Anime smarrite

Anime smarrite

Non è più tempo

Il fascino del regno del Sogno è sempre troppo forte per essere ignorato. Quando un luogo poggia le proprie fondamenta sulla nostra intima essenza, è arduo mostrarsi indifferenti. Quando poi ci ripropone, a puntate in notti diverse, un’esperienza, diventa una potente fonte di riflessione, come è accaduto per le due puntate del sogno che vado ora a raccontare.

Parte I – Pratiche esoteriche

Un amico mi è apparso e, per qualche motivo, con trasporto mi ha parlato di una pratica piuttosto singolare: dormire insieme ai morti per rivivere quasi osmoticamente le loro esperienze dolorose pre-mortem, in modo da condividerle e alleggerire quindi le loro anime, consentendo loro di lasciare finalmente il limbo dei rimpianti e degli irrisolti per avviarsi verso l’eternità.
Il discorso mi parve strampalato e sulle prime non avrei saputo cosa pensarne. Lo archiviai perciò senza darvi troppo peso, ma la curiosità rimase.

Parte II – Le gemelle

Dopo avere rivisto brevemente l’amico della prima puntata, mi avvio verso una grande casa probabilmente abbandonata, una vecchia villa di campagna la quale nonostante l’età e la decadenza risulta trovarsi in uno stato migliore di quanto ci si potrebbe aspettare. Per qualche strana ragione ero consapevole che, proprio lì, avrei potuto tentare di vivere l’esperienza descrittami dal mio amico qualche notte prima.
L’androne è spoglio, ma non tradisce il proprio passato di ambiente imponente e accogliente, spartano ma curato. Giunto a delle scale che salgono inerpicandosi intorno ai muri di un’ampia tromba a base quadrata, comincio a percorrerne gli scalini in legno, fino a giungere al primo pianerottolo. Di fronte a me una finestra attraverso la quale filtra debole la luce della luna di primavera, mentre a sinistra scorgo una piccola porta – non più alta di un metro e mezzo, a occhio – che conduce a una stanza di grandi dimensioni. E’ un dormitorio contenente una dozzina di letti, la cui struttura metallica tubolare con arzigogoli in stile liberty è coperta da bianche lenzuola e cuscini.
Osservando meglio mi accorgo che quasi tutti i letti non sono vuoti: delle persone sono coricate sotto le coperte. Sembrano vive, persone in carne e ossa, ma dentro me so che si tratta dei morti del limbo. Una di essi si alza sui gomiti e con espressione serena mi osserva, valutando le mie mosse, quasi intuendo il motivo per cui mi fossi spinto fin là.
Nel primo letto vicino alla porta si cono due giovanissime sorelle gemelle, che stimo abbiano circa dieci anni, coperte fino alla vita, nei loro due pigiamini identici. Hanno i capelli castani chiari e la frangia, e quando mi vedono dipingono un largo sorriso sui loro volti innocenti ma sofferenti. L’angoscia di trovarmi di fronte a due ragazzine così giovani mi pervade, ancor più sapendo che dentro di loro c’è qualcosa che le trattiene nella dimensione ove non c’è luce né ombra.
Mi avvicino al loro letto e mi stendo sopra le coperte, sotto le quali le due bambine si abbracciano con un gesto che sembra quasi simbiotico rituale. Con il braccio sinistro le cingo entrambe e lentamente mi addormento. Appena chiudo gli occhi, Morfeo mi reclama con sé, e comincio a rivivere i momenti tristi e quelli felici dei loro ultimi anni di vita.
Mi sveglio infine con il ricordo delle loro risate e delle loro lacrime ancora vivido.

Credo che non ci sarà una terza puntata, perché il mio subconscio deve aver deciso che il mio compito è concluso.

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