Crauti, connessioni e letto caldo

Crauti, connessioni e letto caldo

Another sunrise

Rieccomi costretto a letto dalla mia poca avvedutezza. Quando, lunedí, ho visto la temperatura alzarsi fino a sfiorare lo zero, ho pensato che avrei potuto fare a meno della calzamaglia sotto ai jeans (sexy ma necessaria, quando si sfiorano i meno venti) e della sciarpa. Naturalmente ho patito freddo per l’intera giornata, a partire dal mattino presto fino alla sera, quando gli autobus alle fermate sembravano non voler arrivare mai. Anche se, ovviamente, erano in orario come sempre. A proposito, sul Süddeutsche Zeitung di qualche giorno fa c’era un articolo intero che spiegava il “trucco” usato dagli autobus ulmesi per spaccare il minuto o quasi: in pratica degli appositi dispositivi installati sui mezzi pubblici comunicano coi semafori, i quali danno prioritá ad autobus e tram creando una sorta di onda verde (Grüne Welle, per l’appunto).

Chiusa divagazione, cambio argomento e parlo di una delle maggiori curiositá che hanno gli italiani a proposito della vita da queste parti: il cibo. Perché si sa, non possiamo rinunciare a pizza pasta e in genere a tutto quello che la dieta mediterranea offre. Ora, l’idea che vivere in Germania significhi nutrirsi di crauti e Würstel equivale a pensare che i genovesi mangino solo pesto, o i friulani solo polenta e frico. Per quanto riguarda la seconda, posso dire che in ventotto anni di Friuli non credo di essermi cibato di polenta e frico piú di un paio di volte all’anno. Probabilmente sono degenere perché non credo che la cucina tipica sia quella che, al giorno d’oggi, ci si ritrova nel piatto a pranzo e a cena, ma torniamo alla Germania. Ormai si puó trovare un po’ di tutto ovunque, in quasi tutti i supermercati. Non ho avuto ancora difficoltá a reperire ingredienti o cibi, e lo dico non da fanatico del junk food o dei sandwich, ma da uomo di cucina che non disdegna lo slow food alla buona. Nel piccolissimo supermercato di paese si trovano beni di prima necessitá per l’italica gente, come l’aceto balsamico e l’olio extravergine di oliva (anche se la cassiera, passando l’aceto balsamico sullo scanner, lo ha rigirato fra le mani per tentare di capire cosa fosse e a cosa servisse). Le verdure sono pressoché le stesse, e la carne da queste parti va fortissimo, tanto che credo che vivere da queste parti debba essere un incubo per i vegetariani. La pasta costa poco di piú che in Italia, ma proporzionalmente agli stipendi medi direi che costa parecchio di meno. Ovviamente non si trovano tutte le marche di prodotti italiani, e non ovunque, perció qualche purista potrebbe storcere il naso. In compenso la birra costa davvero poco (lo so, é incredibile a sentirsi) ed é assolutamente normale trovare würstel veri, con la pelle, e non quegli obbrobri senza pelle e pieni di colle e addensanti che spacciano a noi ignoranti consumatori italiani. Naturalmente é perfettamente comprensibile che la nostra cultura media in fatto di Würstel sia equiparabile alla cultura media tedesca riguardo alla cottura della pastasciutta, ma comunque é innegabile che, negli ultimi anni, in Italia si sia assistito alla progressiva sostituzione del würstel artigianale con budello a quello industriale di plastica e senza pelle, in virtú di una piú facile fruibilitá anche da parte dei palati piú delicati.

Ad ogni modo viviamo in un mondo in cui, per fortuna o per disgrazia, le informazioni viaggiano alla velocitá della luce, perció gli scambi culturali e le contaminazioni sono all’ordine del giorno, e allora non stupisce quasi piú vedere il tedesco che condisce l’insalata con sale, olio e aceto in luogo del dressing allo yogurt.

Chiusa parentesi culinaria, concludo questo post malaticcio con una piacevole sorpresa. A proposito della velocitá di propagazione delle informazioni nell’era del Web, sono stato contattato da un ragazzo italiano che sabato prossimo (dopodomani) si trasferirá a Ulm. Sono bastati un motore di ricerca e un blog con le mie esperienze di vita da emigrante per mettere in contatto due persone che, per motivi diversi, sono partite dall’Italia e si troveranno per un caffé all’ombra del Münster.

Scherzavo, il post non é ancora finito: mancava un Post Scriptum relativo alla foto di oggi. L’ho scattata dall’abbaino di casa tramite cellulare (ringrazio la fotocamera integrata del mio cellulare, modestamente una delle migliori sul mercato se non la migliore), alle sette circa di stamattina quando il sole si stava alzando da dietro un boschetto non distante da casa mia, illuminando timidamente la distesa bianca ai suoi piedi.

Adesso, ho finito, e come un vero settantaseienne febbricitante mi dirigo verso il letto invece che darmi ai pazzi festeggiamenti del Fasching, il carnevale ulmese per il quale sembra che da queste parti ci sia una certa attesa. Ma almeno io ne ho diritto, non come certe mie lettrici che ne dimostrano settantadue e li portano male! 😀

6 Replies to “Crauti, connessioni e letto caldo”

  1. Ciao,

    Non ti conosco, ma volevo solo chiederti…come ti permetti di parlare cosi’ delle tue lettrici???

    Un po’ di rispetto.

    Leggere il tuo post, anche se poteva sembrare piacevole, e’ stato proprio tempo buttato.

    Trottolina ’27(1927)

    1. Ciao Trottolina,

      ovviamente non mi riferivo a tutte le ottantacinquenni, ma soltanto a quelle che vanno a dormire con le galline dopo aver sorseggiato il brodino delle 18:30.

      Un caro saluto.
      Balilla ’21

    1. Oddio, questa citazione non verrá capita da chi non conosce la donna che ci generó!
      Ma é sufficiente che susciti ilaritá in noi. 😀

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