Category: Paesaggi

Potenza e atto

Potenza e atto

Your hand in mine
Your hand in mine

Dimentico del freddo pungente che dovrei sentire ma che invece ignoro in questo gelido e rovente inverno tedesco, cammino sulle rive di un lago ghiacciato specchio per nubi vanesie, che tuttavia quasi ritrose corrono veloci a cercare riparo dietro l’orizzonte.

L’inusuale immobilitá dell’acqua imprigionata sotto il ghiaccio é energia potenziale. S’acquieta con il freddo scioccante e scorre lenta, protetta da uno scudo inscalfibile. Serve solo del calore per liberarla e fare tornare le onde, il movimento, la vita, trasformare il potenziale in cinetico.

É allora che penso che un lago ghiacciato é cosí simile all’animo umano: potenziale che attende solo calore e la caduta degli schermi per essere rilasciato.
A ogni colpo che subiamo, dalla nascita in poi, ci rifugiamo sempre piú nei nostri gusci allontanandoci sempre piú dalla nostra superficie, dimenticandoci come si ascolta la nostra natura.
Viviamo scappando da noi stessi nel ricordo di un dolore che speriamo di poter evitare innalzando barriere tutt’intorno a noi, ma otteniamo l’effetto diametralmente opposto: per ogni muraglione che riusciamo ad erigere impediamo a della luce di raggiungerci. Poi al buio abbiamo paura, e quando siamo spaventati non facciamo che correre in circolo spaventandoci ancor piú. Per ritrovare la via non possiamo fare altro che fermare la corsa e, invece di scalare i muri, buttarli giú. Ma prima dobbiamo capire perché li abbiamo costruiti, altrimenti non riusciremo a demolirli. Per farlo non c’é altro modo che affrontare se stessi, ed é la piú sanguinosa battaglia che si possa combattere.

Draghi sul Danubio e leoni nei prati

Draghi sul Danubio e leoni nei prati

Running down a dream

Ulm non é Berlino, non é Londra, non é New York. Vero.
Non c’é un concerto a ogni angolo di strada, non ci sono negozi aperti ventiquattroresuventiquattro. Vero anche questo.
Ma c’è il Danubio che la taglia a metà. Anzi no, non fatevi sorprendere a dire a un ulmese D.O.C. che Ulm (sulla riva nord del fiume) e Neu-Ulm (sulla riva sud) fanno parte della stessa città: vi risponderebbe che le due entità sono ben distinte, e che naturalmente la parte migliore della città è quella che gli ha dato i natali.

Questioni svevo-bavaresi a parte, il Danubio in questa stagione comincia a essere popolato da una strana fauna, sia sulle sponde che in acqua.
Paperelle, germani reali, cigni, pennuti di varie specie e umani di varie razze, che per l’occasione raggiungono i piumati amici in mezzo alla corrente.
Ieri sera c’ero anche io, imbarcato su una Drachenboot (Dragonboat), un lungo natante con la forza motrice di un paio di dozzine di braccia.
Pollo in mezzo ai cigni, ad aiutare nella propulsione della suddetta barca in vista della gara che si terrà a luglio.

Paddling on the Danube at sunset

La corrente del fiume, le cui acque non sono poi così limpide, sembra meno veemente quando osservata dalla riva, là dove torme di ragazzini e coppiette incuriosite constatano l’instabile stato di salute mentale di un ben assortito gruppo di professionisti IT che pagaiano come se non ci fosse un domani.

Ebbene, è la prima volta in vita mia che mi ritrovo a scivolare veloce sulla superficie di un fiume, ed è la prima volta che prendo in mano un remo. L’esperienza è spossante, ma soddisfacente nonostante le difficoltà intrinseche dovute alla mia scarsa flessibilità e alla lunghezza dei miei arti, forse poco adatti ad essere ripiegati all’interno di una barca e sotto il sedile di legno.
Anche la tecnica deve essere affinata, perché credo di aver bevuto buona parte del fiume sollevando schizzi e spruzzi con il mio movimento di remo asincronamente sbilenco. Ma ce la farò. Se non altro perché non ne ho abbastanza: voglio tornare sull’acqua, sull’elemento che finora mi ha confortato ed accolto, permettendomi di staccarmi per un po’ dalla terra e da tutto ciò che vi si accumula sopra.

