Category: Libri e lettura

Consigli per gli acquisti gratuiti: Magpies

Consigli per gli acquisti gratuiti: Magpies

Magpies – Cover

Con un po’ in ritardo per vari motivi, primo fra tutti l’indecisione sul tenere o meno aperto questo blog, parlo di un libro che ancora libro non è ma potrebbe diventarlo.

Si tratta di una graphic novel, cioè un romanzo a fumetti, realizzato dalla giovane fotografa – ma a questo punto la definirei artista – italiana Sara Lando. Avendo avuto la fortuna di essere uno dei beta reader di quest’opera, posso dire di averla affrontata con le dovute cautele visto che, dalle prime bozze, sembrava che lo stile grafico traesse pesantemente ispirazione da autori di calibro ben maggiore.

Ho subito scoperto che non avrei potuto pensare nulla di più sbagliato: Magpies vive di vita propria e si esprime secondo i propri canoni e i propri ritmi, e il lavoro certosino di Sara nel realizzare ogni singola tavola si vede su ogni centimetro quadrato. Fotografare, tagliare, incollare, fotografare ancora, elaborare, tagliuzzare e sminuzzare: questo è ciò che l’autrice ha fatto con dedizione e perizia per portare in vita ogni vignetta.

C’è passione e sentimento a ogni frase; c’è tutta l’essenza di chi ha viaggiato nel proprio inconscio per lasciare affiorare sensazioni e ricordi e riflessioni sulle piccole cose e sui grandi temi esistenziali, trattandoli con semplicità ma senza alcuna banalità.

Detto questo devo fermare subito i non anglofili perché Magpies è interamente in inglese. Nulla di inaffrontabile data la natura non troppo verbosa del medium graphic novel, ma è un avvertimento dovuto.

Chi invece l’inglese lo mastica si potrà godere delle piccole perle tipo questa: “My pain is the stinky homeless man at the cocktail party of the emotions“. Non di solo dolore si parla, però, ma in genere di vita, di speranze, di sentimenti. Le 150 pagine scorrono via veloci ma appassionanti e non senza lasciare un segno nel lettore.

Parliamo ora di come fare per ottenere Magpies.

Il pdf è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale, il che vuol dire che è possibile scaricarlo gratuitamente oppure, qualora fosse di proprio gradimento, lasciando un simbolico obolo a scelta.

Inoltre, cosa molto più importante, se volete contribuire a fare diventare Magpies un libro vero di carta, potete partecipare alla campagna su Indiegogo. Bastano 5 euro, ma per 30 euro potete assicurarvi una copia hardcover della graphic novel, e avere il vostro nome nei ringraziamenti. Ma attenti: la campagna scade il 7 dicembre!

Dateci un’occhiata anche se non siete avvezzi alla lettura di questa specifica forma d’arte grafica. Caldamente consigliato!

Dio non è amore; Dio è l’amore.

Dio non è amore; Dio è l’amore.

La copertina

“L’ultimo testamento della sacra bibbia” è un altro romanzo d’impatto per James Frey.

L’autore di “In un milione di piccoli pezzi”, nel consueto stile secco e colloquiale, immagina l’apparizione di una sorta di Messia ai giorni nostri. Si diverte a giocare coi parallelismi fra l’oggi e l’allora, fra le avventure di Ben Zion e il profeta comunemente conosciuto come Gesù Cristo.

Le persone che Ben Zion incontra nella sua vita sono molte, e ognuna di loro racconta la propria storia, il proprio incontro con Ben e come esso ha cambiato la loro vita.

“Non pensavo a niente, solo che amavo quelle persone. Questo era tutto ciò che importava. Che eravamo tutti esseri umani e amavamo altri esseri umani. E questo è Dio. Non un ridicolo vecchio con la barba e la tunica seduto su un trono dorato fra le nuvole. Non un uomo collerico che sa tutto e dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non un vecchio in Italia che dice cose insensate, o un matto in Sudamerica che giudica tutti. Non un tale in Pakistan convinto di avere il diritto di uccidere, o un tale in Israele convinto di avere il diritto di opprimere. Dio non è una persona o un uomo e neppure un essere di qualche genere. Dio è amare altri esseri umani. Dio è trattare tutti quelli che incontri come se li amassi. Dio è dimenticare che siamo tutti diversi e amarci a vicenda come fossimo tutti uguali. Dio è quello che senti quando c’è amore nel tuo cuore. E’ una sensazione straordinaria. Ed è il vero Dio. L’unico vero Dio.”

