In volo

In volo

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Nella zoppicante primavera che stiamo vivendo, e che dovrebbe già essere quasi estate ma invece porta con sé intensi ricordi d’inverno, papaveri e soffioni punteggiano spensierati l’erba.

Giochi di bambini.

Soffiare forte per affidare la nuova vita al vento.

Aprire il bocciolo per scoprire il colore dei petali, delicatamente tirarli con le manine per spiegarli al sole.

Giochi d’adulti.

Veder sfuggire via ricordi dolci o dolorosi, speranze e sogni e incubi, portati via in frammenti e schegge dai venti delle scelte fatte e mai fatte. Vederli volare e sperare che, ovunque si depositino, possano generare nuova vita alla luce del sole.

Mettersi una mano nel petto e aprire i petali della propria anima; lentamente, pazientemente e non senza agonìa districarli e tentare di distenderli sotto la luce del sole della primavera della propria vita, che occhieggia qua e là fra eterni inverni e autunni.

Con le mani ancora intrise di linfa e sangue lasciar cadere la schiena sull’erba.

Provare la paura di cadere nel cielo.

Temere il volo.

Il terrore di essere trascinato dai venti perché si potrebbe non essere in grado di ascoltarli; il timore di non avere gli appigli e le certezze, spesso fasulle, che si hanno quando i piedi poggiano sul solido o cedevole terreno.

Invidiare le nuvole, i raggi di luna e le rondini.

Invidiarli perché non si ha il coraggio di fare quello che fanno loro.

Perché loro, semplicemente, sono quello che sono.

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