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Stabilmente verso le stelle

Fat Jesus
Fat Jesus

Da lungo tempo non scrivo di astronomia su questo blog, ma oggi mi concedo un’eccezione per festeggiare un nuovo arrivo in famiglia.

Il mio tubone – un Newton Skywatcher Black Diamond da 200mm di apertura e 1m di focale – ha finalmente trovato una solida base su cui poggiare: una fiammante montatura NEQ6 Pro Synscan. Dopo anni di tribolate e traballanti osservazioni su una evidentemente sottodimensionata EQ5, che mal digeriva gli otto chili del tubone più il peso degli altri accessori per un totale di una dozzina di kg, mi sono deciso, budget permettendo, a concedermi la più importante miglioria all’equipaggiamento di un astrofilo.

Ha poco senso, infatti, possedere un tubo ottico di apertura decente (venti centimetri non sono pochi, mi dicono, ahem…) e dimensioni generose se poi ogni operazione, dalla messa a fuoco a qualsiasi scarto in declinazione e ascensione retta, è un parto doloroso a causa delle infinite vibrazioni.

Gli ingranaggi della EQ5 faticavano e scricchiolavano sotto il peso di Fat Jesus. Aprendo un inciso, anche gli astrofili sono soliti assegnare dei nickname ai propri gingilli; nel mio caso scelsi “Fat” per le non trascurabili dimensioni e “Jesus” perché il diametro doppio rispetto al mio precedente strumento mi permetteva di raccogliere molta più luce nell’oculare, portando quindi poeticamente luce nella mia vita di osservatore dei cieli. Chiudo l’inciso e torno all’entusiasmo adolescenziale del mio nuovo giocattolino, che appena estratto dalla scatola mi ha strappato un sorriso compiaciuto per la massa e le misure cospicue.

Montato il tutto e capito come avrebbe dovuto funzionare, mi mancava un piccolo particolare per avviare il congegno. La NEQ6 Pro è una montatura computerizzata e motorizzata, perciò richiede un’alimentazione esterna per poter funzionare, anche se in caso di necessità è utilizzabile anche manualmente, esattamente come facevo con la vecchia EQ5, che di computer e motori non aveva mai neppure sentito parlare. La cosa ilare è che nella confezione è incluso un cavetto per l’alimentazione dall’accendisigari dell’auto, ma chi si sognerebbe di rischiare di restare a piedi lasciando che il telescopio ciucci la batteria della propria vettura, per di più lottando con la scomodità di un corto cavetto che entra dalla portiera? Problema risolto con una batteria al piombo da 18Ah, una presa accendisigari femmina, due morsetti e un piccolo stagnatore cinese.

Risolta la parta relativa all’elettricità, ho potuto infine accendere la montatura e inserire i dati relativi a coordinate geografiche, data e ora, fuso orario, e tutto quanto richiesto dalla procedura di setup. E piazzarci sopra Fat Jesus, che scalpitava.

Infine, posare l’occhio all’oculare dopo una procedura di stazionamento quanto mai approssimativa e apprezzare l’assoluta stabilità della nuova accoppiata. Ora posso anche ticchettare sul tubo ottico e la NEQ6 non produce alcun tipo di fastidiosa vibrazione, i motori gestiscono il tutto in scioltezza e sicurezza e le osservazioni ci guadagnano incredibilmente. Inoltre, visto che finalmente possiedo un supporto sovradimensionato e non sottodimensionato, posso mettere in atto altre soluzioni che da tempo volevo provare. Prima fra tutte, semplicemente avvitare la ball-head del mio treppiede fotografico sul dorso del telescopio, impostare un’esposizione lunga e lasciare che l’inseguimento della NEQ6 faccia il suo mestiere. Sì, perché una delle funzionalità più interessanti di una montatura simile è proprio l’inseguimento del moto apparente della volta celeste, che ruota intorno alla stella polare. Non solo non dovrò più inseguire gli oggetti in giro per il cielo, che si spostano più velocemente di quanto si creda (a medi ingrandimenti un pianeta o una stella restano solo per pochi secondi in oculare), ma potrò provare a scattare qualche foto unendo due delle mie passioni, l’astronomia e la fotografia. In base a quanto appena detto, è piuttosto chiaro intuire che fotografare il cielo senza un inseguimento celeste trasforma le stelle in scie biancastre a causa del loro movimento apparente.

Ora attendo che questo cielo di metà settembre si apra ancora un po’ per poter uscire in montagna e dare il battesimo del fuoco alla NEQ6 e al rinnovato entusiasmo di FJ.

