Il Cavaliere che aveva un peso sul cuore

Il Cavaliere che aveva un peso sul cuore

Il cavaliere che aveva un peso sul cuore - Marcia Grad Powers

Ieri sera, navighicchiando su Amazon, fra le novità proposte facevano capolino dei libriccini dai titoli curiosi. Uno di questi ha attirato la mia attenzione: “Il cavaliere che aveva un peso sul cuore” di Marcia Grad Powers, autrice de “La principessa che credeva nelle favole”. Senza pensarci troppo, mi sono buttato in libreria e ho deciso di investire quei pochi euro.
Giunto a casa ho cominciato la lettura che, data la mole del testo – 210 pagine e neppure troppo dense – ha richiesto non più di un paio d’ore.
La trama di questa pseudofiaba in chiave moderna narra di un cacciatore di draghi, un valoroso cavaliere in sella alla sua fiammante e rombante autocavalcatura rossa, per il quale la propria attività di ammazzadraghi rappresenta la propria massima espressione. Tutto il suo mondo, per lui, deve orbitare intorno a essa, moglie e figlio compresi.

Un bel giorno, però, la moglie lo lascia, mentre il figlio dichiara apertamente di non voler seguire le orme del padre, provocando in lui una cocente delusione.

La rabbia e la frustrazione per non essere stato capito e accettato dalla sua famiglia crescono al punto da indebolirlo anche nella caccia al drago, e il cavaliere sconfitto si ritrova, disperato, alla deriva.
Alla fine, lasciando da parte il proprio orgoglio ferito, l’ex eroe chiede aiuto e rocambolescamente lo ottiene, cominciando un cammino impervio che lo porterà a cambiare radicalmente idea su se stesso e sulla vita.

Scopre di essere stato tanto coraggioso e abile come cacciatore di draghi, quanto un vero professionista del “Simmà” (“sì, ma…”) quando si trattava di questioni personali.
Scopre come trasformare i pensieri contorti e oscuri che lo dominano, quelli che alimentano la sua rabbia, in pensieri lineari, logici e semplici che lo aiutano a comprendere.
Per far ciò deve imparare l’ABC per la serenità, cioè Avversità, Bolgia, Conseguenze: a un evento spiacevole, che semplicemente accade e possiamo accettare così come accettiamo che le stelle brillino e le pietre siano dure, segue la confusione di sensazioni e pensieri, che porta a delle conseguenze sulle quali, però, abbiamo il controllo. D’altra parte le difficoltà e gli errori sono solo pietre sulla strada che porta alla felicità, insegnano i compagni di viaggio del cavaliere.
Lungo l’accidentata strada verso la serenità il cavaliere s’imbatte in strani personaggi e visita strani luoghi, nei quali sperimenta nuove esperienze che cambiano il suo giudizio sul mondo e sulle persone. Perché – comprenderà – non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sulle cose.
Si può anche finire in prigione, nel paese della serenità, ma se ne può uscire senza cauzione perché le uniche prigioni che esistono sono quelle che la gente si costruisce da sola.
Di quando in quando si aprono nuovi sentieri, ma solo quando si è pronti a percorrerli.

Insomma, risulta piacevole la veloce lettura di questo allegorico libretto – che a ben guardare ha il difetto di sembrare un po’ troppo didascalico, alle volte -, nel corso del quale il cavaliere apprende che combattere contro i pensieri ingarbugliati è piu’ faticoso che uccidere i draghi.
Ma, in questo arduo compito, può aiutare la preghiera della serenità: “dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza per capire la differenza fra loro”.

Chissà… Magari, dopo aver terminato la lettura, si potrà scoprire che anche il proprio cuore sta cominciando ad alleggerirsi.

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