Day 7: Autumn in New York

PA304112002Alla seconda giornata di sole consecutiva, evento accolto con sollievo dai due girovaghi perché ha consentito a gran parte della metropoli di asciugarsi, decidiamo di visitare il famoso Central Park, che avevamo già intravisto il primo giorno. La cosa più sbagliata è pensare che Central Park sia “solo” un parco, sebbene molto grande. In questa gigantesca area verde, così estesa da richiedere agli inservienti mezzi a motore per potervisi spostare, contiene laghetti, fontane, statue, noleggi per barche a remi, piste ciclabili, aree “quiet”, riserve per il birdwatching, uno zoo, un campo da baseball e perfino un castello ottocentesco, e l’elenco potrebbe continuare! PA304157003Non è così strano, perciò, se il newyorkese medio adora questo parco e lo usa per far jogging, per farci giocare i figli o semplicemente per cercare un po’ di quiete pur restando all’interno della convulsa Manhattan.

Il parco è popolato in ogni dove da scoiattoli ben in carne, che evidentemente non faticano a procacciarsi il cibo grazie all’aiuto dei visitatori.

PA304065001Come ogni turista che si rispetti, non possiamo non fare delle foto accanto alla meravigliosa statua bronzea raffigurante Alice nel paese delle meraviglie insieme a cappellaio matto e bianconiglio, omaggio a Lewis Carrol.

Per visitare l’intero parco ci vorrebbero probabilmente non meno di due giornate di intenso cammino, per cui ci accontentiamo, almeno per il momento, ed usciamo per dirigerci verso il MoCCA (Museum of Cartoon and Comic Art). PA304230006Fatichiamo un po’ a trovarne l’entrata, che non è segnalata se non dal numero civico dell’edificio, che contiene anche altri uffici e attività varie. In effetti più che di un vero e proprio museo si tratta di una mostra per soli appassionati di fumetti come il sottoscritto, che non ha per nulla disprezzato l’esposizione di tavole originali di David Mazzucchelli, autore che ha lavorato fra gli altri a Daredevil con Frank Miller (Sin City).

Dirigiamo le nostre stanche membra verso la fifth avenue, tramite la quale giungiamo a Washington Park ove troneggia un enorme arco, sotto il quale un gruppo di uomini di colore sta improvvisando musica acapella che fa impallidire i neri per caso.PA304211004

Da qui ci addentriamo nel Greenwich Village (mi raccomando “grenic”, non “grinuic”!), che di primo acchito pare più curato e residenziale dei Village all’est.

Noi, però, siamo qui per un negozio in particolare, l’impronunciabile MXYPLYZYK, ricco di oggetti di design e gadget divertenti. La giornata termina… Alla lavanderia automatica vicino all’albergo, dove siamo portati dalla nostra coscienza a lavare la biancheria e i vestiti di questa prima settimana di intensa grande mela!

Prima di lasciarvi, vi ho già detto che su tutte le stazioni di metropolitana di New York abbiamo visto una sola scala mobile? Al 99.9% si usano le scale normali, e le gambe ringraziano!

P.S. Mi scuso per l’orribile qualità delle foto che sto postando ma da un display 10″ e in fretta e furia è davvero difficile riuscire a fare di meglio! 😀

Day 6: Mamma Mia!

PA293908003Dopo due giorni di pioggia finalmente è tornato il sole su New York City. Quale momento migliore per scarpinare un po’, quindi?

PA293902002Il nostro itinerario di oggi ci porta prima nell’East Village e poi nel Lower East Side, zone della città in qualche modo simili tra loro: pochi grattacieli e molti palazzi in ghisa e mattoni, e un sacco di negozietti apparentemente insignificanti ma che in realtà nascondono grosse sorprese in quanto ad assortimento e – a volte – anche in quanto ai prezzi praticati, inaspettatamente alti. PA293883001

L’atmosfera è pulsante in queste zone in continuo mutamento, come dimostrano le innumerevoli attività che aprono, chiudono, languono o prosperano. Allo stesso tempo tutti i cantieri e i lavori in corso danno anche un’aria un po’ decante a questi quartieri, soprattutto al Lower East Side che, a differenza dell’East Village, vanta una minore concentrazione di negozietti per così dire “naif”.

