Kenya, Day 2: Mombasa -> Tsavo West

Kenya, Day 2: Mombasa -> Tsavo West

Acquedotto kenyota“Pulmino numero dieci”, ci comunica la hostess all’esterno dell’aeroporto, “in fondo a sinistra”. Costeggiando la fatiscente struttura arriviamo al nostro mezzo di trasporto dove facciamo la conoscenza di Sergio e Michela, che scopriremo in seguito – fortunatamente, aggiungo – essere la coppia con cui divideremo il resto dell’avventura kenyota. Appena caricati i bagagli sul veicolo, e subito prima di partire, arriva la sfrontata e precisa richiesta di mancia da parte dell’autista: “5 euro!”

La periferia di Mombasa è decisamente diversa dagli scenari a cui siamo abituati noi occidentali: donne che trasportano acqua portando pesanti secchi sulla testa, animali, capanne, baracche, strade sterrate o fortemente dissestate, fuochi e falò lungo la strada, fumo, venditori di strani oggetti.

Sull’unica strada asfaltata in uscita da Mombasa, che scopriamo essere un’arteria di vitale importanza per i trasporti delle nazioni limitrofe verso il porto di Mombasa, transita un’enorme quantità di camion. Le auto sono pochissime, al contrario, perché qui possedere un’automobile è un privilegio riservato solo ai ricchi. Al primo punto di ristoro a cui ci fermiamo, cambiamo mezzo e conosciamo la nostra guida, Francis. Lungo la strada Francis ci confessa che gli incidenti fra camion sono molto frequenti, e poco dopo la presenza di un autotreno ribaltato sull’asfalto ce ne dà tristemente conferma. Aggiunge inoltre che Mombasa é investita dalla piaga della cocaina, la cui crescente richiesta da parte degli stranieri ha comportato un enorme aumento della criminalità. Il primo intoppoIn qualche modo arriviamo all’ingresso del primo parco nazionale, lo Tsavo West, dove il tetto del pulmino viene aperto per consentirci di stare in piedi in caso di avvistamenti di animali. Stare su due piedi si rivela piuttosto difficoltoso sullo scassatissimo pulmino che sfreccia a 80km/h sugli sconnessi sterrati del parco, ma l’aria sul viso in mezzo alla stepposa savana ripaga abbondantemente degli sballottamenti.

Sulla strada per il lodge nel quale trascorreremo la notte abbiamo la fortuna di avvistare i primi elefanti e antilopi, beatamente immersi nel proprio ambiente naturale, indisturbati.

Il primo elefanteIl Rhino Valley Lodge sorge ai piedi di alcune colline che dominano una vasta piana all’interno del parco, della quale un imponente Baobab rompe prepotentemente la regolarità. La vista toglie il respiro, soprattutto a chi non è abituato a trovarsi così lontano da qualsiasi forma di umanità. L’accoglienza alla reception, cordiale, puntualizza immediamente gli orari di colazione, cena e utilizzo della corrente elettrica (qui non ci sono linee dell’alta tensione, solo generatori diesel), e chiosa intimandoci di non uscire da soli dalla camera per la cena: sarà loro cura mandare una scorta.

La conformazione della camera, che al posto di una parete presenta un’enorme zanzariera aperta sulla savana, non aiuta a rassicurarci, nè lo fa l’assenza di qualsiasi recinzione o la presenza di una pozza d’acqua a breve distanza, cosicché i grossi gechi che corrono sui muri costituiscono la preoccupazione minore.

Dopo pranzo il primo safari ci regala incontri con elefanti, impala, antilopi, gazzelle, babbuini, manguste, scimmie, giraffe e riusciamo a scorgere da lontano una leonessa su una roccia.

Prima di tornare al camp una famigliola di tre elefanti ci attraversa la strada con la dovuta calma: madre e cucciolo passano senza neppure voltarsi, mentre il padre si gira verso di noi e apre le orecchie, suscitando in noi il giusto timore reverenziale.

Consumiamo l’ottima cena all’aperto e un masai ci accompagna alla stanza ma, appena cominciamo a prepararci per la notte, dalla pozza d’acqua giunge a noi una sinfonia di ruggiti, grugniti, respiri, barriti, poderosi miagolii agli steroidi e versi non meglio identificati, che ci impedisce di dormire sonni tranquilli. Con gli occhi puntati alla zanzariera cerchiamo in qualche modo di tranquillizzarci e chiudere occhio, ma ci riusciamo a malapena.

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