Lunghe esposizioni

Oscure acque

Allungando i tempi di esposizione la natura assume connotati inusuali. L’acqua si tramuta in soffice schiuma, le nuvole strisciano il cielo e dei fiori mossi dal vento si coglie solo la scia.

Un blog sul Web cos’è, se non una lunga esposizione di noi stessi? Ci serve? A chi serve? Si tenta di riorganizzare le idee in forma scritta, si espongono le proprie creazioni. In sintesi: si condivide. Gli inglesi dicono “sharing is caring”, “condividere è interessarsi, prendersi cura”. E il tempo di esposizione, forse, davvero cambia gli attributi naturali del nostro essere. Può diventare istruttivo o distruttivo, può consolidare i pensieri liquidi oppure sfumarli ancor più.

La condivisione, come ho capito nell’ultimo tumultuoso anno di vita, aiuta a comprendere se stessi. Un po’ perché altre persone possono darci utili consigli, ma soprattutto perché mentre cerchiamo di comunicare i nostri stati d’animo dobbiamo necessariamente riorganizzare i pensieri. Quanto ai consigli degli altri, sono sempre ben accetti quelli sinceramente disinteressati, ma per poterne fare tesoro è d’obbligo anteporre loro un filtro contestualizzante.

Fino a che punto, però, alzare il sipario sul nostro essere, sapendo che tutto ciò che verrà pubblicato diverrà di pubblico dominio?

Mi sono reso conto, dopo anni e anni di lavoro al PC, quanto sia difficile tenere in mano una penna per una mano ormai senza abitudine, e di quanto sia ancor più arduo riuscire a scrivere mantenendo una qualità calligrafica decente, eppure il Moleskine è diventato compagno insostituibile; più immediato, tangibile e riservato del Web.

Per non perdere il ritmo di questo blog, però, aggiungo al post una foto scattata pochi giorni fa, un’esposizione di poco più di 1 secondo, 100 ISO, poco dopo il tramonto. La classica cascata congelata, pratica nella quale dovevo cimentarmi prima o poi.