A Lower East Side, però, si trovano delle aree verdi tutto sommato rilassanti, un toccasana per gli abitanti della zona, e un mercato al coperto che vende davvero di tutto e vale una visita.

PA293935004Dopo un estenuante camminata arriviamo al Manhattan Bridge, “gemello adottivo” del più famoso ponte di Brooklyn che superiamo per arrivare alla zona dei moli, South Street Seaport, e in particolare al Pier 17.

Il pier 17 offre un centro commerciale, un museo nautico con velieri risalenti ai primi anni del XX secolo e un’ottima vista sui ponti e sul fiume. PA293982005Il museo è chiuso e davvero poco frequentato, e  non c’è molto altro degno di nota in un’area che, un temp0, pare essere stata un notevole centro d’attrazione per turisti.

Coi piedi dolenti insaccati nelle scarpe Maria si risolleva il morale con un po’ di shopping in una boutique Guess che pratica saldi pazzeschi e riesce a portarsi a casa a prezzo irrisorio un bel giubbottino spelucchioso.

Prima, però, proviamo una tappa allo sportello TKTS di South Street Seaport per tentare la fortuna coi biglietti di Broadway, in uno dei teatri che registrano costantemente il tutto esaurito. Alla fine scegliamo Mamma Mia!, il musical la cui colonna sonora è formata esclusivamente da canzoni degli AbbA, che va in scena al Cadillac Winter Garden vicino Times Square.

Lo spettacolo è all’altezza della fama, effettivamente, e devono pensarla allo stesso modo le signorotte americane sedute davanti a noi che cantano e ballano le canzoni della loro giovinezza, ma bisogna ammettere che anche nello sperduto Friuli gli amanti del musical possono trovare di che stuzzicarsi il palato… E più a buon prezzo!

La curiosità del giorno: a New York i cessi (sì, i cessi) sono pieni d’acqua e mancano sia bidet che spazzolone. Frustrante, vi lascio immaginare le orribili dinamiche di cui si è vittima.

Day 5: MAD, MoMA e non solo

PA283650001Anche oggi pioggia battente a New York. Ora leggera ma fastidiosamente intensa, ora violenta e martellante. In queste condizioni è stata una scelta pressoché obbligata quella di rinchiudersi in due dei musei che avevamo previsto di visitare. Scesi dalla metro a Columbus Circle verso le 10 di mattina troviamo rifugio, in attesa dell’apertura del Museum of Arts and Design (MAD), al Time Warner Center, centro commerciale su più piani dall’aria molto curata. Fra le attrazioni più interessanti per il sottoscritto una immensa libreria. Forse torneremo nei prossimi giorni ad esplorare il resto del centro, chissà.

Una volta entrati al MAD, del quale riesco a rubare uno scatto prima di essere rimbrottato da parte della security che mi chiede di consegnare le “armi”, ci troviamo di fronte la sterminata collezione di spille di Madeline Albright, ambasciatrice degli USA della gestione Clinton. PA283658002La Albright aveva la peculiarità di indossare una spilla diversa a seconda dell’occasione, utilizzando questo ornamento per comunicare o esprimere, più o meno sottilmente, le proprie posizioni quali ad esempio la propria disponibilità al dialogo o il proprio appoggio alla persona con cui stava trattando. Seguono altri piani interessanti di oggettistica, design e arte moderna molto particolare realizzata con materiali poveri.

Dopo aver trangugiato per 5 dollari un panino lungo un piede (30cm) da Subway, arriviamo al celeberrimo e celebrato Museum of Modern Art, quel MoMA che, contrariamente al MAD, infastidisce costringendo a un eterno check-in e tradisce le aspettative. PA283713003Probabilmente non sono la persona più indicata per godere di un’esposizione di arte moderna, ma proprio non riesco a trovare gradevoli o significativi dei lavori quali un quadrato completamente bianco oppure un filo di rayon teso a forma di semplice trapezio. Interessanti però le aree dedicate al design, nonché qualche opera di Van Gogh, Klimt, Picasso, Dalì, De Chirico, mentre i vari Monet, Manet, Matisse, Mondrian e compagni non mi hanno mai destato il benché minimo interesse.