Poi, non sapendo come meglio impiegare il primo maggio, si può anche decidere di mettere ulteriormente sotto stress il proprio acido lattico caricandosi sulle spalle lo zaino con la reflex e andando a passeggiare per le colline circostanti. Le quali, tenendo fede al proprio nome, intrinsecamente offrono simpatiche salite e altrettanto divertenti discese, onde evitare di far dimenticare il dolore ai quadricipiti.

Fortunatamente le fatiche sono ripagate dalle distese di fiori gialli, ora di piante di colza e ora di denti di leone, che tappezzano le ondulazioni sveve sotto un cielo quasi sgombro di nubi di alcun tipo.

Inseguendo gli arcobaleni

Inseguendo gli arcobaleni

In Rainbows

Finalmente arrivano temperature superiori ai venti gradi pure in Svevia aka Schwabenland, e i temporali primaverili vanno e vengono con la velocitá con cui le nuvole sono sospinte dai forti venti che sono soliti soffiare sui sette colli di Ulm.

Il fotoviaggiatore solitario trova spazi e tempi adatti in questo periodo, riposando la vista su paesaggi nuovi o familiari, eppur sempre impugnando la macchina fotografica avventurandosi in mezzo al fango alla ricerca degli arcobaleni.

Inesorabilmente egli si traghetta verso il futuro degustando il presente, che per quanto difficile ha l’indubbio pregio di non offrire alcuna opportunitá per riposare o rallentare. Strada facendo il vagabondo si libera qua e lá di qualche antico bagaglio che lo affardella, alleggerendosi progressivamente, e al tempo stesso scoprendo sul bordo della strada alcune cose che vale la pena caricarsi in spalla. Una selezione naturale quasi darwiniana che a volte costringe a scelte non facili ma necessarie per la sopravvivenza o, quantomeno, per non ritrovarsi impantanati senza speranza.

L’idioma locale lentamente diventa sempre meno incomprensibile ma qualche usanza resta strana per lo straniero, soprattutto per l’italiano che si vede risarcire 17 euro dall’assicurazione perché ha cambiato residenza. Spostandosi di 5 km, infatti, i parametri di rischio sono cambiati e perció la compagnia assicurativa ha prontamente adeguato il premio, accreditandogli sul conto l’equivalente di una cena in pizzeria. E poi dicono che l’efficienza germanica é un mito.

La pentola blu

La pentola blu

The Mirror Waters

Un italiano, un indiano e un norvegese si siedono in un bar e cominciano a parlare.

Raccontare dell’esperienza che sto vivendo assumerebbe sempre più i contorni della tipica barzelletta, dove gli stereotipi offrono il meglio di loro stessi, ma d’altra parte essere reduci da una sfiancante tre giorni di meeting faccia a faccia con il proprio global team risulta anche in questo. La sfida offerta dal nuovo lavoro è enorme e proprio per questo così stimolante nonostante le difficoltà.

Tuttavia una delle maggiori soddisfazioni sta nel constatare il misero fallimento dei menagrami meteorologici, che prevedevano pioggia per la settimana. Uscire dall’ufficio, rivedere l’azzurro del cielo che da troppo tempo era nascosto dal velo grigio e increspato delle nuvole, caricare lo zaino con la reflex e partire alla scoperta, sfruttando le ore di luce residue delle ormai allungate giornate primaverili.

Looking for the blue

Avevo sentito parlare di Blautopf (letteralmente: pentola blu), uno specchio d’acqua dal colore bizzarramente blu non distante dalla cittadina in cui vivo da quando ho abbandonato la vecchia Jungingen, e cioè Blaustein (pietra blu). Il fiume Blau – il significato del cui nome dovrebbe ormai essere piuttosto chiaro – forma una specie di laghetto le cui acque assumono la tipica colorazione grazie a pigmenti minerali presenti nelle rocce. L’acqua, i paesaggi tipici tedeschi e una bella serata: condizioni ottimali per partire alla ricerca della pentola magica.

Blautopf

Direzione Blaubeuren, quindi, cittadina nella quale è presente un delizioso e caratteristico borgo medioevale. Seguendo il fiuto, le indicazioni e lo scroscio dell’acqua in lontananza arrivo al Blautopf, dove ho la prova visiva diretta della particolarissima tonalità dell’acqua.