Ben porta un messaggio d’amore totale, assoluto, un messaggio sempre attuale ma mai davvero recepito dall’umanità. Lo stesso messaggio che un altro uomo forse portò sulla Terra 2012 anni fa, e che nessuno ricorda più. Perché troppe di quelle persone che si definiscono religiose covano rancore, odio nei confronti di chi è diverso o viene da una parte diversa del mondo.
Disprezzo e nella migliore delle ipotesi commiserazione per chi non la pensa come loro, sebbene Ben Zion dica l’esatto contrario.
Perché Ben non predica, Ben parla.
Ben non vuole convincere nessuno; Ben semplicemente parla, domanda, guarda dentro.
Ben ama e non chiede nulla in cambio, non chiede di adorare qualcosa che non si è mai visto, che nessuno ha mai visto o sentito.  Secondo lui si deve adorare la vita su questa terra perché è tutto quello che abbiamo.

“Perché mi ami? Non mi conosci.”
“Per amare bisogna conoscere se stessi, non gli altri.”

Il messaggio di Ben è terribilmente semplice, eppure così spaventoso per le masse e le autorità costituite, e anche per questo così incompreso.

Probabilmente molte persone additeranno questo romanzo come sovversivo, e malato, e sacrilego, dimostrando così ancora di non comprendere il vero messaggio che vi sta alla base. Sì, è vero, Frey massacra le religioni e i culti. Egli dice che la vita, non la morte, è il vero mistero che dobbiamo affrontare, e che le religioni sono nate per esercitare il controllo sugli uomini. Se soltanto alcuni uomini potevano dichiarare di essere in contatto con Dio, essi detenevano il potere. Si facevano portatori della parola di Dio che, guarda caso, coincideva con le loro volontà. Concetti difficili da digerire? Può essere, ma sappiamo che Frey non usa mezzi termini, mai, e mette sempre alla prova lo stomaco e la mente.

Bel colpo, James. Forse il tuo romanzo non è integralmente condivisibile in ogni sua parte, ma sei riuscito nell’intento di suscitare delle riflessioni, e tanto basta.

In un milione di piccoli pezzi

In un milione di piccoli pezzi

In un milione di piccoli pezzi

Il titolo di questo post é il titolo di un libro di James Frey, autore che ha suscitato un sacco di polemiche negli USA proprio con questo romanzo autobiografico, che tratta del tentativo di disintossicazione di un ragazzo ventitreenne dipendente da alcool e droghe. Il ragazzo in questione dovrebbe essere l’autore stesso, anche se in seguito si é scoperto che, al contrario di ció che era stato asserito inizialmente, la narrazione non era veritiera in ogni sua parte.

La mia opinione é che in questi casi il vero sia solo un corollario al teorema espresso dal libro, che scorre via senza intoppi nel suo stile quasi epilettico, cosí spezzettato e rabbioso e disperato.

La relativa semplicitá del lessico e delle costruzioni non nasconde un sapiente lavoro di costruzione, o ricostruzione, dell’intreccio, costellato di numerosi flashback. Semplice, ma non banale, é lo stile di Frey.

Contenutisticamente é difficile non lasciarsi coinvolgere dalla discesa agli inferi di un ragazzo che non ha perso tutto, ma che al contrario si é perso molto prima di trovarsi. James non é cattivo, non é un criminale come egli stesso si definisce piú volte nel corso del racconto. James é solo un ragazzo che, per qualche motivo, ha avuto una vita diversa da quella di molti altri, una vita votata alla dipendenza e allo sfascio della propria persona.

