Il treno non si ferma

Il treno non si ferma

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Periodo di gran fervore in casa Sambarino. Fra le mie quattro pareti craniche, perlomeno, il che potrebbe essere un bene o un male a seconda dei momenti e delle interpretazioni che ne do.

Due giorni fa, mentre mi stavo rilassando sul divano con un libro in mano, mi sovvenne in un flash un sogno che feci tempo addietro. L’avevo intitolato “il treno del destino”, e non avevo mancato di pubblicarlo su queste pagine il giorno dopo che il mio subconscio l’aveva partorito.

Ricordai di questo bellissimo treno, supermoderno, che correva veloce e silenzioso in una landa nevosa spazzata dal vento. La giornata era assolata e luminosa e io mi stavo godendo il viaggio prima che il treno curvasse bruscamente per entrare ad altissima velocità in una galleria. Saltando direttamente alla conclusione, quando riuscii ad uscire dal treno dopo aver tentato di rompere i finestrini e non esserci riuscito, c’era una figura incappucciata che credevo mi stesse seguendo. Temevo fosse la morte, dal cappuccio nero e dal passo costante e lento. Scoprii infine che si trattava di null’altro se non di un ragazzino spaventato, che come me cercava di salvarsi risalendo le scale di emergenza della galleria.

Andai quindi a cercare il post su questo blog e scoprii che era datato 15 giugno 2010. Oltre un anno prima della mia partenza per la Germania.

Ora, a volersi divertire con i sogni, è divertente pensare che poco più di un anno dopo, ero davvero su un treno ultramoderno e ultraconfortevole come mai ne avevo visti, e stavo viaggiando dall’aeroporto di Monaco di Baviera verso Ulm, città in cui andavo a sostenere un colloquio di lavoro che avrebbe cambiato di molto la mia vita.

Il treno era veloce e silenzioso e correva in mezzo a una terra innevata, spazzata dal vento. Era la valle del Danubio.

E poi il tunnel. Scuro.

Il primo tentativo di uscirne, senza successo.

Il secondo tentativo, quando cercai di rompere il finestrino per scappare dalla carrozza. Ma non ci ero riuscito.

Poi, quando tutto sembrava perduto, il terzo tentativo. Le porte finalmente che si aprono e la risalita verso la luce. La paura della morte, dell’oscurità, per poi scoprire che la morte era un ragazzino spaventato. Solo un ragazzino spaventato, che avrei potuto essere io.

Singolare che mi torni in mente oggi, quel sogno, quando sento che la risalita è cominciata, che il ragazzino spaurito ero io, e che non serviva rompere il finestrino per rompere gli schemi. Bastava chiedere al capotreno di aprire le porte.

Simbolicamente il sogno di tre anni fa racchiude tantissimi spunti, ed è divertente che si ripresenti così vivido nella mia mente proprio in questi giorni.

Ed è la nascita e la morte del giorno.

2 Replies to “Il treno non si ferma”

  1. Direi molto significativo… chissa’, magari quel ragazzino deve solamente avere il coraggio di abbassare il cappuccio…. 😉

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