 

Scorpacciata di Messier

La Via Lattea sopra la pianura

Dopo mesi di astinenza forzata causa meteo, finalmente stanotte sono tornato ad alta quota per una sessione osservativa al telescopio. Dopo aver caricato tutto il materiale in auto partiamo e dopo un’oretta di strada arriviamo sul monte Matajur a quota 1300 circa.
Subito ci accorgiamo che, come previsto, la temperatura lassù è a dir poco fresca e il vento è sempre presente anche se, fortunatamente, non fastidioso.
Dopo aver messo in stazione l’attrezzatura e aspettato un minimo che il tubo andasse in temperatura, cominciamo a riscaldarci dirigendo il cercatore verso un oggetto piuttosto “facile”: M57, una nebulosa nella costellazione della Lira che è il residuo dell’esplosione di una supernova, dalla classica forma anulare. Poi è la volta di M13, l’ammasso globulare in Ercole, uno dei grandi classici del cielo estivo, che si presenta a noi come una tempesta di stelline. Il nucleo è un po’ impastato e onestamente non so se si tratti di un limite strumentale o di collimazione approssimativa, ma per la prima volta riesco ad apprezzare – con un mio strumento – ben più di un fioco sbuffetto di luce.

Poi un passaggio su M4, ammasso globulare nello Scorpione. Da lì proseguiamo verso il Sagittario, che dovrebbe individuare una porzione di cielo zeppa di oggetti interessanti. Matteo e Simone si mettono al timone e riescono ad inquadrare un meraviglioso M6, ammasso aperto di rara bellezza, seguito a ruota dal vicino M7, altro ammasso aperto. Poi è la volta di M22, bel globulare poco distante da Kaus Borealis.

Il cielo visto da lassù; nell'angolino in basso a DX Matteo sta puntando M29 nel Cigno.

Una volta individuato il Cigno immerso nella Via Lattea, puntiamo il telescopio su Sadr, stella “centrale” della costellazione, e da lì arrivare all’ammasso aperto M29 è un attimo.

Scivoliamo allora verso Albireo, una meravigliosa coppia di stelle di cui una blu e l’altra gialla, che individua la “coda” del Cigno e che ci serve come base di partenza per il globulare M56, nonché per approdare su M27, la nebulosa Manubrio o Dumbbell nella Volpetta.

Passaggio radente quindi sul Doppio Ammasso del Perseo, che come sempre regala grandi emozioni essendo un oggetto molto semplice ben visibile anche – e soprattutto, visto il campo inquadrato maggiore – in un binocolo di medie dimensioni.

Prima di partire verso casa riusciamo a toglierci ancora tre piccole soddisfazioni di cui la prima è la galassia M51 accompagnata dalla sua “sorellina” NGC5195 nell’Orsa Maggiore.

Io sull’attenti di fronte alla Via Lattea. Sullo sfondo l’osservatorio dell’Afam sul Matajur.

La seconda è M3 nei Cani da Caccia, uno degli ammassi più luminosi del cielo ma anche uno dei più difficili da trovare fra quelli “famosi”, almeno per quanto mi riguarda, visto che dal nostro sito osservativo le stelle di riferimento sono appena visibili, a occhio nudo e con visione distolta. E purtroppo non ho ancora la manualità per permettermi di fare star hopping con l’equatoriale utilizzando il solo cercatore ottico…

Poco prima di andare riusciamo ad osservare il terzo oggetto: Giove, che nel frattempo è sorto e, sebbene ancora basso sull’orizzonte, si mostra senza troppi veli insieme ai suoi satelliti. Se ne riescono a distinguere un paio di bande equatoriali a fatica, ma il ribollire dell’aria dovuto alla scarsa distanza dall’orizzonte non lo fa ancora esprimere al massimo delle sue potenzialità.

Mentre cercavamo gli ultimi oggetti, inoltre, ho provato a mettere la reflex sul mio sfigatissimo cavalletto e, impostando tempi di esposizione intorno ai 20-30 secondi, ho catturato le foto che vedete qui. Niente di trascendentale a livello tecnico e qualitativo, ma volevo immortalare la suggestione di un cielo così bello. E pensare che fino a cinquant’anni fa o poco più si aveva a disposizione un cielo molto meno inquinato dalle luci parassite delle città, dei centri commerciali e delle strade, e si poteva osservare anche dal giardino di casa senza essere costretti a scalare le montagne…

I 3 osservatori del cielo

Alla fine, però, fra belati di pecore, cani da pastore, lucciole e fresco venticello abbiamo trascorso una notte alla scoperta del cielo, osservando oggetti che finora non avevamo ancora osservato direttamente, e riscoprendo le vecchie conoscenze (M57, M13, Perseo) attraverso la visione decisamente più appagante regalata da uno strumento più grande e più performante.

Mi resta il dubbio sulla collimazione approssimativa e la frustrazione di non possedere una montatura un po’ più stabile della mia vecchia EQ5… Ma almeno per ora non sento la mancanza del goto e trovo molto più appassionante scandagliare il cielo imparandone costellazioni e saltellando di astro in astro.