Sconfitte e nuove ricerche

Consolazioni serali

Domenica dal sapore dolceamaro: partita persa dopo un buon inizio e una buona prestazione del sottoscritto, e conseguente retrocessione con quattro giornate di anticipo causa vittoria della diretta concorrente. Peccato essersi uniti cosí tardi alla squadra; sará per il prossimo anno, ma nel frattempo vediamo di divertirci nella restante parte di stagione.

Ricomincia la settimana e ricomincia il ciclo normale, comprese visite ad appartamenti alla ricerca della mia nuova casa, quella in cui porteró i mobili che ormai stanno marcendo nel magazzino di Milano. La situazione delle case non é particolarmente migliorata rispetto a novembre/dicembre, con i prezzi che restano discretamente alti e la disponibilitá molto bassa di sistemazioni decenti. Il mercato immobiliare a Ulm, quindi, é frenetico, una caccia spietata all’abitazione e nella maggior parte dei casi ci si trova a competere con diverse altre persone per lo stesso appartamento, lasciando la decisione finale nelle mani del padrone di casa, sperando di incontrare i suoi gusti personali.

Stamattina ho avuto modo di visitare due appartamenti nello stesso edificio: uno era piccolo, un sottotetto in condizioni poco piú che accettabili e dagli spazi claustrofobici, mentre l’altro sembra ideale: ampio, luminoso, con un sacco di spazio esterno, in una zona residenziale poco distante dalla sede di lavoro e dal centro cittá. Sembra peró che dovró vedermela con altri due pretendenti…

Non resta che incrociare le dita e allenare la teutonica lingua per agevolare le interazioni.

I will survive

Tramonto nella "bassa" sveva.

Sono sopravvissuto al sabato sera nonostante i bookmaker mi dessero per spacciato. Stavolta il rischio non era alcolico, ma proveniva dall’idea di una collega italiana che ha proposto una serata pattinante sul ghiaccio.

L’ultima nonché prima esperienza che avessi avuto con i pattini da ghiaccio risaliva a sette od otto anni or sono, e non fu un successo, forzando l’eufemismo. Passai la maggior parte del tempo steso sul ghiaccio, oppure sventolando le braccia nel tentativo di restare in equilibrio, con esiti piuttosto deludenti.

Mentre l’assortita compagnia formata da quattro italiani e due polacchi si spostava verso la pista di pattinaggio dopo aver consumato birra, tortillas e qualche patatas in un locale spagnolo del centro, quindi, mi sentivo come Gesú all’ultima cena, pronto a salutare i lidi mortali spargendo miseramente le mie lunghe membra sul durissimo ghiaccio.

Con mia grande sorpresa, invece, questa volta l’applicazione delle banali leggi della fisica e qualche reminiscenza di nozioni sciistiche ha preservato la mia integritá fisica e pure quella morale. Pattinare su ghiaccio riesce anche a essere divertente, se si riesce a restare sui pattini invece che sul fondoschiena, sebbene sia piuttosto faticoso. Dopo un’ora abbondante di pattinate quasi ininterrotte era giunto allora il momento di reintegrare l’energia persa con qualsiasi bevanda, alcolica o non, e qualsiasi tipo di cibo, ma purtroppo, visti gli orari, la dieta é stata forzatamente liquida.

Quanto al lato umano, invece, é stato ancora una volta interessante analizzare le differenze di motivazioni e intenti fra i presenti. La lingua tedesca costituisce uno scoglio piuttosto impegnativo da superare anche per chi possiede giá qualche base, e fra i nuovi arrivati c’é chi si danna l’anima per impararla e chi invece non se ne cura perché sa che la sua permanenza qui sará limitata nel tempo, o perché semplicemente non riesce a farsela piacere in alcun modo. C’é poi chi viene dalla grande capitale europea e ne sente la mancanza, e chi invece non soffre troppo il ritmo vitale piú lento della cittá piú piccola e i suoi aspetti come la chiusura domenicale dei negozi, in pratica un’eresia per chi é abituato a realtá di dimensioni europee. A ognuno la sua cittá, a ognuno la sua nazione, insomma, ma non é detto che sia quella in cui si é nati.

