Il mattino ha.

Il mattino ha.

“Anche Bruce Willis non ha piú capelli”, recita questa pubblicitá di Bauer sucht Frau, versione tedesca di Farmer Wants a Wife.
Un treno di pendolari, il solito, pieno di gente sonnacchiosa che dormicchia in un giorno nebbioso e grigio, che grigio e nebbioso resterá, verosimilmente, fino quasi a Monaco. Ad Augusta ancora la coltre opprimente non si è diradata e io ho giá svolto la prima parte di lavoro per oggi. La routine da pendolare al momento non è tutto sommato così pesante: il viaggio in treno non solo mi costringe a dare una regola alla mia vita, ma mi dá il tempo di svegliarmi evitando il classico effetto sonnolenza che mi si é sempre presentato prima d’ora all’arrivo in ufficio.
Abitare a breve distanza dal lavoro, infatti, significava per me potersi svegliare poco prima dell’orario d’inizio e saltare la colazione a pie’ pari in quanto perdita di tempo; poi, con la scimmia del sonno ancora sulle spalle, saltare in auto e arrivare in ufficio con ancora tutto il sonno nelle ossa. Questo impattava sulla mia produttivitá, perche’ di norma prima delle nove e mezza/dieci non riuscivo a realizzare dove fossi, e per bilanciare questo frequente lento avvio dovevo fermarmi piú a lungo in ufficio. Il mio cervello, in altre parole, non aveva ancora girato l’interruttore fra la modalitá casa/notte e quella lavoro.
Ora invece, le due ore di viaggio mi bombardano di stimoli. Comincio con la passeggiata mattutina per raggiungere la fermata dell’autobus: ho scelto una fermata un po’ piú lontana e un’altra linea per prendermi qualche minuto di sonno in piú e ridurre i costi di trasferimento nonché beneficiare di collegamenti piú frequenti, cosicchè ogni mattina e ogni sera mi dedico a una salita di circa un chilometro fra le colline di Blaustein, rinfrancando la vista e corroborando il fisico, mantenendomi in una minima forma di movimento.
Salgo sull’autobus e normalmente comincio a leggere un romanzo o documentazione tecnicadal mio Kindle, discrasia dei sensi permettendo. A volte riesco a tenerla sotto controllo, altre volte invece sono sopraffatto dalla nausea e non mi resta che ascoltare un po’ di musica in cuffia oppure osservare la gente che sale e scende dal bus.
Arrivo in stazione e, se non ho ritenuto sufficiente la colazione, investo un paio di euro in un cappuccino e un panino fresco, che sbocconcello metá aspettando il treno spesso tardivo e metá seduto in carrozza.
Sulla banchina continuo la lettura o sfrutto il cellulare per qualche videogioco, ammesso che ne abbia trovato qualcuno interessante e soprattutto free, ma non posso fare a meno di sorridere quando vedo alcune facce ormai familiari ripetere lo stesso giochino da oltre un mese.
Un paio di ragazzi che paiono di origine poco tedesca salgono sul mio treno ogni giorno, e pare abbiano affinato una tattica quasi infallibile.
Uno é grosso, pelato, quasi sempre con barba di due giorni e accenno di pizzetto, mentre l’altro é piú piccolo, magro, con una mezza mosca sotto il mento, gli occhi furbi e un cappellino dei Sox sempre piantato sui capelli neri. Il piccolo arriva sempre un po’ dopo, ma appena si avvicina l’ora di arrivo prevista per il treno, egli si porta a ridosso dei binari e, mentre il treno sta frenando, segue le carrozze cercando di capire dove si fermerá la porta piu’ vicina. Spesso riesce a calcolare con buona approssimazione, grazie anche al fatto che il treno tende ad avere lo stesso numero di carrozze e a fermare nello stesso punto. Quando non ci riesce, peró, si butta con scaltra tenerezza davanti agli insonnoliti pendolari per arrivare alla porta per primo, e lá si ferma attendendone l’apertura, quasi in punta come un setter, al che sale di corsa sul treno e si fionda al primo gruppo di sedili libero che incontri i suoi gusti, e lí attende l’amico che arriva con la debita calma. Probabilmente la tacita gratitudine del compare per l’acquisizione del posto a sedere, quasi sempre in corrispondenza di un tavolo, é il miglior biscotto per questo buffo individuo. Inizialmente mi dava quasi fastidio questa sua corsa per accaparrarsi un posto, dato che a Ulm il treno é semivuoto (mentre le cose si fanno decisamente piú complicate ad Augsburg). Ora, peró, i due quasi mi stanno simpatici.
Una volta sul treno continuo la lettura, oppure estraggo il portatile per cominciare a lavorare oppure talvolta, se sono davvero troppo stanco, provo a schiacciare un pisolino, attivitá che mi riuscirebbe piuttosto bene se non fosse puntualmente interrotta sul nascere dal frequente richiamo del controllore, che spesso non e’ cosi’ discreto e rispettoso dei dormienti e a ogni fermata ripete ad alta voce la solita nenia.

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