Senza mezzi termini e senza risparmiare alcun dettaglio, Frey trascina il lettore giú nel pozzo insieme a lui, dove tutto é buio e dove il buio pare quasi confortevole perché cela le debolezze, le annacqua e le fa dimenticare, ma senza possibilitá di cancellarle. Un pozzo le cui pareti sono ripide e lisce, quasi impossibili da scalare per uscirne, se non attraverso una ricostruzione, o costruzione, completa, del proprio essere. É una costruzione dolorosa, un cammino pericoloso nel quale si rischia di cadere piú e piú volte, ferendosi o perdendo la vita, ma va fatta. Non si puó che affrontare la propria paura e i propri drammi irrisolti, per poter finalmente trovare la pace e uscire dal pozzo. Per farlo, peró, ci vuole una dose di coraggio enorme, e la consapevolezza del rischio che si puó correre, toccando il fondo per annusarne il tanfo mortale e poi risorgendo lentamente spezzandosi le unghie sulle pareti del pozzo.  Fatte le debite proporzioni, il cammino di James Frey é lo stesso che tutti dovrebbero fare, senza naturalmente arrivare agli eccessi della dipendenza da sostanze dannose. Ma quante persone “normali” possono dichiarare con onestá di non possedere dipendenze? Non solo da beni materiali o sostanze tossiche, ma anche dal gioco, dallo sport, dalla compagnia, dalla solitudine, dall’amore? Dipendenze che cercano di colmare parti di noi che reputiamo incolmabili, e che ci permettono di scacciare via per un po’ l’inquietudine nella quale poi si ricade senza apparente motivo.

Originale? Una precisazione.

Originale? Una precisazione.

Walking on sunshine

Per oggi niente riflessioni sulla mia esperienza migratoria, ma delle precisazioni sui contenuti di questo blog.

Come scritto nella pagina “About”, tutte le foto presenti in questo blog sono, ove non diversamente specificato, scattate dal sottoscritto. Nel caso di “recensioni”, o piú correttamente opinioni, su libri o film, invece, tendo sempre a pubblicare la copertina dell’opera in questione per agevolarne l’identificazione.

Gli scritti, invece, sono assolutamente originali con l’esclusione delle inevitabili citazioni di cui riporto sempre la fonte.

Chiarisco queste cose perché un certo Aero, oggi, mi ha accusato di aver scopiazzato da Amazon la mia recensione di “Mare al mattino” della Mazzantini (click qui per vedere il post e il commento di Aero).

Peccato che, come é evidente leggendo su Amazon le recensioni di questo libro (click qui per leggerle), su sette recensioni, sei sono totalmente diverse dal post sul mio blog: si tratta perlopiú di impressioni e opinioni di poche righe.

E la settima recensione? Beh, quella é praticamente uguale al mio post su questo blog, e sapete perché?
Ma é semplice: perché l’ho scritta io, riportando quasi pedissequamente su Amazon le impressioni che avevo formulato qui! 😀
Il fatto che il nome dell’autore di quella recensione sia lo stesso di chi sta scrivendo su questo blog dovrebbe offrire un indizio piú che concreto…

Mi dispiace che qualcuno possa pensare che io sia in grado di “scopiazzare” dal Web, poiché non fa parte del mio stile e non avrebbe nessun senso.
Se ho qualcosa da dire, lo scrivo.
Se non ho niente da dire, taccio.
Se condivido idee altrui, ne cito la fonte per rispetto.
Se non le condivido, per prima cosa verifico di non essermi sbagliato.

Un nuovo fedelissimo

Un nuovo fedelissimo

Kindle

Qualche giorno fa scrivevo, nel post di riepilogo di fine anno, che non avrei permesso a della zavorra di entrare nella mia valigia.

Volentieri, peró, concedo qualche etto al mio nuovo e ormai inseparabile compagno di viaggi. Ero sempre stato scettico riguardo agli eBook reader, ma le recenti festivitá natalizie mi hanno convinto a rompere gli indugi e il porcellino di ceramica per procurarmi un Amazon Kindle, come ho avuto giá modo di riportare nel post sull’ultimo libro della Mazzantini.