Libertá

Rise. Free.

Le temperature risalgono sopra lo zero, la neve lentamente si scioglie e il sole si ripresenta con frequenza nei cieli ulmesi. Tutto sembra preludere all’arrivo della nuova stagione, e qui l’attivitá ferve. Fra un lavoro e l’altro cerco casa e, finalmente, un mezzo di locomozione. É perfettamente possibile muoversi fra casa e lavoro con l’autobus, seppur rinunciando a un po’ di flessibilitá almeno finché resto in seconda periferia, ma comincio a sentire la terribile mancanza della libertá di movimento.
Potersi muovere soltanto a piedi limita spaventosamente gli orizzonti e circoscrive enormemente i possibili spostamenti, ricacciando l’emigrato solitario a una condizione da dopoguerra in cui la vita cominciava e finiva nel campanile di residenza. Si conosceva molto bene ogni anfratto del territorio immediatamente circostante, ma tutto il resto del mondo era quasi off-limit, e per questo motivo la cittá a cinquanta chilometri di distanza era giá una plausibile meta per una luna di miele. Ma io sono eclettico e poco specialistico anche in questo, perció preferisco riempirmi gli occhi di tanti frammenti lontani che approfondire nel dettaglio la conoscenza delle mie quattro mura.

E se la primavera davvero incombe, é un’ottima occasione per caricare su quattro ruote la reflex, il treppiede e andare a esplorare questo pezzo di mondo alla ricerca di paesaggi.

Dai un appuntamento a una ragazza che legge 3 – Tafferugli

Siccome sono di buon umore anche oggi e voglio farmi del male, torno su un argomento che ha sollevato un mezzo vespaio qualche giorno fa.
Dopo aver pubblicato l’ipotetico sequel alla romantica, seppur autocelebrativa, lettera “Dai un appuntamento a una ragazza che legge“, ho ricevuto un discreto numero di lamentele e osservazioni da gentil amiche donzelle, guarda caso tutte lettrici piuttosto avide, che dissentivano apertamente con la mia ipotetica storiella.

“Le trovi tutte tu, quelle strane”
“Mi sento offesa dal tuo post”
“Volevo scriverti in risposta ma poi ho desistito perché la rabbia ha generato un tipicamente femminile mal di testa che mi ha impedito di mettermi al computer nonché ecc. e quindi ti ho mandato dei cristoni telepatici in differita”

Et cetera.

Come se fossi stato protagonista della mia stessa storiella, che in veritá univa qualche lembo di realtá con una triste ironia, basata parzialmente su esperienze personali e in parte sui racconti di vita raccolti nel corso degli anni.
Perché, diciamocelo: a chi non é mai capitato di conoscere una persona davvero interessante che a nostro parere sprecava il suo tempo con un rifiuto umano? Sia chiaro che si parla di idiozia bisex: idiozia perché tante volte non sembra esserci risposta plausibile a questo tipo di discrasie di valori, e bisex perché coinvolge indipendentemente ambo i sessi.

Ma la veritá é una sola, e cioé che non esiste una veritá e non esiste un teorema. Esiste la razionalitá cosí come esiste la chimica, ma non c’é una regola che vuole le donne intelligenti accoppiarsi coi bruti, o gli uomini colti ricercare le sbarbine decerebrate. Semplicemente, le persone che si pongono delle domande e ne cercano le risposte sono in numero molto minore di quelle che semplicemente si adeguano ai ritmi esterni trasformando la propria vita in una non-vita, zombificando la propria esistenza in un rumore bianco che li disturba costantemente, ma che sono in grado di ignorare di quando in quando creandosi piccole oasi di felicitá.

Gli altri, i coraggiosi o forse gli stolti, sono pochi e devono ricercarsi a vicenda rincorrendosi per il mondo, a tempo e luogo debito, circostanze tutt’altro che facili da vedere verificate.
Nell’attesa che tutto collimi, poi, alcuni stolti virtuosi si stancano e decidono di gettare l’ancora al primo porto che ritengono decentemente sicuro.

Ma, si noti, in questo post si adora fasciare tutta l’erba insieme e ci si compiace della contraddizione.

