Canicola astronomica

Canicola astronomica

They Just Run - On Flickr

Inizio con una curiosità: voi sapevate che la parola “canicola” ha origini, per così dire, astronomiche? La canicola infatti viene a luglio, quando le costellazioni dei cani, minore e maggiore, si fanno visibili in cielo. La canicola, secondo detti popolari risalenti all’alto Medioevo, rende gli uomini oziosi e bramosi, le femmine asciutte e fa impazzire i cani.

La canicola è quella che ieri mi ha fatto fuggire dall’afosa pianura alla volta della montagna in cerca di un po’ di sollievo.

Sembrava tutto perfettamente organizzato: panini, acqua, bibite, frutta, spray repellente per insetti e zecche (?), scarponcini, qualche etto di buona volontà. Nella mia sboronaggine avevo anche proposto che, a sera, ci si sarebbe potuti direttamente fermare in quota per una bella sessione al telescopio, onde sfruttare uno dei più bei cieli della regione. Beata ingenuità.

Giunti in quota, a 1.200 metri per la precisione, il caldo era intenso anche se un po’ più sopportabile di quello che si pativa a valle. Gambe e zaini in spalla siamo partiti per un lungo sentiero in salita, fra mucche al pascolo e marmotte che sbucavano qua e là dalle tane.

Vacche al pascolo!

Dopo mezz’ora il fiato cominciava ad accorciarsi e il sudore ormai mi aveva inzuppato ogni indumento. Dopo un’ora le gambe avevano iniziato ad accumulare acido lattico, mentre i ghiaioni impietosi riflettevano e amplificavano la luce solare, scaldando ancor più la già torrida aria. Dopo un’ora e mezza, sbuffando, ho infine gettato la spugna e desistito nel mio intento di soffrire ulteriormente.

La lunga via
Shine on Me - on Flickr

Abbiamo quindi ripiegato mesti mesti verso il rifugio poco distante, dove ho potuto constatare l’utilità dell’unica cosa che avevo dimenticato nell’organizzazione quasi filiniana dell’escursione: la crema solare. Mi sono ritrovato con fronte, viso e braccia paonazze, più rosse di un pacco di ‘Nduja calabrese di prima qualità, e a temperatura molto superiore.

Nel frattempo ho potuto invidiare la poderosa noncuranza con cui escursionisti ben più attempati del sottoscritto divoravano salsiccia, polenta e frico sotto il sole cocente di mezzogiorno, annaffiando le pietanze con dell’ottimo vino rosso friulano.

Stanco e rassegnato e un po’ umiliato ho rediretto la piccola spedizione verso l’auto che ci avrebbe ricondotti a casa a leccarci le ferite, non prima di aver fatto tappa per immergere i piedi in uno dei numerosi laghi che costellano la regione.

Il cif-ciaf dei piedoni nell’acqua mi riesce decisamente meglio dell’escursionismo, annoto con soddisfazione sulla pagina odierna del Moleskin.

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