Usciti dal MoMA ci dirigiamo alla gigantesca New York Public Library, che ospita centinaia di migliaia di tomi, mappe, volumi di qualsiasi epoca, dalla Bibbia di Gutenberg ai best seller dei giorni nostri. E’ decisamente troppo grande per essere visitata in tempi umani, senza pensare a tutto il tempo che servirebbe solo per leggere il titolo di un libro su cento. Il palazzo Beaux Arts merita perlomeno un’occhiata, ad ogni modo.PA283820006

Ci incamminiamo verso Times Square, che incarna l’idea che molte persone hanno di New York, così costantemente illuminata a giorno dagli enormi schermi pubblicitari, prima della quale avvistiamo Macy’s, che viene altisonantemente descritto come “The larger shop of the world”. Da incauti visitatori ci accorgiamo, una volta entrati, che la nomea potrebbe non essere esagerata: questo negozio è formato da quattro palazzi collegati internamente fra loro in un solo negozio, che offre qualsiasi articolo per la casa, la cura personale e l’abbigliamento, per uomo donna bambino e semidio, nonché diverse zone ristorazione fra cui un grande Starbucks.

Ci ripromettiamo di tornarvi con più calma e meno stanchezza e proseguiamo verso la meta agognata: il Bubba Gump. PA293842008Questo locale di Times Square prende ispirazione dal film Forrest Gump, in cui il protagonista conosce Bubba, pescatore di gamberi della Louisiana. Va da sé che il menù del posto è a base di gamberi e crostacei assortiti, serviti in abbondanza e cucinati in tutti i modi conosciuti e sconosciuti. Il cibo è buono e la cornice è pittoresca, con cartelli recanti citazioni dal film, ambienti ricreati alla perfezione e oggettistica varia, sempre legata al film stesso.PA293826007

Unico neo della serata: due ragazzi lasciano sul tavolo oltre cento dollari (!) per aver mangiato aragosta al vapore e qualcosa d’altro, ma due minuti dopo un cameriere è anticipato da un altro ragazzo che intasca il contante e aumenta il passo fino all’uscita. Passato un istante di “stordimento”, chiamo il cameriere e lo avverto del misfatto, ma ormai è troppo tardi e il malfattore si è perso a Times Square, per giunta pattugliata da polizia in ogni dove.

La cameriera, laconica, alza le spalle e sospira “New York City…”. Come dire che, anche dietro una patina di lussureggiante sfavillìo, la natura umana resta sempre la stessa.

Day 4: Emozioni planetarie

PA273525001La giornata di oggi, funestata dalla pioggia battente, comincia con la visita al National Museum of Natural History.

La prima tappa in questo gigantesco edificio che copre l’equivalente di quattro isolati è il planetario. Quando si spengono le luci e inizia la proiezione lo spettacolo è terribilmente emozionante: si viaggia nel sistema solare, ci si libra dentro e intorno a nebulose, stelle e galassie. I momenti salienti, come esplosioni di supernovae e viaggi a velocità elevatissima, sono accompagnati da vibrazioni sull’intero sedile. Per un non appassionato come Maria lo spettacolo è stato bellissimo, ma per il sottoscritto è stato quasi da lacrime agli occhi!PA273582003

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Il resto del museo, per quanto interessante, per me non riesce ad eguagliare neppure lontanamente lo splendore del planetario, ed essendo vastissimo può risultare scoraggiante da visitare con un minimo di attenzione.

Dopo un pasto a base di falafel e hummus in un graziosissimo ristorante israeliano su Amsterdam Avenue proseguiamo verso l’itinerario del giorno, che ci porta a Soho, Noho e Nolita. PA273611004Questi quartieri presentano, a prima vista, meno attrattive agli occhi del turista, ma i loro tipici edifici in ghisa e l’atmosfera particolare che si respira, molto casual-chic e “artistica”, li rendono una tappa obbligata del tour di chi, come noi, vuole comprendere il più possibile questa città. Passando da Queens a Brooklyn, da midtown a Chinatown, da downtown a Soho, si ha la netta sensazione di trovarsi non già in quartieri differenti, bensì in città diverse. Stili di vita, traffico, negozi e passanti sembrano diversi fra loro.

Ci lasciamo andare a un po’ di shopping in un megastore Adidas, poi nel negozio del MoMa (museum of modern art), pieno di oggettini di design a buon mercato, e infine in un meganegozio cinese che vende di tutto, dai kimono al the.