Dopo essere tornato dal recente mini-soggiorno londinese ho realizzato un’altra cosa, e cioé che in una settimana ho letto piú di quattro libri: Mare al mattino della Mazzantini, Alice’s adventures in Wonderland di Carroll, Everyman di Philip Roth, Animal’s Farm di George Orwell (ebbene sí, ammetto che mancava ancora al mio repertorio) e ho cominciato Seguendo l’Equatore di Mark Twain. Non si tratta di tomi mallopposi come Guerra e Pace, naturalmente, ma non posso non riconoscere i dovuti meriti di questo piccolo traguardo al mio nuovo lettore tascabile, che mi ha permesso di portare sempre con me un’intera libreria anche negli angusti spazi del bagaglio a mano consentito dalle compagnie aeree low-cost.

Tantissimi classici, inoltre, sono gratuiti: da Pirandello a Conan Doyle, recuperare i classici che non si sono mai letti é semplice e indolore per il conto in banca.

Non é mia intenzione pubblicizzare un eBook reader piuttosto che un altro (anche se molti elogiano la qualitá superiore del display del Kindle), bensí il concetto stesso della libreria in tasca. Non deve sorprendere, comunque, che alcuni titoli piú ricercati non siano disponibili in versione elettronica. Per quelli si deve continuare a far frusciare le pagine.

Mare al mattino

Mare al mattino

La copertina

Quasi per errore mi avvicino a quest’ultimo romanzo della Mazzantini, tradito da un acquisto one-click sul mio Kindle nuovo fiammante.
Anche un lettore come me, strenuo difensore della carta stampata e dell’inconfondibile sensazione che trasmette al tatto e all’olfatto, per motivi di comoditá ha deciso di provare l’inchiostro elettronico dell’eBook reader prodotto da Amazon. Leggero, pratico, in grado di archiviare migliaia di libri, dotato di un display che non affatica gli occhi neppure dopo ore di lettura, il Kindle é il perfetto compagno di viaggio per chi salta su e giú da treni e aerei, e non solo. Kindle consente anche di annotare i propri libri, di cercare le definizioni e le traduzioni delle parole, e di non perdere mai il segno. Davvero un oggettino da tenere sempre in tasca.
Durante il viaggio di ritorno verso la Germania, quindi, non é stato difficile terminare Mare al mattino, spietato racconto storico della scrittrice italiana dai natali dublinesi.
Lo stile é asciutto, secco, paratattico; la risultante segmentazione della prosa, talvolta, sembra in conflitto con l’intensa aggettivazione e con l’utilizzo ricorrente di metafore quasi shakespeariane per quantitá e romanticitá. Quasi shakespeariane, per l’appunto.
Sicuramente la scelta stilistica puó aiutare a creare un senso di ansia e sospensione nel lettore, ma la punteggiatura davvero scarna, lo stile colloquiale, i discorsi indiretti e i costrutti mai ricercati non sono riusciti a convincermi fino in fondo sulle doti di prosatrice della Mazzantini.
Ciononostante il tema trattato é di grande attualitá, e la scrittrice non risparmia i dettagli piú crudi dei drammi umani vissuti dagli immigranti italo-africani di tre diverse generazioni.
La risultante é di poco piú di un centinaio di pagine, attraverso le quali é facile correre e lasciarsi coinvolgere, venendo in contatto con nozioni storiche e sociali che ora piú che mai non sono scontate.
Investire un’ora del proprio tempo per la lettura di questo libro potrebbe non essere una scelta sbagliata, in un’epoca di grande incertezza e xenofobici tentativi di autoconservazione.

L’inventore di sogni

L’inventore di sogni

A different point of view

Affascinante esperienza questo agile libercolo di McEwan, autore di romanzi come “Espiazione” (Atonement).
Le mentite spoglie di libro per ragazzi, come spesso accade, celano delle riflessioni sul mondo che si rivelano essere più comprensibili e condivisibili dagli adulti.

