile ad occhio nudo dal mio sito urbano accessoriato con Luna seminuova.
Beh… Spostandomi con il Telrad ad occhio valutando la possibile posizione relativa rispetto alle due stelle di “testa” del Drago, ho messo l’occhio nel nuovo cercatore 6×30 installato su Zaphod e ho scorto un puntino poco luminoso.
Facendo poi balzare l’occhio nell’oculare a 36x ho potuto godere della visione di questa bella doppia, e della soddisfazione di avere avuto la fortuna di inquadrarla al primo tentativo senza sforzi nonostante le condizioni osservative non ottimali.
In definitiva, stasera è stato un piacevole “mordi e fuggi”!

Lammerica

Matematica: un euro vale, in questo periodo, circa 1.4 dollari USA. Mica male.
Economia: molti beni prodotti negli States costano decisamente meno che da noi.

Matematica + Economia = Grosso Risparmio

L’equazione però è soddifatta esclusivamente se si riescono ad evitare dazi doganali e pagamento IVA, il che è naturalmente illegale.
A meno che non ci si trovi per diporto negli USA, mettiamo in viaggio di nozze verso ottobre/novembre, e si riceva casualmente un regalo dalla propria neo-consorte.
In tal caso il regalo, quando riportato nell’italico stivale, non sarebbe propriamente contrabbandato, vero?
Tutto ciò non succederà, ma se dovesse succedere non mi dispiacerebbe pensare a un OTA da 80mm apocromatico della Orion, di quelli a focale veloce, da portare come bagaglio a mano.
Messo su una EQ6 o una Losmandy GM8, magari usate, dovrebbe fare il suo sporco lavoro non solo in visuale ma anche in astroimaging.
La tentazione è forte…