A caccia!

A caccia!

Venerdì sera, come avevo scritto qualche giorno fa, ero stato gentilmente invitato in osservatorio dal gruppo astrofili di cui parlavo.
Ovviamente e scontatamente, dopo una settimana di bel tempo, venerdì si è scatenato una mezzo fortunale sul Friuli, costringendoci a rimandare questa prima visita.
Inutile dire che il mattino dopo il sole era già tornato a far capolino sulla raffreddata e sonnacchiosa pianura friulana.
Dopo un sabato sera passato a zonzo come spesso accade, domenica ho caricato in auto armi e bagagli (leggi: Zaphod, felpe e giubbotti) e mi sono inerpicato sulle consuete strade di collina, con il beneplacito di una Luna seminuova, in compagnia della fedele e temeraria futura-moglie e di suo fratello Simone.
Giunto sul posto ho potuto apprezzare un accenno di Via Lattea, quindi un cielo decente ma non eccezionalmente buio.
Morale della serata: qualche stella doppia e un paio di Messier decisamente fiochi, anche se stavolta, ad esempio, M13 in Hercules era un po’ più definito della volta precedente; diciamo che sembrava una scagazzata di piccione siderale nell’oculare, più chiara al centro e leggermente ramificata all’esterno.
Per la prima volta era visibile anche M31, la famosa Galassia di Andromeda: il tempo di capire in che punto dirigere l’occhio, prendere in mano il binocolo e puntare grossomodo la zona di cielo interessata ed ecco un largo velo apparire. La volta celeste non era poi così buia e ciò ha fatto sì che non si vedessero troppo bene le stelle di riferimento, che per di più erano basse sull’orizzonte.
Al telescopio la galassiona è apparsa come un fuso sfuocato con un po’ più di luminosità al centro.
In chiusura di serata ha meritato una lunga osservazione il gigante rosso del nostro Sistema Solare, ormai alto in cielo.
Il buon seeing ha permesso di ingrandirlo al massimo consentito dallo strumento, azzardando addirittura un tentativo con la Barlow di domopak in dotazione con Zaphod, la quale ha fatto comparire nell’oculare un’enorme disco colorato, ma troppo sfuocato per poterne apprezzare i dettagli. Molto meglio è stato limitarsi all’oculare da 4mm, che mi ha permesso di vedere le bande del pianeta e quattro satelliti. Ho notato un po’ di aberrazione cromatica sul bordo del pianeta, che virava al rosso verso sud e al blu verso nord.
Nonostante questo la visione ci ha rapiti per parecchio tempo e Simone faticava a staccarsi dall’oculare, tanto più che aveva ormai preso dimestichezza con l’equatoriale, il fuocheggiatore e gli oculari.
In definitiva è stata una serata piuttosto fruttuosa anche se ho rimpianto un cielo un po’ più buio e, devo ammetterlo, una strumentazione un po’ più performante.
L’equatoriale di Zaphod, inoltre, complica parecchio la vita in certe posizioni poiché le viti di blocco della frizione in AR e Dec toccano le basi delle relative manopole micrometriche, costringendo ad aggiustare in azimuth la montatura per poter osservare.
Sopravviverò, per ora.

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