Il filo

Il filo

Tramonto o alba?

Nel panico del labirinto buio il battito cardiaco di Teseo è fuori controllo, mentre il suo cervello elabora milioni di informazioni al secondo nella smasmodica ricerca di una via d’uscita.
Le onde cerebrali si accavallano, gli impulsi si avvicendano con eccessiva velocità, tale da dissipare ogni residuo di lucidità dalla mente del malcapitato giovane.
Teseo teme il minotauro e non agogna ad altro che alla luce, ma sa di non poter evitare lo scontro con la fiera.
All’ennesima svolta, obbligata dai tortuosi muri di pietra, la bestia si manifesta e si sguainano le armi.
Comincia un lungo turbinìo di colpi, affondi, fughe, rimbalzi e rotolii.
Ferito e ancora sanguinante, sopravvissuto ma non vivo, riverso sulla dura roccia umida accanto al cadavere del mostro, Teseo a fatica tiene aperti gli occhi.
Cedere al freddo, ne è tentato, o sforzarsi di proseguire verso l’uscita della quale non v’è indizio?
Annaspando e scrutando disperatamente nel buio, però, intravede a fatica un bandolo di matassa.
Il capo di un lungo filo.
Appena visibile, inaspettato.
Un aiuto insperato.
Prima strisciando, poi carponi, Teseo segue il filo, fino a scorgere nuovamente il sole.
Ancora intorpidito dall confusione della recente battaglia, però, non comprende se si tratta del sole che muore, o del sole che nasce.
Però è il Sole, senza dubbi.
Allora il battito s’acquieta, le onde cerebrali diminuiscono di frequenza, e nella loro ritrovata maggiore ampiezza c’è spazio per più idee, che allargate sul telo della coscienza come tessere di un mosaico sono più facili da individuare e afferrare singolarmente.
E improvvisamente il tramonto sembra alba.

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