L’unica paura è che sono passati quattro giorni e abbiamo visitato solo un’unghia di Manhattan; questa città è così vasta… Riusciremo a visitare almeno le cose che ci eravamo ripromessi di vedere prima di partire?

La considerazione del giorno: la gente di New York è in genere molto educata. I commessi sono sorridenti e disponibili, la gente per strada chiede scusa anche se sei tu a urtarla, le code ai musei e alle varie attrazioni sono rispettate con educazione. L’unico che ci ha urtati senza chiedere scusa è stato, guarda caso, un italiano!

Day 3, Pt. II: Sapore ad alta quota

IMG_0208Per festeggiare degnamente compleanno e luna di miele ho deciso di portare la consorte in un posto pittoresco, il “The View Restaurant.”

Il nome fa intuire la “panoramicità” del luogo, ma non ci si crede finché non ci si arriva.

Il “The View” si trova nel bel mezzo di Times Square, che anche di notte è illuminata a giorno da enormi schermi pubblicitari e luci di ogni colore, forma e dimensione. Uno spettacolare insulto al risparmio energetico, insomma. Entrando nell’edificio del ristorante, il Marriott Center, giunti al terzo piano ed esibita la prenotazione si prende uno degli ascensori in vetro che, come proiettili, volano fino al quarantasettesimo piano suscitando anche un po’ di apprensione nel sottoscritto vedendo centinaia di metri frapporsi rapidamente fra noi e il terreno.

Giunti di sopra la vista è Mozzafiato, con la emme maiuscola voluta. La parte circolare dell’albergo, quella dove si trovano i tavoli dei clienti, ruota lentamente su sé stessa compiendo un giro completo ogni ora, offrendoci una vista inconsueta di Manhattan dall’alto.

Passati i primi istanti di sconcerto e un po’ di timore per l’inusitata altitudine mi godo la cena che è di buon livello ma non certo il piatto forte di questo ristorante; concedetemi un po’ di romanticismo, ma la mia splendida moglie e la vista su Manhattan sono i panorami migliori che potessi desiderare. 🙂

Day 3: Grosso pasto a Chinatown

PA263331La giornata di oggi è cominciata con un po’ di sano shopping nel negozio ebreo di cui si parlava ieri; assurda l’organizzazione, la competenza dei commessi e la loro disponibilità.

Dopo aver vuotato ancora un po’ i conti in banca con acquisti mirati abbiamo proseguito verso nord per visitare la mitica Chinatown. Qui il passante è assaltato da un turbine di colori, profumi, odori e sensazioni. Fra banchi di strana frutta, negozi che vendono qualsiasi cosa e anche di più, ristoranti e fast food per non dimenticare qualsiasi attività legale e probabilmente illegale, a Chinatown si trova davvero di tutto. I gusti del gelato che ho mangiato lo dimostrano: fagioli rossi e the verde! PA263342 Tra le vie si trovano anche dei templi buddhisti, fra cui il più importante contiene una statua d’oro del Buddha alta cinque metri. Entrare in questi luoghi incute soggezione per la pace e l’atmosfera dei quali sono pregni. Ci sentiamo anche un po’ in colpa ad essere lì in veste di turisti, perciò cerchiamo di comportarci nel modo più rispettoso possibile. PA263353 Proseguiamo la nostra giornata in un ottimo ristorante malese e troviamo, inglobati fra le vie dell’arrogante Chinatown, ciò che resta di Little Italy: qualche via con ristoranti, negozi e gastronomie italiane, poco più di una spruzzata di folklore del nostro stivale a New York.PA263366

Poiché oggi non possiamo rientrare tardi causa cena di festeggiamento compleanno del sottoscritto, saltiamo la visita a South Seaport e ci incamminiamo sul celeberrimo ponte di Brooklyn.

PA263409Il mitico ponte è ancora decisamente affascinante con i suoi due enormi pilastri in muratura, nonostante sia affiancato dal più recente Manhattan bridge, di architettura simile.

Al termine del ponte si arriva – strana coincidenza! – proprio al quartiere di Brooklyn (non l’avreste mai detto, eh?), che visiteremo nei prossimi giorni ma appare come una graziosa zona residenziale. PA263421Il sindaco Bloomberg, inoltre, sta ampliando il parco di Brooklyn per “permettere ad ogni cittadino di poter raggiungere un parco nel giro di dieci minuti”.

