Il battito deve rallentare?

Il battito deve rallentare?

Il mondo dallo spioncino

Sedevo da solo al tavolo di un pub londinese, e mentre sorseggiavo una buona ale in abbinamento a un ottimo piatto di pub food (salsiccia e potato mash, una sorta di purè), scribacchiavo sul mio Moleskine e scattavo qualche foto (fra cui ovviamente quella che pubblico qui sopra).

Pensavo che qualche volta mi piace far fermare il tempo, rallentare la mia vita e sedermi ai bordi di quella degli altri. Non per voyeuristica perversione, bensì perché è sempre più difficile trovare momenti in cui poter riflettere ed assaporare il presente, senza dover volgere necessariamente la mente al futuro prossimo.

Perché la vita tachicardica pulsa frenetica, corre, si arrotola e si dipana, si schianta ad alta velocità, si frantuma e poi, forse, i brandelli e le schegge provano a riassestarsi.

A questo proposito mi salta in mente al volo una vecchia canzone di Tom Petty and The Heartbreakers, che recitava “Well I don’t know but I’ve been told, you never slow down, you never grow old” (“Non lo so, ma mi è stato detto che, se non rallenti mai, non invecchi mai”). Io la modificherei leggermente: “you never slow down, you never grow”: se non rallenti mai, non cresci.

Insomma, le esperienze servono e vanno vissute, ma è proprio quando ci sediamo ai bordi della vita e la guardiamo attraverso lo spioncino che esse sedimentano e vengono elaborate. E’ in quel momento che dobbiamo affrontare noi stessi e non gli altri, guardare i nostri difetti e mancanze invece di quelle altrui, in un esercizio non banale né facile, né tantomeno scontato. Vedo molte persone, invece, che si ergono sempre sulla ribalta con disinvoltura, e non si rifugiano mai dietro le quinte, dove volano le domande e annaspano le risposte. Tante volte queste stesse persone elargiscono giudizi sulle altre, a distogliere l’attenzione deviandola su altro che non siano loro stesse.

Probabilmente molte crisi interiori che non riusciamo a risolvere sono dovute proprio a questo.

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