Connesso alla Rete, disconnesso dal Mondo

Sempre più connessi alla Rete globale.
Adulti, ragazzi e bambini si struggono se manca loro il WiFi.
E poi non si sa più distinguere un frassino da un ontano, non si sa più quando spunteranno i fiori e quando si raccoglieranno i frutti.
Tanto i frutti ce li facciamo spedire dall’altro capo del pianeta, dove le stagioni sono diverse.
Ecco che il concetto di frutta e verdura di stagione non esiste più.
Non sappiamo più niente, di tutto quello che un tempo si sapeva.
Sappiamo entrare in un supermercato e strisciare il bancomat, senza sapere cosa acquistiamo. Sì, abbiamo letto qualcosa sull’olio di palma e sui conservanti, ma poco più.

Uso la prima persona plurale ma posso usare anche quella singolare, perché io stesso sono ancora parte integrante di questo sistema artificiale.

Eppure, oggi, andando in ufficio in bicicletta, guardavo e pensavo.

Ho visto quell’albero così grande, un guardiano immenso alle porte della pista ciclabile, e mi sono chiesto fra quanto tempo metterà le prime foglie e di che forma saranno.

Ho visto alcuni cespugli ancora fioriti e altri già fioriti.

Ho respirato non solo lo scarico del diesel che mi ha sorpassato accelerando perché era di fretta, ma anche l’aria buona della primavera che arriva.

Ho riconosciuto i noccioli che si stanno rinverdendo, e gli abeti e i pini e le betulle.

Mi sono riconosciuto nei ritmi naturali.

Perché, se non conosciamo la Natura e i suoi tempi, siamo fuori ritmo costantemente, e Inverno e Primavera ed Estate e Autunno hanno solo il valore di un cambio di guardaroba e di una gita in barca o sugli sci.

Ma anch’io fino a qualche anno fa ragionavo come molti altri, come la maggioranza delle persone oserei dire, seguendo quindi solo gli innaturali ritmi umani. Poi è arrivato il cambiamento, veicolato dal contatto con la Terra.
Ho cominciato a prendermi cura delle piante sul balcone, che erano state messe lì dai suoceri, e poi ho cominciato ad aggiungerne di mie.
Inizialmente travasavo delle piantine aromatiche, prima stagionali e poi sempreverdi.
Poi ho cominciato a seminare pomodori, e bieta, e zucchine nelle cassette in terrazza, e poi fiori.Poi ancora, ho provato con alberelli cominciando a trasformarne alcuni in bonsai.

Seguire le piante nella loro vita, nella loro quiescenza invernale e nel loro risveglio primaverile, ha cambiato le mie prospettive.

Oggi la prima cosa che faccio appena mi sveglio al mattino, dopo aver dato il buongiorno alla mia amata compagna di vita, è uscire sul terrazzo con qualunque tempo, e controllare lo stato di ogni pianta.

Avrà bisogno di acqua?
Ha buttato fuori la prima gemma?
Quel fiore si è dischiuso?
Quel germoglio si è aperto?
Quel ramo è cresciuto?
Ha troppo freddo o troppo caldo?

Ed è così, giorno dopo giorno, che nel mio piccolo vivo a ritmo con la Natura, e dallo schermo di un computer che mi accompagna per molte ore al giorno passo alle montagne che incorniciano il mio terrazzo, agli uccellini che ci volano sopra, e alle mie piante che giorno dopo giorno e stagione dopo stagione vivono, soffrono, prosperano, si addormentano e si risvegliano.