Il Creatore di Sogni - Ian McEwan

Il protagonista è un ragazzino, Peter Fortune, che adora sognare a occhi aperti, il che lo mette in difficoltà di fronte ai ritmi del mondo di ogni giorno, concreto e tangibile, nel quale troppo spesso non c’è spazio per tutto ciò che non sia concepito come realtà.
Facile, quindi, tuffarsi nel proprio passato per immedesimarsi nel bambino che crea mondi e situazioni, le cui esperienze spesso esistono soltanto all’interno della sua mente, ma si riflettono sulla vita “reale”.
Particolarmente interessante il cambio di prospettive che ci viene presentato da McEwan: di volta in volta Peter entra nel corpo e nella mente di un gatto, di un neonato o di un adulto, ad esempio, creature i cui comportamenti gli erano sempre sembrati incomprensibili o addirittura fastidiosi. La sensibilità, la delicatezza e l’ironia con cui l’autore affronta la tematica rende la lettura piacevole e leggera ma non scontata. Le dimensioni e il prezzo del romanzo ne fanno un gradevole intrattenimento che non assorbe troppe energie né sforzi, ma è ugualmente capace di suscitare qualche riflessione nel lettore. Consigliato.

Il Cavaliere che aveva un peso sul cuore

Il Cavaliere che aveva un peso sul cuore

Il cavaliere che aveva un peso sul cuore - Marcia Grad Powers

Ieri sera, navighicchiando su Amazon, fra le novità proposte facevano capolino dei libriccini dai titoli curiosi. Uno di questi ha attirato la mia attenzione: “Il cavaliere che aveva un peso sul cuore” di Marcia Grad Powers, autrice de “La principessa che credeva nelle favole”. Senza pensarci troppo, mi sono buttato in libreria e ho deciso di investire quei pochi euro.
Giunto a casa ho cominciato la lettura che, data la mole del testo – 210 pagine e neppure troppo dense – ha richiesto non più di un paio d’ore.
La trama di questa pseudofiaba in chiave moderna narra di un cacciatore di draghi, un valoroso cavaliere in sella alla sua fiammante e rombante autocavalcatura rossa, per il quale la propria attività di ammazzadraghi rappresenta la propria massima espressione. Tutto il suo mondo, per lui, deve orbitare intorno a essa, moglie e figlio compresi.

Un bel giorno, però, la moglie lo lascia, mentre il figlio dichiara apertamente di non voler seguire le orme del padre, provocando in lui una cocente delusione.

La rabbia e la frustrazione per non essere stato capito e accettato dalla sua famiglia crescono al punto da indebolirlo anche nella caccia al drago, e il cavaliere sconfitto si ritrova, disperato, alla deriva.
Alla fine, lasciando da parte il proprio orgoglio ferito, l’ex eroe chiede aiuto e rocambolescamente lo ottiene, cominciando un cammino impervio che lo porterà a cambiare radicalmente idea su se stesso e sulla vita.

Scopre di essere stato tanto coraggioso e abile come cacciatore di draghi, quanto un vero professionista del “Simmà” (“sì, ma…”) quando si trattava di questioni personali.
Scopre come trasformare i pensieri contorti e oscuri che lo dominano, quelli che alimentano la sua rabbia, in pensieri lineari, logici e semplici che lo aiutano a comprendere.
Per far ciò deve imparare l’ABC per la serenità, cioè Avversità, Bolgia, Conseguenze: a un evento spiacevole, che semplicemente accade e possiamo accettare così come accettiamo che le stelle brillino e le pietre siano dure, segue la confusione di sensazioni e pensieri, che porta a delle conseguenze sulle quali, però, abbiamo il controllo. D’altra parte le difficoltà e gli errori sono solo pietre sulla strada che porta alla felicità, insegnano i compagni di viaggio del cavaliere.
Lungo l’accidentata strada verso la serenità il cavaliere s’imbatte in strani personaggi e visita strani luoghi, nei quali sperimenta nuove esperienze che cambiano il suo giudizio sul mondo e sulle persone. Perché – comprenderà – non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sulle cose.
Si può anche finire in prigione, nel paese della serenità, ma se ne può uscire senza cauzione perché le uniche prigioni che esistono sono quelle che la gente si costruisce da sola.
Di quando in quando si aprono nuovi sentieri, ma solo quando si è pronti a percorrerli.

Insomma, risulta piacevole la veloce lettura di questo allegorico libretto – che a ben guardare ha il difetto di sembrare un po’ troppo didascalico, alle volte -, nel corso del quale il cavaliere apprende che combattere contro i pensieri ingarbugliati è piu’ faticoso che uccidere i draghi.
Ma, in questo arduo compito, può aiutare la preghiera della serenità: “dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per capire la differenza fra loro”.

