Day 1: Jungingen

Day 1: Jungingen

Jungingen by fog

Finalmente ci sono.  Avrei voluto scrivere al day Zero, quell’11/11/11 di cui si è tanto parlato, ma tecnologia e assetti casalinghi mi hanno remato contro.

Durante il viaggio, sensazioni ed emozioni si sono accavallate in uno strano miscuglio di entusiasmo e malinconia, mentre il mio cervello – o ciò che ne resta – e il suo fido compare, il caro inconscio, qua e là mi chiedevano che cosa stessi facendo e dove stessi finendo. In qualche modo sapevano già che stavo arrivando in una terra straniera, completamente sconosciuta, in cui ricominciare da zero in ogni cosa, dal panificio sotto casa al sistema sociale e alla società stessa, amici e conoscenti compresi, allontanandomi nel contempo da tutto quello che aveva fatto parte della mia vita da decenni.

L’arrivo alla stazione di Ulm è stato scioccante, per uno che era partito da un anomalo novembre italiano con quasi venti gradi sul termometro: nevischio e pochi gradi sopra lo zero la degna accoglienza in terra germanica. Salito sul taxi che mi avrebbe portato all’alloggio temporaneo, e ritrovato almeno in parte l’utilizzo della lingua locale nelle chiacchiere scambiate con il tassista, la tensione ha cominciato a scendere e la positività iniziale è tornata alla ribalta.

La destinazione era Jungingen, paesino a circa 5km da Ulm, ma l’indirizzo che avevo non risultava nel navigatore satellitare del taxi. Attimi di panico, fortunatamente risolti al più presto: la via e il numero civico erano presenti sotto Ulm e non Jungingen, ma il risultato non è cambiato.

Ad attendermi, il mio ospite finlandese Aki, che parlando in un italiano pressoché perfetto mi ha accolto mostrandomi la casa e dandomi qualche cenno sul sistema tedesco. Questo, prima di tentare di portare il mio letto su per una tromba di scale. Ovviamente la tromba era troppo stretta e siamo stati costretti a smontare il letto pezzo dopo pezzo… Ma alle 22 circa ero finalmente pronto per farmi una doccia e prendere possesso della mia nuova camera.

Oggi, sveglia presto e colazione, e poi passeggiata per il paesino immerso nella nebbia, per capire dove fossero i riferimenti più importanti: fermata dell’autobus, supermercato, banca, ecc. Probabilmente non resterò a vivere a Jungingen, ma prima di un paio di mesi difficilmente riuscirò a trovare un’abitazione definitiva per me e spostarmi da qui.

L’impatto è un po’ diverso rispetto all’Italia, con le graziose casette allineate dai giardini curati e le strade pulite e ordinate, ma la cordialità dei primi incontri con gli autoctoni fa ben sperare per il mio prosieguo in terra germanica.

Il programma del pomeriggio prevede un giro turistico per la città con l’agente dell’agenzia di relocation, durante il quale dovrei capire un po’ meglio sia le questioni pratiche, come organizzarmi per gli spostamenti, sia quelle riguardanti il sistema tedesco, che ovviamente differisce da quello italiano. Ad esempio il contratto di locazione della casa in cui abito prevede che, in caso di neve, entro le 7 di mattina il marciapiede debba essere pulito. O ancora, da queste parti è molto consigliato avere un’assicurazione sulle responsabilità sui sinistri. Non è costosa, si parla di 50-60 euro annui, ma serve a proteggersi nel caso in cui qualcuno scivoli sul marciapiede antistante casa, oppure nel caso in cui si investisse qualcuno in bici, o si provocasse la caduta di un pattinatore ecc.

Ora è quasi ora di pranzo, una buona pastasciutta made in Italy potrebbe essere il mio modo di sdebitarmi con il mio ospite per la sua gentilezza, e per farmi sentire un po’ a casa.

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