Trascorriamo l’ultima mezz’ora nel bel parco, nel quale si radunano mamme e tate coi bambini, artisti, fotografi, coppiette. PA263453Ci passano davanti aerei, elicotteri, lance della polizia e persino una petroliera che sfiora le volte dei ponti.

Delle curiosità finali prima di lasciarvi: la prima è che a NYC c’è un poliziotto a ogni angolo di strada, il che fa sentire sempre relativamente sicuri; la seconda è che trovare una stazione della metro che sia fornita di scale mobili è difficilissimo, per cui bisogna armarsi di forti gambe e molto fiato; la terza è che non è vero che tutti gli americani sono obesi, anzi; a New York c’è una bassissima percentuale di persone grasse, oserei dire decisamente minore che in alcune zone d’Italia. In generale la gente è piuttosto in linea, mentre le persone sovrappeso rappresentano una davvero trascurabile minoranza.

Day 2: Downtown

PA253035005L’itinerario autocostruito di oggi ci ha portati all’estremità meridionale di Manhattan, là dove un traghetto gratuito porta ogni giorno pendolari e turisti a Staten Island passando proprio davanti a uno dei monumenti più famosi del mondo: la Statua della Libertà. Anche da lontano non sembrava così piccola come alcuni avrebbero voluto farmi credere…

Ci concediamo una passeggiata a Staten Island, lontano dal caos frenetico di Manhattan, dove assistiamo a parte di un allenamento della locale squadra di baseball di highschool. PA253109008Lo sport qui negli States dev’essere preso molto sul serio, dato che l’organizzazione, le strutture e la quantità di attrezzature e personale a disposizione di questi ragazzini sono superiori a quelle in dotazione alle nostre serie A di basket. PA253076007Torniamo sulla terraferma, dove il sole riprende a scaldarci dopo essere stato sovrastato da un gelido vento per tutta la durata della traversata, per visitare il museo degli indiani d’America. L’ingresso è gratuito e i reperti molto interessanti; peccato solo che sia molto piccolo, quindi decisamente non allineato con tutto il resto della città.

PA253173012Risaliamo lungo Broadway passando per Wall Street e tutto ciò che questa celeberrima via contiene, compreso set cinematografico di non sappiamo quale film.

Sulla strada approfittiamo per visitare la Trinity Church, bellissima chiesa in stile neogotico, e proseguiamo verso Ground Zero che si presenta ai nostri occhi come un enorme cantiere circondato da palizzate recanti informazioni sul memorial che verrà costruito al posto delle due defunte torri gemelle. PA253214013

PA253230014Dopo una puntata, peraltro piuttosto lunga, al Century 21, enorme discount su più piani di abbigliamento di marca in cui – ad esempio – è possibile acquistare camicie Ralph Lauren a 20 dollari, proseguiamo verso il termine del nostro itinerario odierno, il municipio con annessa piazza: City Hall.

Per giungere là percorriamo Broadway ed attraversiamo Canal Street, centro di Chinatown, a cui gettiamo un occhio veloce sapendo che farà parte del nostro itinerario di domani o dopodomani.

Broadway è una avenue lunghissima, resa famosa dai teatri, molto modaiola e piena di possibilità di shopping ma decisamente più alla mano della lussuosa Fifth Avenue. PA253243015

Terminato il nostro dovere culturale odierno decidiamo di andare all’angolo fra la 34 e la 9th avenue a far visita al mitico megastore B&H. Questo negozio, guarda caso immenso (l’avreste mai detto qui a NY?) contiene telescopi, macchine fotografiche, computers, videocamere e in genere tutto ciò che è ottica, fotografia ed elettronica. E’ interamente gestito da ebrei competenti e disponibili, è terribilmente efficiente, permette di provare quasi qualsiasi articolo prima dell’acquisto, propone prezzi concorrenziali e dispone di un sistema sopraelevato di nastri trasportatori che smistano la merce fino alle casse. Una parola per descriverlo: impressive. Purtroppo il tempo è poco poiché questo store chiude presto, oggi, perciò ne usciamo a mani vuote con il proposito di tornarci domani mattina prima di incamminarci per Soho, Tribeca e compagnia. Sulla via del ritorno ci imbattiamo in bazzecole come il Madison Square Garden, tempio dello sport mondiale (qui ritratto con la Luna che vi splende sopra) e dove torneremo fra pochi giorni a vedere i Knicks. PA263291016

Lo spettacolo della ninth e della eight al tramonto è difficile da comunicare. Le luci si accendono fino in cima ai colossali grattacieli mentre un fiume di gente si affanna e si affolla per le strade.