Se la montagna non va da Maometto

Consuetamente

Ormai i campi antestanti la mia abitazione temporanea sono diventati un leitmotif di questo blog, essendo il soggetto piú immediato da fotografare per me. Pubblicare un post senza una foto a corredo, poi, mi lascia sempre una sensazione di incompletezza, quasi una i senza puntino o un pretzel senza sale.
É altresí inquietante vedere il sole fare capolino attraverso gli alberi mentre sta salendo sopra l’orizzonte, perché un simile spettacolo era decisamente incompatibile con il mio stile di vita italiano, che mi vedeva balzare in piedi verso le otto per arrivare in ufficio circa mezz’ora dopo. Quando la mia sveglia suona qui nella Bundesrepublik, invece, la prima cifra é un sei. 6.

Dopo aver ció detto e chiarito, per amor di veritá, é il momento di chiarire il titolo di questo topic.
La mia permanenza qui a Ulm era certa al 99% ma mi mancava una parola definitiva per poter togliere anche quell’unpercento di dubbio. Parola che tardava ad arrivare per varii motivi, e che gli ultimi aggiornamenti rischiavano di far ulteriormente slittare. Questo significava avere un’estensione del contratto di affitto temporaneo pagato dall’azienda da 3 a 6 mesi, quindi il lato positivo della questione era un certo risparmio monetario. D’altro canto, i miei mobili e la mia moto stanno ancora aspettando, dall’ormai lontano 5 dicembre scorso, in un magazzino di Milano. Forse saranno giá ammuffiti, chissá, mentre continuo a vivere in uno stanzino con bagno in una situazione di fortuna. Inaccettabile alla mia veneranda etá, o no?

Se, perció, la montagna non va dal barbuto profeta, é lui a doversi rimboccare le maniche e andare avanti per la sua strada, prendendo l’iniziativa e giocando d’anticipo.

In definitiva, allora, il novello Maometto – che non ha intenzione di convertire interi villaggi alla sua religione mettendoli a ferro e fuoco – ha deciso di restare qui a Ulm, in un modo o nell’altro, e di mettere almeno un abbozzo di radici. Per il 2013 vedremo, ma su quest’anno sventolerá la bandiera sveva.

Punkt.

Dai un appuntamento a una ragazza che legge 2 – Teoremi

Pensiero del mattino: qualche tempo fa avevo pubblicato “Dai un appuntamento a una ragazza che legge“, bellissima e romantica lettera, quasi una prece all’amore per il bello, un inno alla creativitá e alla sensibilitá.

Oggi ripenso a quel testo e mi immagino cosa succederebbe se il ragazzo fosse riuscito a dare un appuntamento alla ragazza che legge.

Le avete parlato del suo libro preferito, avete sparato un paio di citazioni di quelle che non si trovano neppure sulle cartine dei baci Perugina, e alla fine lei ha accettato di uscire con voi. Tutto é come ve l’eravate immaginato: parlate e parlate a ruota libera, ridete e vi divertite, prendete un gelato insieme e credete che questa é la volta buona.

Passano dieci minuti, passano venti minuti, passa mezz’ora e la sensazione di intimitá aumenta.

E a quel punto lei cosa dirá?
La frase piú temuta dall’uomo: “sei un bravo ragazzo”.
Suona come un rintocco di una campana a morte che vi rispedisce di filato sulla soglia della friendzone, quel limbo in cui il 99% dei ragazzi viene esiliato per sempre.