Chissà… Magari, dopo aver terminato la lettura, si potrà scoprire che anche il proprio cuore sta cominciando ad alleggerirsi.

Notti stellate ed eclissi assire

Notti stellate ed eclissi assire

Notte di Stelle - di Margherita Hack e Viviano Domenici

Ho quasi terminato di leggere l’affascinante libro “Notte di stelle” scritto a quattro mani da Margherita Hack e Viviano Domenici, e ne sono pienamente soddisfatto. Fra mito e scienza, astrofisica e archeoastronomia, i due autori alternano rigorose, ma accessibili e comprensibili, nozioni scientifiche, con leggende e storie legate a costellazioni ed oggetti celesti.

Interessante, fra gli altri, il capitolo dedicato alle eclissi lunari e solarinel quale il Domenici tratta anche della genialità del popolo assiro, inventore del rito del sar puhi (il “re sostituto”), un intelligente stratagemma a salvaguardia della salute del loro sovrano. In cosa consisteva il Sar Puhi? E’ presto detto. Poiché, come in molte altre culture, anche in quella assira un’eclissi era considerata un evento nefasto e foriero di oscuri presagi, soprattutto per i regnanti, gli assiri giocarono d’astuzia. Ogniqualvolta l’elite scientifica prediceva un eclisse, infatti, il re in carica veniva temporaneamente fatto allontanare da corte e “nascosto”, probabilmente in un’abitazione fuori città. Al suo posto veniva intronizzato un sostituto re, il quale era scelto fra prigionieri, criminali, avversari o, in mancanza di meglio, fra la gente comune. Al suo fianco veniva posta una giovane donzella, anch’essa scelta fra il popolo, in luogo di sostituta regina. Il fortunato prescelto non riceveva alcun potere dalla sua proclamazione, perché il vero re manteneva il proprio status e il potere decisionale anche lontano da palazzo. Questo espediente, secondo i furbi assiri, serviva a ingannare le divinità maligne, che avrebbero scaricato sul re sostituto le proprie ire, mentre il vero re, indisturbato, si godeva le ferie.
Dopo l’eclissi, trascorso un periodo di tempo non superiore ai 100 giorni, spesso non superiore alle due settimane, e comunque sempre scelto in maniera arbitraria dal re in accordo con i vari scienziati/astronomi/astrologi/geni assortiti di corte, il vero re tornava sul trono. Che fine faceva il re sostituto? Semplice: veniva destituito nel peggiore dei modi, con un assassinio sommario. A lui andavano anche gli onori, beato lui, di un finto funerale da re, in pompa magna e con tanto di imbalsamazione.

Non c’è che dire, erano proprio astuti questi assiri…

La biblioteca dei morti

La biblioteca dei morti

La copertina del libro

Glenn Cooper, alla sua prima prova letteraria, riesce a confezionare un romanzo piacevole e scorrevole, ma che non riesce ad ergersi al di sopra della sufficienza.
L’idea alla base del racconto è intrigante: il collegamento fra la base militare supersegreta nell’Area 51 in Nevada e dei monaci medievali può apparire forse forzata, ma tutto sommato funziona.
Per contro la carenza nella caratterizzazione di alcuni personaggi, fra cui quella tutt’altro che originale del protagonista (il classico poliziotto prepensionato a forza, ribelle e scontroso) e alcune soluzioni narrative non propriamente originali impediscono al lettore di innamorarsi fino in fondo di questo libro.
Le pagine, tuttavia, scorrono rapide e senza tregua mentre la narrazione si snoda agevolmente fra i vari periodi storici.
Nonostante alcune ingenuità, però, il talento di Cooper si intravede già da questa prima prova.
Per questo motivo il mio umile consiglio è quello di dare a questo libro una possibilità, soprattutto perché lo scrittore ne ha già prodotto il seguito, “Il libro delle anime”, nel quale corregge il tiro, sfrutta l’esperienza acquisita durante la stesura de “La biblioteca dei morti” e conclude con maestria un’epopea avventurosa e avvincente.

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