Torniamo in albergo a dir poco affaticati, ma dopo questa giornata forse abbiamo iniziato a capire perché New York spesso è descritta come un posto unico al mondo…

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Day 1, Pt.II: We've met the Met

PA242716050Non essendo gli auspici meteorologici della giornata incoraggianti, si diceva nella puntata precedente, abbiamo tentennato un po’ per decidere come trascorrere la nostra prima giornata niuiorchese. Il rischio pioggia ci ha fatto optare per il Metropolitan Museum, detto amichevolmente Met. Usciamo dalla metro vicino a Grand Central Terminal, la stazione centrale, che approfittiamo di visitare visto il suo status di monumento cittadino. Quando ne usciamo non ne siamo affatto delusi, ma i nostri stomaci reclamano del cibo: l’ora locale indica le 9:00AM, ma per noi sarebbero già le tre del pomeriggio! Un’ottima colazione abbondante tipica, a base di uova strapazzate, bacon e una sorta di caponata con patate, ci rinfranca spirito e corpo.
Risaliamo in metro e ci spostiamo al Met, raggiunto dopo una breve passeggiata di fronte a graziose casette con l’ingresso a scalini che, incredibile eh?, sembrano uscite dai quartieri residenziali di tutti quei film americani che siamo abituati ad apprezzare.
Il museo, già da fuori, non può nascondere le proprie generose proporzioni, e in noi inizia ad insinuarsi l’idea che tutto, in questa città, sia esageratamente grande. Addirittura il getto della doccia dell’albergo ha solo due regolazioni: fortissimo e cascate del Niagara!
Usciremo dal Met dopo 3 o 4 ore, dopo aver cioè visionato quisquilie come: 65.000 reperti egizi fra cui mummie,

sarcofagi, utensili di ogni tipo, statue e pure un paio di tombe nonchè un intero tempio, opportunamente trasferito dall’Egitto pietra per pietra; un piano interamente dedicato all’arte cinese e giapponese; un’ala sull’arte americana dell’800; l’ala greco-romana; il reparto di armi e armature medievali, dove mi perdo letteralmente ad ammirare armature meravigliose armature medievali fra cui quella di Enrico II; una mostra di fotografia, non permanente e quindi ancora più frequentata rispetto al resto del museo, già pieno in ogni dove; un piano sull’arte tibetana e nepalese. Ovviamente, con tutta questa scelta, alcuni passaggi devono essere un po’ velocizzati e il visitatore deve concentrare la propria attenzione sui propri interessi principali.
Usciamo dal museo e ci incamminiamo lungo l’eterna fifth avenue, fiancheggiando Central Park ai cui scoiattoli transgenici giganti gettiamo uno sguardo veloce ripromettendoci di tornarci appena il meteo ce lo concederà.
Mentre stiamo per avvicinarci al cuore pulsante dello shopping della Grande Mela, però, una pioggia torrenziale ci costringe – ahinoi – a cercare rifugio prima nell’Apple Store, dove sbaviamo su iPhone, iPod, iMac e tutto ciò che comincia per i, e poi in un negozio di giocattoli a due piani a dir poco enorme, Fao Schwarz, in cui lascio qualche striscia di bava nel reparto dedicato a Star Wars.
Nel frattempo, fuori imperversa ancora il maltempo e il traffico è quantomai caotico. Se già nelle giornate serene il miglior amico dell’autista di New York è il clacson, immaginate quale bolgia dantesca diventino avenues and streets quando piove…
Tiffany, Louis Vuitton, Armani, tutte le grandi firme che si concentrano in queste miglia dorate ci passano davanti agli occhi con il loro carico prezioso di oggetti e abiti.
Dopo una breve pausa per rifocillarci da Starbucks all’interno della Trump Tower troviamo l’NBA store, paradiso dell’appassionato di basket USA: due piani di gadgets, vestiti, magliette, cappellini e qualsiasi cosa possa venire in mente, ovviamente griffata NBA. Risultato: tre borse piene di materiale di ogni tipo, dalla coperta alle babbucce al pigiama dei Cleveland Cavaliers e dei New York Knicks.
Un frugale pasto al McDonald’s (ma giuro che da domani – cioè oggi – mangeremo meglio e più sano) e poi via in albergo, sfiniti ma contenti di una giornata intensa cultural-mondana.
Come nota a margine abbiamo constatato la preponderante presenza di latino-americani e neri fra le schiere di commessi, camerieri e inservienti della città, probabile segno di una differenziazione sociale mai del tutto cancellata.