Fuoco alle polveri, dito sul pulsante di scatto inforcando il grandangolo e cercando di catturare i riflessi della chiesa e del mulino del borgo nello specchio d’acqua, placido e superlativamente blu.

Reflecting duck

Anche un pennuto padrone di casa, che scivolava senza fretta sull’acqua, ha deciso di posare timidamente per me, prima che tornassi lentamente verso casa respirando ancora un po’ di sospirata quiete cerebrale.

Prima o poi arriverà anche l’apertura della nuova stagione.

 

Il miracolo della creazione

Il miracolo della creazione

When the sun goes down

Edward.
Chi piú diverso e inadeguato di lui, al mondo?

Adorava scolpire le siepi e i cespugli e intagliare blocchi di ghiaccio, dando forma ai suoi sogni e ai suoi pensieri dalla materia inerte, quella che tanti davano per scontata.
Quella che era sotto gli occhi di tutti ma che nessuno pensava potesse racchiudere tanta bellezza.

Per dovere o per necessitá era chiuso nella torre di un castello da cui non usciva mai, anche se poteva osservare il mondo senza essere osservato, senza mai fare entrare nessuno nel suo mondo.

Qualcuno, negli anni, ci aveva provato, ma come vi era entrato ne era uscito.
Troppo difficile capire tutte le forme che Edward creava, e da dove provenissero.

Facile innamorarsi di esse; difficile innamorarsi di lui.
In seguito, tuttavia, egli capí che poteva continuare a creare anche senza gli altri, e che gli era sufficiente lasciare scorrere se stesso in ció che creava, lasciando che ognuno decidesse per se il significato di ogni opera.
Cominció allora a creare per mettere il suo cuore e la sua anima, se ne aveva una, in una teca di cristallo dove tutti potevano vederli pulsare ed emettere energia. Senza paura che qualcuno potesse calpestarli o rubarli.

Infine amare, incondizionatamente, quello che era e quello che aveva, perché era perfetto anche con i nei, era perfetto anche se non sempre sembrava giusto, ed era perfetto anche se era cosí diverso da tutto quello che vedeva intorno a se.

A caccia di luce: Lago di Costanza, Lindau e Friedrichshafen

A caccia di luce: Lago di Costanza, Lindau e Friedrichshafen

Lindau

É quasi caldo in Svevia, quando il termometro sfiora i dieci o addirittura dodici gradi sopra lo zero. Tanto caldo che alcuni autoctoni cominciano ad uscire di casa in pantaloncini e maglietta, e le capotine delle auto si aprono come fosse un caldo luglio afoso italiano.

Con questo sole e il “tepore” suddetto, dopo una mattinata di battaglie all’Ikea per pianificare la nuova cucina tedesca in lingua tedesca con la commessa tedesca, e un altrettanto tedesco pranzo, un’ispirazione si é impossessata di me e mi ha trascinato sul Bodensee, cavalletto e reflex nel bagagliaio, alla ricerca della luce giusta e all’esplorazione di un nuovo pezzo di mondo.

Tramonto a Friedrichshafen

L’Autobahn mi porta veloce attraverso gli oltre cento chilometri che separano Ulm da Lindau, prima tappa della mia gita fuoriporta. Per lunghi tratti non c’é limite di velocitá e lascio i cavalli liberi di galoppare oltre i 180, ma di quando in quando i tipici cartelli bianchi rossocerchiati, luminosi o non, avvertono i viaggiatori di non superare i 100-120. É completamente diverso dall’Italia, dove si potrebbe impostare il cruise control ai 130 e stare relativamente tranquilli, cosí come anche il paesaggio si differenzia notevolmente dal belpaese.

Molo a Lindau

Come avevo giá avuto modo di scrivere diverse volte, questa zona fra Svevia e Baviera é molto verde e cosí anche le autostrade corrono fra boschi e colline punteggiate di villaggi.

A Lindau appare il Bodensee, altrimenti detto lago di Costanza, cinto da montagne ancora innevate che dopo un paio d’ore si sarebbero tinte di un tenue rosaceo.

