Dall’11 all’11: il primo bilancio

Dall’11 all’11: il primo bilancio

La nebbia lascia il posto alla neve

Oggi è l’11 dicembre. Un mese fa, a quest’ora, stavo terminando gli ultimi preparativi prima di consumare l’ultimo pranzo italiano. Entro meno di cinque ore mi sarei imbarcato sul volo per Monaco di Baviera, per poi saltare sul treno verso la nebbiosa Ulm.

Precisamente un mese dopo siedo davanti al netbook nel mansardato che mi accoglie temporaneamente, davanti all’abbaino, e oltre il vetro si vedono i campi che da diversi giorni non si nascondono più nella nebbia.

Le previsioni del tempo hanno dimostrato tutta la loro inattendibilità, profetizzando un weekend funestato da torrenziali piogge e nevischio, ma al contrario di acqua se n’è vista davvero poca. Se non avessi ascoltato i Bernacca teutonici, ieri avrei potuto dirigere su Augsburg (Augusta) per aggiungere uno spillo sul planisfero.

St Georg Kirche, Ulm

Nel primo pomeriggio, invece, mi sono imbarcato sul primo autobus per una passeggiata in centro. Al sabato pomeriggio la città è fin troppo viva: il fiume di gente che la popola costringe a continui slalom, fermate, attese, scontri.

Cammino per quella che per ora è la mia città, che ancora non è la mia città, e che forse fra qualche tempo potrebbe non esserlo più. C’è infatti una possibilità, per motivi burocratici e organizzativi provenienti dall’alto management, che mi venga offerto di svolgere una diversa mansione a Ulm, oppure la stessa mansione ma in un’altra sede: diverse posizioni verranno infatti aperte sul mercato del lavoro interno, in diverse sedi mondiali. Questa settimana avrò maggiori ragguagli, e saprò se potrò finalmente prendere casa a Ulm oppure continuare a fare il giramondo. La cosa non mi spaventa, ma per certi versi mi intriga, perché le destinazioni papabili sono molto interessanti. Ma è presto per fasciarsi la testa.

Paulus Kirche

Parlando del lavoro in se: è diverso, più organizzato e in alcuni casi più efficiente. In altri casi, invece, le dimensioni dell’organizzazione costringono a processi interni più lunghi e tolgono, naturalmente, autonomia decisionale rispetto a quella che si può avere in un’azienda di dimensioni più piccole. Inoltre avere a che fare quotidianamente con persone provenienti da tutto il mondo è strano e intrigante, ma può spiazzare perché ci vorrà del tempo prima di capire quali siano le rispettive competenze e aree di responsabilità. Le dimensioni delle infrastrutture informatiche obbligano a un approccio più razionale, dove la stabilità e la scalabilità devono prevalere sulla flessibilità.

E la vita? Com’è l’impatto dell’emigrazione solitaria sulla vita?
Risposta: più o meno come me l’ero aspettato. Si riparte da zero, completamente: tutte le conoscenze, le amicizie e la famiglia che d’improvviso vengono a mancare, togliendo da sotto le terga lo sgabello degli affetti, della stabilità e delle consuetudini; ci si scontra con la lingua, per padroneggiare la quale ci vorrà ancora qualche tempo (sempre che si resti in Germania, ovviamente), dopodichè si potrà scambiare con più disinvoltura qualche chiacchiera in mensa, al bar, in autobus o nei negozi; in città ancora non si sa bene come muoversi, dove siano i negozi più interessanti, i punti di ritrovo, mancano i riferimenti.

Tutto preventivato insomma, tutto secondo copione. L’aspetto positivo per la mia salute è che la mia vita ha assunto una regolarità che in Italia non esisteva: sveglia presto (per i miei canoni), colazione, autobus, ufficio, di nuovo a casa prima delle 18, cena, e in genere serata libera. Più libri, meno alcool!

Dopo un mese in Germania, perciò, posso dire che non tornerei indietro sui miei passi: questa è un’esperienza che vale il prezzo da pagare.
L’unica incognita è quella di cui scrivevo in apertura, quel “limbo” che ho già nominato almeno due volte in questo blog. Non sapere in che direzione svolterà la propria vita è destabilizzante ma, come dicevo, ormai mi ci sono abituato e sono convinto che presto arriverà un assetto non definitivo, ma che almeno mi consenta di mettere in prospettiva i prossimi due o tre anni.

Presto saprò se dovrò fare mia questa città e cominciare a viverla, oppure cominciare a preparare i bagagli e ripartire verso una nuova méta.

Stay tuned.

2 Replies to “Dall’11 all’11: il primo bilancio”

  1. coraggio il limbo non è splendido e l’incertezza fastidiosa ma purtroppo visto i tempi che corrono anche nella “locomotiva” Germania non si può stare tranquilli…intanto aspettiamo gli eventi visto che non possiamo fare altro e pensiamo che fra meno di due settimane ci rivediamo e questo è positivo!(almeno speriamo 🙂 )un bacione e buona domenica!

  2. Ti racconterò di persona quello che qui non posso scrivere… 😉
    Ma non c’è da preoccuparsi, forse cambierà la posizione geografica ma i piani sicuramente resteranno gli stessi! Vedremo!

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