Basta tonno!

Basta tonno!

"Summer's Symphony" on Flickr

Lo ammetto: da mangiatore goloso e incallito di tonno in scatola non sarà facile ridurne il consumo, ma sarà necessario farlo.

Sarò la classica gocciolina nell’oceano, da qualche parte bisognerà pur cominciare, no?

Il fatto è che, è ormai ufficiale, le nostre riserve ittiche soffrono di overfishing. In altre parole, peschiamo più pesci di quanti il nostro mare ne “produca”. Il pesce è sempre più presente sulla tavola degli europei, anche dei popoli che storicamente non ne sono consumatori, così i consumi salgono e i pescatori devono catturare esemplari sempre più giovani perché, ahimè, non c’è tempo per farli crescere. Così, se 20 anni fa i tonni pescati pesavano in media 150-200kg, ora ne pesano 40. Ci si accanisce poi solo contro alcune delle specie, quelle cioè più in voga, più semplici e veloci da preparare, o semplicemente quelle trascinate con forza dal marketing (merluzzo e relativi bastoncini, per esempio).

Ecco che i mari si svuotano e, il 9 luglio di quest’anno, abbiamo pescato l’ultimo pesce del Mediterraneo, andando ufficialmente in overfishing.

D’altra parte nessuno ci spiega mai, a un telegiornale o per strada, che per produrre un chilo di carne servono otto chili di mangimi vegetali, né che per produrre un chilo di salmone ce ne vogliono più di tre di mangimi animali ricavati da organismi marini. E allora ce ne freghiamo e mangiamo bistecca 3 volte su 4 pasti, e pesce non più solo al venerdì ma ogni volta che possiamo, anche una al giorno.

Fare a meno completamente di carne e pesce è forse chiedere troppo, ma si può di certo ridurre il consumo: nella mia dieta, infatti, la carne appare in meno di due pasti per settimana, e il pesce in un pasto ogni due settimane. Non credete a quelli che vi dicono che bisogna mangiare carne e pesce spesso per stare in forma. Hanno terribilmente torto, perché anzi le tossine contenute nella carne sono, appunto, tossiche per l’organismo umano. Come sempre ci sono troppi interessi economici per sperare in un ravvedimento della razza e nella nascita di un vero progetto di sostenibilità.

Allora dovremmo essere noi gente comune, che interessi economici di scala non abbiamo, a capire che siamo in troppi e che stiamo spremendo le risorse del pianeta più del dovuto.
Oppure possiamo estinguerci togliendo per sempre il disturbo.
Questo è dilemma.

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