Porticciolo di Lindau

Entro in modalitá scatto, con l’occhio pronto a cercare il particolare e il dettaglio che potrebbe regalarmi la foto della giornata, quella che ti fa tornare a casa con il minimo sindacale di soddisfazione. In questo stato di grazia cammino per chilometri ignorando la fatica e incurante del tempo che passa, e di quando in quando alzo il mirino della reflex all’occhio, controllo e modifico le impostazioni, misuro l’esposizione, inquadro e scatto, in una routine che ormai é diventata semiautomatica ma che ogni volta richiede dell’attivitá cerebrale per essere portata a termine correttamente. L’obiettivo in questi casi é sempre il fidato ultragrandangolare, che fa convergere tutte le linee ed elimina i parallelismi.

Il leone e il faro a Lindau

Dopo un giro a Lindau, paese che si trova su un isola del lago, riparto verso Friedrichshafen, paese che conoscevo di nome in quanto sede di un aeroporto, e quindi possibile punto di partenza per un viaggiatore quale sono. Ventidue chilometri di strada normale durante i quali vedo il sole che, in lenta discesa verso il lago, dipinge il cielo con varie tonalitá di rosso e arancione.

Tramonto a Friedrichshafen

Impreco fra me e me per la presenza di un mezzo pesante che rallenta la colonna d’auto, e che potenzialmente potrebbe farmi perdere la luce migliore. Quando arrivo a Friedrichshafen e parcheggio, comincio a camminare verso la riva del lago e, una volta arrivato all’acqua, trovo una fila di persone appoggiate sui parapetti che stanno godendo dello spettacolo del tramonto riflesso sull’immenso specchio d’acqua. Cavalletto in spalla, scatto e scatto ancora e cammino veloce verso il punto raggiungibile che mi sembra piú interessante, dove riesco a prendere ancora un paio di foto prima che il sole abbandoni il cielo lasciando un cupo azzurro dietro di sé.

Il lago visto da Lindau

Un signore dalla folta barba, dalla voluminosa panza e con un classico cappello tedesco, mi vede armeggiare con macchina fotografica e treppiede e, sorridendo gentile, mi dice che se fossi arrivato mezz’ora prima avrei goduto di uno spettacolo molto migliore. Lo ringrazio dell’informazione e della gentilezza e rispondo che purtroppo devo “accontentarmi” di quel che ho visto, per oggi, ma che non lo vedo come un grosso sacrificio.
Il prossimo passo sarebbe stato attendere ancora un po’ per gli scatti in notturna, ma il freddo e la stanchezza mi hanno consigliato di tornare verso casa e rimandare alla prossima sessione.

Astri indifferenti

Astri indifferenti

Indifferent Sun

E sebbene si possa discutere
se il tempo mai giungerà a una fine
c’è un soffocante senso di fallimento
se non riesci mai a vedere la fine
nella somministrazione della nostra eterna speranza
inciampiamo ciecamente e dimentichiamo la via
esiste mai un tempo per le risposte
quando il mondo cade giù?
Da sempre continuiamo a fissare il sole
chiudendo le nostri menti
dicendo che siamo gli unici
impossibilitati a vedere quando il giorno verrà.

E anche nei giorni dei miracoli
uno sguardo che vaga dalle pieghe
messo da parte dallo spirito dell’ignoranza
un mero tormento quando è tempo di pagare
si slegano ora lo sforzo e la passione
cedono alle forze che sono
riesci anche solo a pensare alle domande
quando il mondo sta cadendo?
Chiudiamo gli occhi e voltiamoci.

(Quasi liberamente da Indifferent Suns – Dark Tranquillity)

Faccia a faccia

Faccia a faccia

Zooming toward the light

Sottofondo: questa canzone.

Io e te ci rincorriamo in una vita che ancora non abbiamo capito, e che mai capiremo fino in fondo. Come due pesci rossi in due bocce di vetro sullo stesso mobile, ci guardiamo senza poterci toccare.

Sdraiamoci nell’erba alta, sotto la stessa cupola azzurra, e aspettiamo la pioggia.

Scintillii

Scintillii

Sparkles

Inspiro, espiro. Sudo. A ogni passo sento le palpebre appesantirsi; il corpo si sta rilassando di concerto con la mente.
Il treppiede in spalla, la reflex al collo, il lago abbracciato dalle montagne, cammino senza meta alla ricerca del punto da cui scattare.
Un filtro ND graduato, diaframma ben chiuso (f11), sottoesposizione di 2/3, click.

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