Day 12: Harlem e Coney Island

Day 12: Harlem e Coney Island

PB045075001Stamattina verso le dieci eravamo sotto il cielo sereno e frizzante di Harlem, non senza un po’ di apprensione dovuta alla nomea di questo quartiere. Ci accorgiamo presto che chiedersi se Harlem sia sicuro o no ha poco senso: data l’estensione della zona sarebbe come chiedersi se Firenze è sicura. Il nostro primo obiettivo, comunque, è il leggendario playground del Rucker’s Park, al quale arriviamo non senza disagi a causa della metro che ferma lì vicino soltanto nelle ore di punta. Chiediamo informazioni a una gentilissima ragazza che ci accompagna fino a una scalinata poco rassicurante che ci porta direttamente al Rucker’s. Il playground in sé è ben attrezzato con spalti, canestri di lusso e tabellone segnapunti, roba che in Italia si trova a partire dalla serie B! PB045080002

Riprendiamo la metro per riportarci verso la parte meridionale di Harlem, circa intorno alla 110-120ma strada (il Rucker’s è sulla 155ma). Questa zona è ancora più tranquilla e, anzi, sembra una propaggine di uptown più che Harlem. I ristoranti etnici o afroamericani come “Mama’s fries” lasciano posto ai diners e ai bistrot, e la popolazione bianca è numerosa.

E’ piacevole vagare per le strade di questo distretto per arrivare al mausoleo del generale Grant, enorme monumento che contiene i sarcofagi del generale Ulysses Grant e di sua moglie.

PB045169003Scendiamo verso sud di qualche isolato sul tranquillo lungofiume godendoci la pace di questa parte di Manhattan senza traffico caotico. Nel parco c’è gente che fa jogging, mamme coi bambini, insomma non certo l’immagine di Harlem che la letteratura ci ha portato in Italia. Inoltre la presenza della polizia è consistente anche qui, sia con pattuglie in divisa che con agenti in borghese.

Arriviamo alla cattedrale di St.John the divine, quasi completa perché ancora in costruzione, ma che una volta terminata dovrebbe diventare la terza chiesa cristiana del mondo per dimensioni (la prima è San Pietro, ma la seconda… Ehm… Non ricordo!).

Indugiamo per un po’ sulle vetrate, sull’enorme rosone, sulla maestosità complessiva di questo edificio, e all’uscita ci infiliamo in un classico diner, quelle tavole calde che noi vediamo solo nei film, dove mangiamo quantità di cibo inusitate a prezzo irrisorio e… Senza mancia!

PB045226Avendo visto i punti di principali interesse di Harlem e avendone respirato almeno in parte l’atmosfera, saliamo sulla metro per un lungo viaggio di un’ora che ci porterà a Coney Island, sede della famosa ruota panoramica e dell’ultimo ottovolante in legno ancora funzionante.

Anche in questo caso inizialmente non ci sentiamo sicuri perché Coney Island si trova all’estremità meridionale di Brooklyn, quartiere considerato storicamente poco sicuro, ma che negli ultimi vent’anni ha conosciuto una rivalorizzazione notevole tanto che anche molti cosiddetti VIP vi si sono trasferiti (l’acquisto di un loft a Williamsburg da parte di Tobey Maguire è l’ultimo di una lunga serie).

Arrivati a destinazione scopriamo che Brighton Beach, una località di Coney Island a cui si arriva via metro, è un’enclave russa, e che Coney Island è ormai una località marittima sonnolenta e tranquilla, che ospita un grande parco giochi ormai abbandonato.PB045267005

Il lungomare in legno sulla spiaggia – Riegelmann Boardwalk – al tramonto è spettacolare da percorrere a piedi, e come noi devono pensarla i numerosi abitanti della zona che vi portano bambini e fidanzate/i. Qui il turismo è assente a causa della distanza da Manhattan e dell’ormai ingiustificata cattiva fama del luogo.

Al ritorno verso Manhattan ci fermiamo a Penn Station sulla 34ma strada per cercare di accaparrarci i biglietti per la partita della sera fra Knicks e Pacers, certo meno accattivante di quelle contro New Orleans e Cleveland ma sempre degna di nota.

Assistiamo alla gara con meno entusiamo della sera precedente, sia perché più stanchi sia perché la gara in sé è decisamente meno avvincente, sia perché l’effetto novità è un po’ svanito. Venerdì sera, però, ci sono Lebron e Shaq, e credo che l’emozione tornerà a salire!

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3 Replies to “Day 12: Harlem e Coney Island”

  1. quello che mi domando io è: ma la tua dolce metà è fanatica di basket come te o la stai trascinando ogni volta al madison al grido di ‘nella buona e nella cattiva sorte’ ? :))

    coney island è da lacrimoni ;_;

  2. E pensare che la mamma mi ha chiesto 20 volte di controllare se avevi scritto per essere sicura che foste tornati vivi da Harlem! 🙂

    Peccato, però, per l’abbandonamento del parco giochi..

    Vedrai Shaq?? 🙂 cavolo se non ti esalti lì c’è qualche problema 🙂 vorrei vedere anch’io quel mastodonte!!

  3. @Endi: ehm… Diciamo che è un po’ la prima e molto la seconda.
    Ok, lo ammetto: la seconda, senza ombra di dubbio.
    Io però mi sono sottoposto ad intensive sedute di shopping, ecco! 😀
    C’è da dire però che uno show come una partita NBA al Garden riesce a coinvolgere anche gente a cui non frega niente del basket: puoi stare 2 ore e mezza a guardare tutto tranne la partita, se vuoi!

    @Sorrata: come ho scritto, sia Harlem che Brooklyn sono ormai tranquilli tranne alla sera in alcune zone molto periferiche e fuori mano.
    Non solo vedrò Shaq ma anche Lebron James, mica pizza e fichi! Però Shaq è agli ultimi anni di attività, quindi probabilmente non avrò altre occasioni per vederlo giocare. Spero solo che non sia infortunato/influenzato/mestruato/whatever.
    Rutti anche da Maria.

    Coney Island in effetti è da lacrimoni, siamo stati anche da Nathan’s, dove fanno hot dog dal 1915 e dove ogni anno si tiene la gara internazionale di mangiatori di hot dog.
    E’ un tuffo nel passato quel posto, da brividi.

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