É allora che lei aggiunge la pietra tombale sulle vostre speranze, sotto forma di una congiunzione avversativa che non avreste mai voluto vedere concatenata alla precedente frase: “sei un bravo ragazzo, ma“.
Ed é proprio qui, e proprio perché voi siete ragazzi sensibili di quelli che prestano orecchio e cuore, che lei comincia a parlarvi del suo cuore spezzato per una testa di cazzo qualsiasi; uno che non userebbe mai la parola “prece” in un post di un blog, anche perché non saprebbe da che parte cominciare a scriverne uno. Si tratta di un boscaiolo kazako dalla bestemmia facile, che conosce a malapena la propria lingua madre ma in compenso sa ripetere a memoria la formazione dello Shaktar Karagandy.
É allora che capite che non di Nietzsche, di Murakami o Joyce dovevate parlare. Dovevate raccontarle della vostra nuova auto acquistata in leasing ventennale con i risparmi del vostro lavoro da turnista in fonderia. Non avete piú soldi se non per andare a ubriacarvi in discoteca a sedici euro a drink, ma lavate l’auto ogni due giorni e la lucidate a ogni goccia di pioggia.
Capite che la ragazza che legge apprezza le belle parole da un amico, ma che se aveste passato il vostro tempo al bar sport a leggere la gazza rosa avreste avuto piú possibilitá di fare breccia nel suo cuore.
Perché alla fine la ragazza che legge é una donna e vuole un uomo di quelli veri, di quelli rudi e mascolini, di quelli sensibili come una lastra di marmo, di quelli palestrati per i quali l’espressione di un concetto di senso compiuto é pura utopia, posto che conoscano il significato del termine “utopia”.

É allora che capite che l’unico modo per uscire dal confino nella temuta friendzone é smettere i panni dell’uomo sensibile e colto per indossare quelli del cavernicolo postmoderno.

Comunicazione di servizio

Stairway to winter

Per la serie “a chi importa?”, approfitto per spammare l’indirizzo del mio album su Flickr. C’era una volta un tempo in cui passavo piú tempo sul noto social network fotografico che nel resto della vita, e fu anche per quello che cancellai completamente il vecchio account. Ma poi, mi sono detto, non era un’idea malsana avere un album online con il lavoro di oltre due anni di fotografie prese in giro per il mondo. Non tutte, naturalmente, perché non volevo la classica raccolta modello reportage o album delle vacanze, bensí le foto piú rappresentative di questo ultimo, a dir poco strano, periodo. Paesaggi, creazioni, autoritratti, e in genere quello che l’ispirazione del momento ha partorito di volta in volta.

Come, ad esempio, l’immagine di questo post, desaturata fino al bianco e nero e poi ricolorata selettivamente.

Perché, forse, distruggere un album non é la soluzione. Trovare l’equilibrio alla creazione, lo é.

L’album é raggiungibile all’URL http://www.flickr.com/photos/chymia/.

Poi, come sempre, arriva il sonno e con esso la voglia di non arrendersi. Se avessi la certezza di sognare e ricordare i miei sogni, ogni notte, dormirei piú volentieri. Ma l’idea di spegnere tutto ed entrare nel buio é frustrante. A volte mi chiedo se sono semplicemente uno stolto ingenuo, a continuare ad avere il morale alto per la maggior parte del tempo nonostante le difficoltá. Vivo ancora e sempre in queste due stanze perché ancora una risposta non é stata data ufficialmente, nonostante le mie attivitá siano pianificate fino al prossimo anno. Potrei ancora finire da qualche altra parte nel mondo, anche se tale ipotesi é sempre piú remota. La via é ancora lunga, sia dal punto di vista sociale che lavorativo, e tutta in salita; fronte sentimentale, ancora e per certi versi fortunatamente solitario. Eppure sono qui a lottare con il sorriso sulle labbra e non vedo altre possibilitá.

Till the end, quando i violini si fanno largo dopo sei minuti e mezzo, e Alice ed Edward infine capiscono che possono essere amici anche se fanno parte di favole diverse.

Fasching

Dancing on the ground?

É sabato sera e la Ratiopharm Ulm ha appena vinto un’altra partita in casa dopo lo scivolone della scorsa settimana, in un’arena gremita di supporter calorosissimi.

Sono le 22:30 e stiamo dirigendo verso Blaustein, nostra destinazione per i festeggiamenti carnevaleschi, quando d’un tratto la strada si fa buia, d’improvviso. L’illuminazione pubblica si é completamente e automaticamente spenta, con buona pace del risparmio energetico e dell’inquinamento luminoso.

