Goodbye Ulm. Soon.

Goodbye Ulm. Soon.

Every morning

Manca meno di una settimana all’anniversario del mio arrivo oltralpe.
Un anno fa partivo dall’Italia con una valigia e un trolley, che avrebbero dovuto servirmi a coprire le necessità per il seguente paio di mesi. Le cose andarono diversamente, però, e prima di riabbracciare i miei averi e i miei mobili dovetti aspettare cinque mesi.
L’avevo vista, Ulm.
Mi era piaciuta, Ulm.
Evidentemente non le ero piaciuto altrettanto poiché decidette subito di chiarire che la mia presenza fra le sue antiche mura non era poi così gradita: tentò di spedirmi sotto la porta di Brandeburgo ma non ci riuscì perché, da buon innamorato, cieco continuai a volerle bene e a desiderare di restarle appresso.

Ogni tanto mi dava una carezza e mi regalava dei momenti spensierati e delle soddisfazioni, ma non durava a lungo prima che mi mettesse nuovamente alla prova.
Avevo titubato in questo ultimo periodo, quando la passione iniziale si era un po’ affievolita nonostante le avventure passate insieme e il forte legame che avevamo instaurato fin dall’inizio. La nostra storia era intensa, ma in qualche modo una parte di me sapeva perfettamente che non sarebbe durata a lungo. Non avrei saputo dire con precisione quanto a lungo e quando sarebbe finita, ma avevo l’impressione che non fossimo fatti l’uno per l’altra. Spesso la fiamma più intensa brucia e si spegne più rapidamente, e così è stato fra noi.
Avevano bussato alla porta Stoccarda, affascinante ed eclettica, poi Karlsruhe, classica e più riservata, e infine Monaco, una semiepilettica e polivalente bellezza, spiazzante nell’immensità di offerte, promesse e contraddizioni, eppur intrigante.
Proprio a Monaco di Baviera, la “città italiana più settentrionale” a sentire gli svevi, riparto da dove avevo smesso a Ulm. Ricomincio senza tutti i compromessi che avevo accettato in precedenza sulle rive del Danubio, e la città in sé mi accoglie positivamente. Decido quindi di cominciare, timidamente, a cercare una sistemazione, nonostante le titubanze relative a un nuovo trasloco, la scarsa voglia di reimballare tutto e portarlo via nuovamente, il relativo affetto per le quattro mura che avevo cominciato a considerare mie e per la città con cui ho tuttora un rapporto ambivalente e spesso ambiguo.

Un giorno, è durata la mia ricerca.

Normalmente il tempo necessario per procurarsi un affitto qui è molto più lungo, dicono: la concorrenza è elevatissima e agguerrita e bisogna essere così fortunati da essere scelti fra i molti pretendenti per la stessa abitazione. La richiesta è sempre alta, cosa che provoca una stabilità dei prezzi degli affitti verso l’alto.
Parlando di me però, non ho dovuto aspettare molti mesi, bensì un giorno. Ecco quanto è durata la mia ricerca, dicevo.
Il tempo di trovare un appartamento vicino all’ufficio, senza provvigioni, non arredato, delle dimensioni adeguate e in una bella zona della città, di visitarlo e constatare che mi piacesse.
Di mettermi in lista insieme agli altri tre che erano presenti in visita con me lo stesso giorno. Di attendere un fine settimana, senza troppe speranze, una risposta dall’agenzia. Il tempo di riflettere sulla decisione di trasferirsi e di farsi venire anche qualche attacco di nostalgia preventiva.
Poi alle nove e mezza del lunedì, dopo un weekend di attesa, la telefonata da un numero fisso della capitale bavarese. Già rassegnato a sentirmi sparare in faccia un diniego, la voce femminile dall’altro capo del telefono accenna “se lei è d’accordo, avremmo deciso di dare a lei l’appartamento”. Chiedo conferma di ciò che ho appena sentito nonostante l’avessi capito perfettamente, ma non si sa mai: forse nella concitazione del momento ho male inteso una negazione sepolta fra suoni semialieni.
Invece no, mi viene confermato ciò che ho già capito, e cioè che Monaco sembra volermi.
Avevo dei dubbi? Non ero certo di voler lasciare Ulm, di non poter più guardare negli occhi azzurri del miglior Danubio?
Bene, eccomi servito. Senza mezzi termini e mezze misure Monaco mi prende per un braccio e mi porta a lei, prendendomi in effettivo e affettivo contropiede e levandomi ogni possibilità di replica.

“Ti sto offrendo un lavoro che ti piace, una casa confortevole e a giusto prezzo nella quiete di una prima periferia. Che altro devo fare per portarti a me?” – mi dice fissandomi spavalda.
“Niente, hai ragione.” – le rispondo, e firmo il contratto di locazione senza esitazioni.

Mi lascio volentieri catturare e mi ributto volentieri in una nuova avventura che mi costerà un notevole sforzo iniziale, ma sembra promettente.
Ho ancora circa due mesi per godermi ancora un po’ gli occhi azzurri del Danubio, dopodichè sarò fra le braccia di un’altra città.
Goodbye Ulm. Mi mancherai, nonostante tutto.

2 Replies to “Goodbye Ulm. Soon.”

  1. bè sicuramente non rischi di annoiarti uomo di mondo! In fondo non potevi fare il pendolare all’infinito solo per affetto nei confronti di un appartamento e di una città… e vai che si cambia di nuovo, altro trasloco ( in barba a chi dice che è stressantissimo tu potri scrivere un libro sull’argomento) e altro pezzo di vita….ma che non sia stabile sennò ci annoiamo noi affezionati lettori 🙂

    1. Il trasloco *è* stressante… Ma quando non si ha altra scelta, oppure è un tramite per raggiungere una situazione migliore, allora è uno sforzo che viene ben ripagato.
      Per la noia sono d’accordo, non esiste sul mio dizionario. 😉

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