Goodbye Ulm

Goodbye Ulm

munich
The sky over Munich

É la mattina del 9 gennaio 2013, un mercoledí qualunque o quasi, quando la mia sveglia suona poco dopo le sei. Apro gli occhi ma soprattutto le serrande, e la vista che mi si presenta é tutto fuorché inusuale: le nebbie di Ulm sono ancora lí, ad avvolgere nel grigiore la cittá e i sette colli circostanti.
Dopo quattro mesi di blah blah sveglia alle 5:30 e blah blah treno e tutto ció di cui ho riempito questo blog e i vari social network, mi alzo per completare gli ultimi preparativi: inscatolare i beni di prima necessitá ancora rimasti fuori dagli imballaggi, mentre tutto il resto attende in ordine nel soggiorno ormai ridotto a un magazzino.

Apprendo dalla panettiera che nel quartiere la voce del mio trasferimento si era diffusa, nonostante non conoscessi nessuno. Per la prima volta riesco a parlare con un vicino di casa. Dovevo aspettare tredici mesi per avere un po’ di feedback?

L’azienda di traslochi arriva come previsto a caricare il tutto sul camion in direzione Monaco di Baviera, dopodiché accendo l’auto, anch’essa stracolma di roba, e imbocco l’Autobahn. Lasciarmi alle spalle la cittadina sveva fa una certa impressione, dopo soli otto mesi nel mio appartamento e un totale di tredici mesi in Germania. In fondo, peró, il mio rapporto con lei é sempre stato ambivalente. Da una parte c’erano aspettative e speranze e la realizzazione di un vecchio sogno, dall’altra parte avevo pesanti carichi di passato importati clandestinamente dall’Italia, e l’incertezza di un lavoro che dopo poche settimane mi aveva giá fatto traballare per cause completamente indipendenti dalla mia volontá. D’altra parte credo che chiunque sia a conoscenza degli ultimi avvenimenti che hanno recentemente sconvolto una multinazionale un tempo leader della telefonia cellulare.
Ulm é dove ho ricostruito qualcosa, dove sono passato attraverso i periodi probanti della prima esperienza solitaria all’estero. Ulm é dove ho conosciuto persone spettacolari provenienti da mezzo mondo, ma soprattutto dove dopo lungo tempo ho conosciuto o riconosciuto molti aspetti di me stesso. In quelle nebbie mi sono riforgiato in qualche modo e mi sono purgato da molti demoni per forza o per volontá, ma non c’é stato nulla da fare: alla fine tutti i segnali mi portavano lontano dalla Svevia, e forse nella mia testa volevo chiudere un capitolo che, piú che definitivo e risolutivo, era evolutivo. Giá tempo fa, durante le prime settimane novembrine a Jungingen, scrissi su questo blog che avevo l’impressione che Ulm avrebbe potuto essere una prima tappa, ma che – per quanto non mi dispiacesse la cittá in sé – non ero certo che sarebbe stata la mia destinazione finale.

Penso a questo mentre arrivo nei pressi di  Augusta (Augsburg), sita circa a metá strada fra Ulm e Monaco, e in quel momento il cielo si apre e lascia passare dei raggi di sole dei quali neppure ricordavo il colore. Uscire dal cul-de-sac della conca ulmese, dove il Danubio d’autunno inumidisce e ingrigisce, fa questo effetto al cielo e pure a me. Sembra quasi una metafora di come la mia vita stia evolvendo in una direzione che mi piace.

L’arrivo a Monaco é salutato non solo dal sole, ma anche dai vicini di casa che incontro durante il trasloco, che si fermano a parlare e darmi il benvenuto.

I lavori proseguono febbrili per tutto il giorno non senza qualche intoppo, tipo la cucina che per un pelo non si adatta perfettamente al nuovo ambiente e avrá bisogno di ulteriori lavori prima di essere utilizzata. Problema risolto con cibi da microonde e kebabbari assortiti (come la gastronomia turca che ho sotto casa, che offre un’ottima varietá e qualitá di piatti e che addirittura usa due robot per tagliare la carne arrotolata del kebab). Altro rallentamento ai lavori viene da una visita un appartamento sottostante al mio, con una quarantina di persone che si accalcano sulle scale. Sí, quaranta e forse piú, a riempire due rampe di scale e un pianerottolo, giusto a dare un’idea di quanto sia epilettico e folle il mercato immobiliare nella capitale bavarese.

Finalmente a sera, quando anche il divano viene fatto passare dalle anguste scale e fatto in qualche modo entrare dalle non troppo larghe porte, posso riposarmi. Non prima di aver visitato il supermarket piú vicino, disimballato il minimo indispensabile alla sopravvivenza, avere preparato il letto ed essermi buttato in vasca da bagno, mentre dagli abbaini e dalle finestre passavano gli ultimi raggi di sole. E per la prima volta dal 3 settembre 2012 riesco a dormire per piú di otto ore durante la settimana. Signori, é record.

Incredibile come gli assetati riescano a trovare entusiasmante anche una sola stilla d’acqua.

Sarei ingiusto, peró, a non ringraziare Ulm e tutte le persone che ho “lasciato” lá: gli ex-colleghi nonché compari di avventure notturne; gli italiani emigrati come me e gli oriundi italo-tedeschi; la squadra di basket; tutti quelli che mi hanno dato qualcosa e ai quali, si spera, ho lasciato qualcosa, foss’anche solo una parola o un pensiero. Sarebbero troppi i nomi che dovrei riportare qui e non potrei mai farlo senza rischiare di dimenticare qualcuno.

E ora ricomincio da qui.

4 Replies to “Goodbye Ulm”

  1. Gabriel, ti auguro un buon inizio…..mi dispiace che lasci ulm ma sono contento ke trovi monaco….e poi ci vediamo li….

    1. Grazie Ulisse, dispiace anche a me per alcune cose lasciare Ulm, soprattutto per gli amici come te… 🙁
      Ci vediamo qui di certo, basta che fai un fischio quando sei a Monaco. 🙂

    1. Esatto Pendolante, sono uscito dal pendolarismo e ora vado in ufficio a piedi. Una prospettiva diametralmente opposta.

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