Fa freddo ma non come nei giorni passati, quindi non siamo di molto sotto lo zero quando arriviamo. La festa é una delle tante organizzate a Ulm e dintorni, a quanto pare, e si tiene nella palestra di una scuola, cosa che mi ricorda molto le feste del CUS a Udine, ma con una differenza notevole riguardante la musica. La selezione dei brani, infatti, qui coinvolge per il 90% e piú soltanto canzoni in tedesco, che naturalmente suonano sconosciute alle mie orecchie immigranti, mentre il fatto che tutti i presenti le cantino e le ballino mi suggerisce che si tratti di veri tormentoni alla stregua del nostro immortale Gioca Jouer cecchettiano.

Indossare un costume o una qualsiasi sorta di travestimento era conditio sine qua non, sicché mi sono industriato all’ultimo, visto lo scarso preavviso, per 1) farmi venire un’idea, 2) procurarmi l’occorrente, 3) correre a casa e prepararmi in tempo, il giorno stesso.

E nacque cosí un allampanato e pallido necromante, di cui qui sotto riporto la prova costume.

Enter the Necromancer

Caturday night fever

He came through the snow

É venerdí 17,che per i superstiziosi italiani potrebbe significare qualcosa. Per tutti gli altri é un giorno come un altro.

Ecco, io faccio parte della seconda schiera, quella delle persone non particolarmente sensibili a numeri e cabala, nonostante ogni tanto riproponga su queste pagine un po’ di numerologia dei poveri riguardo le mie cifre ricorrenti. Il 17 dovrebbe quindi essere uno dei miei numeri, uno di quelli in cui succede qualcosa, ma stando tutto il giorno a casa si riducono grandemente le occasioni perché accada qualsiasi fatto.

Se escludiamo la visita di un gatto che, mentre pranzavo a base di italianissima pasta, é arrivato zampettando fra la neve e si é affacciato alla porta-finestra emettendo un miagolio. Essendo venerdí 17 e quindi giorno di gatti neri e non, ecco spiegato il “caturday” del titolo del post. La fever invece era quella che leggevo sul termometro.

Se escludiamo una telefonata da Londra, ennesima, di un headhunter che voleva propormi una posizione nella Germania del nord. Incredibile quanto siano attivi i recruiter a livello mondiale, il che fa ben sperare in caso di attuazione di “piano B” (che mi auguro non si debba verificare).

Se escludiamo un invito da un collega, manager di un altro team, in Finlandia per un training di quattro giorni a fine marzo.

Se escludiamo la visita dal dottore tedesco provvisto di sorridente e avvenente, nonché altrettanto tedesca, assistente.

Dicevo, se escludiamo tutto questo, oggi non é successo niente, il che rende questo diciassette febbraio una giornata piuttosto standard, trascorsa a ingurgitare litri di spremuta d’arancia durante la visione di almeno sei o sette episodi di Rome, serie televisiva che venne proposta qualche anno fa dall’HBO/BBC/RAI. Il che, a conti fatti, significa circa sei o sette ore passate davanti alla TV. Ok, forse ho esagerato, lo ammetto.

Non resta che chiudere qui queste ventiquattrore e andare a dormire, perché domani potrebbe essere giornata intensa con strascichi fino in tarda serata o mattina presto che dir si voglia. Sempre che i miei amici germi vogliano darmi un giorno di tregua.

And for one second I lost my head.

Crauti, connessioni e letto caldo

Another sunrise

Rieccomi costretto a letto dalla mia poca avvedutezza. Quando, lunedí, ho visto la temperatura alzarsi fino a sfiorare lo zero, ho pensato che avrei potuto fare a meno della calzamaglia sotto ai jeans (sexy ma necessaria, quando si sfiorano i meno venti) e della sciarpa. Naturalmente ho patito freddo per l’intera giornata, a partire dal mattino presto fino alla sera, quando gli autobus alle fermate sembravano non voler arrivare mai. Anche se, ovviamente, erano in orario come sempre. A proposito, sul Süddeutsche Zeitung di qualche giorno fa c’era un articolo intero che spiegava il “trucco” usato dagli autobus ulmesi per spaccare il minuto o quasi: in pratica degli appositi dispositivi installati sui mezzi pubblici comunicano coi semafori, i quali danno prioritá ad autobus e tram creando una sorta di onda verde (Grüne Welle, per l’appunto).