Presto una selezione semicasuale delle prime foto su facebook; al nbostro ritorno mi dedicherò al loro sviluppo e pubblicazione in qualità un po’ migliore.

Day 1: Singin' in the rain

PA242627-2Dopo nove abbondanti di volo, che mi hanno fatto scoprire quanto io non adori stare troppo tempo senza la terra sotto i piedi, arriviamo finalmente al JFK dove siamo traghettati al terminal da un bus navetta guidato da un ragazzone di colore, evidentemente cresciuto nelle cucine di McDonald’s data la mole.

Sbrigate le formalità alla dogana riusciamo finalmente a prendere un classico taxi giallo alla cui guida troviamo un gentile rumeno che ci spiega un po’ di cose su New York City. Nei venti minuti abbondanti di tragitto che separano l’aeroporto dal nostro albergo attraversiamo il Queens constatandone la “americanità”: le auto più piccole sono delle berline e fast food di ogni tipo e nazionalità sono disseminati ad ogni angolo di strada.

Finalmente alle 18 ora locale (24 ora italiana) arriviamo in albergo, dove ci rinfreschiamo e ripartiamo, seppur stravolti, alla volta del Queens Shopping Center. Data la (nostra) ora non avevamo voglia di dirigerci a Manhattan, che affronteremo domani. Ci ritroviamo quindi in un enorme centro commerciale, che mi risulta essere il più grande centro commerciale della città e uno dei più grandi del Nord America, in cui approfittiamo per sgranocchiare qualcosa in uno dei molti fast food bisunti e, soprattutto, ci accorgiamo delle dimensioni e dell’enormità dell’offerta dei vari negozi, quasi stordente per noi abituati a gironzolare quei quattro soliti negozi udinesi.

Alle 22:30 ora locale (aggiungete sempre 6 ore per convertire in ora italiana) ci addormentiamo di fronte a una partita di basket NBA in TV. Almeno qui non devo fare le ore piccole per godermele in diretta!

Al risveglio, che avviene in orario improbabile a causa del fuso, troviamo il Queens coperto da nubi e pervaso da una fitta pioggerellina, che non ci dissuaderà dal visitare Manhattan.

E ora, mentre Maria continua a dormire, vado a vedere finire Lakers vs Nuggets sulla ESPN!

-1: Ai blocchi di partenza

mutandas

Una sola notte ci separa dalla partenza per il viaggio più lungo e più lontano che abbia mai fatto, e nella mia testa sgomitano tutti i pensieri e i piccoli e grandi timori tipici dei preparativi.

Ad esempio potrei dimenticare qualche documento fondamentale, arrivare là e scoprire che l’albergo non esiste, che il ponte di Brooklyn è crollato e che l’intera città è sprofondata come Atlantide, e che Berlusconi verrà rieletto d’ufficio per i prossimi vent’anni mentre la sinistra sarà capeggiata da Mastella.

Insomma, i peggiori incubi.

Forse è solo una strana forma di scaramanzia che mi porta a non riporre troppe aspettative in quello che faccio, per poi poter provare il gusto di ricredermi e vivere ogni esperienza con gli occhi entusiasti di un bambino.

Ad alleviare un po’ la tensione pensa Maria, che proprio stasera mi ha fatto dono di un paio di “meravigliosi” boxer decisamente in tema con il soggiorno che ci apprestiamo a vivere! Ogni possibile battuta, sia essa di cattivo o perfin pessimo gusto, è quasi legalizzata dinanzi a cotanta sgargiante esuberanza.