Chiusa divagazione, cambio argomento e parlo di una delle maggiori curiositá che hanno gli italiani a proposito della vita da queste parti: il cibo. Perché si sa, non possiamo rinunciare a pizza pasta e in genere a tutto quello che la dieta mediterranea offre. Ora, l’idea che vivere in Germania significhi nutrirsi di crauti e Würstel equivale a pensare che i genovesi mangino solo pesto, o i friulani solo polenta e frico. Per quanto riguarda la seconda, posso dire che in ventotto anni di Friuli non credo di essermi cibato di polenta e frico piú di un paio di volte all’anno. Probabilmente sono degenere perché non credo che la cucina tipica sia quella che, al giorno d’oggi, ci si ritrova nel piatto a pranzo e a cena, ma torniamo alla Germania. Ormai si puó trovare un po’ di tutto ovunque, in quasi tutti i supermercati. Non ho avuto ancora difficoltá a reperire ingredienti o cibi, e lo dico non da fanatico del junk food o dei sandwich, ma da uomo di cucina che non disdegna lo slow food alla buona. Nel piccolissimo supermercato di paese si trovano beni di prima necessitá per l’italica gente, come l’aceto balsamico e l’olio extravergine di oliva (anche se la cassiera, passando l’aceto balsamico sullo scanner, lo ha rigirato fra le mani per tentare di capire cosa fosse e a cosa servisse). Le verdure sono pressoché le stesse, e la carne da queste parti va fortissimo, tanto che credo che vivere da queste parti debba essere un incubo per i vegetariani. La pasta costa poco di piú che in Italia, ma proporzionalmente agli stipendi medi direi che costa parecchio di meno. Ovviamente non si trovano tutte le marche di prodotti italiani, e non ovunque, perció qualche purista potrebbe storcere il naso. In compenso la birra costa davvero poco (lo so, é incredibile a sentirsi) ed é assolutamente normale trovare würstel veri, con la pelle, e non quegli obbrobri senza pelle e pieni di colle e addensanti che spacciano a noi ignoranti consumatori italiani. Naturalmente é perfettamente comprensibile che la nostra cultura media in fatto di Würstel sia equiparabile alla cultura media tedesca riguardo alla cottura della pastasciutta, ma comunque é innegabile che, negli ultimi anni, in Italia si sia assistito alla progressiva sostituzione del würstel artigianale con budello a quello industriale di plastica e senza pelle, in virtú di una piú facile fruibilitá anche da parte dei palati piú delicati.

Ad ogni modo viviamo in un mondo in cui, per fortuna o per disgrazia, le informazioni viaggiano alla velocitá della luce, perció gli scambi culturali e le contaminazioni sono all’ordine del giorno, e allora non stupisce quasi piú vedere il tedesco che condisce l’insalata con sale, olio e aceto in luogo del dressing allo yogurt.

Chiusa parentesi culinaria, concludo questo post malaticcio con una piacevole sorpresa. A proposito della velocitá di propagazione delle informazioni nell’era del Web, sono stato contattato da un ragazzo italiano che sabato prossimo (dopodomani) si trasferirá a Ulm. Sono bastati un motore di ricerca e un blog con le mie esperienze di vita da emigrante per mettere in contatto due persone che, per motivi diversi, sono partite dall’Italia e si troveranno per un caffé all’ombra del Münster.

Scherzavo, il post non é ancora finito: mancava un Post Scriptum relativo alla foto di oggi. L’ho scattata dall’abbaino di casa tramite cellulare (ringrazio la fotocamera integrata del mio cellulare, modestamente una delle migliori sul mercato se non la migliore), alle sette circa di stamattina quando il sole si stava alzando da dietro un boschetto non distante da casa mia, illuminando timidamente la distesa bianca ai suoi piedi.

Adesso, ho finito, e come un vero settantaseienne febbricitante mi dirigo verso il letto invece che darmi ai pazzi festeggiamenti del Fasching, il carnevale ulmese per il quale sembra che da queste parti ci sia una certa attesa. Ma almeno io ne ho diritto, non come certe mie lettrici che ne dimostrano settantadue e li portano male! 😀