Kenya, Day 4: Amboseli -> Tsavo East via Voi

Kenya, Day 4: Amboseli -> Tsavo East via Voi

IMG_9066_lionessStamattina all’Amboseli una processione di nuvole cela il Kilimangiaro alla vista, ed essendo questa una condizione atmosferica non rara da queste parti, ringraziamo di avere già avuto la fortuna di poter ammirare la montagna il giorno precedente.

Dopo un ultimo breve safari dirigiamo il pulmino verso il parco nazionale Tsavo East, passando prima per la città di Voi. Il tragitto è piuttosto lungo e difficoltoso e richiederà circa tre ore di strade sterrate per giungere a destinazione, durante le quali Francis approfitta per introdurci alla condizione politica e sociale del suo paese. Per noi, così poco toccati dagli eventi africani, è interessante venire a conoscenza della rivoluzione del 2007, durante la quale un migliaio di persone persero la vita, la conseguente istituzione di una sorta di federalismo e l’introduzione di diritti primari quali istruzione obbligatoria fino a sedici anni e sanità. Ciò che ci fa riflettere maggiormente, però, è la constatazione di Francis secondo la quale il Kenya è “il più avanzato fra i paesi di questa zona dell’Africa”. Possiamo solo tentare di immaginare in che condizioni versino gli altri stati come Burundi, Congo, Uganda, Tanzania, ecc.

La “città di Voi” è in realtà un paesotto di capanne, con strade in terra rossa, attraverso il quale transitiamo rapidamente prima di entrare allo Tsavo East, che si presenta a noi differente dagli altri due parchi che abbiamo visitato, cioè come una grande pianura dove la vegetazione cresce assai più fitta che all’Amboseli.

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Gli elefanti pascolano indisturbati in mezzo al camp Ndololo

Verso ora di pranzo arriviamo finalmente al lodge dove alloggeremo, il Ndololo Camp, il quale appare assai spartano ai nostri occhi. L’assenza di recinzione e l’estrema vicinanza con la savana circostante, poi, ci tolgono ogni residua sicurezza. Il pasto diurno conferma la nostra impressione: per gli standard kenyoti è certamente di qualità elevata, ma per noi europei è piuttosto scadente. Ad ogni modo riso, ugali (una sorta di polenta) e carne di Dik Dik riempiono lo stomaco a dovere, ma al momento del dessert un grosso babbuino decide di provare il menu umano e salta sul tavolo del buffet, già infestato da una moltitudine di api suicidatesi nella zuccherosa macedonia. Il primate prende in mano un vassoio, tenta di togliere il cellophan che lo ricopre ma non ci riesce, allora prova con un altro vassoio ma viene interrotto da un inserviente che gli corre incontro. Il vassoio viene scagliato per aria, spargendo i dolcetti tutt’intorno, e l’animale si dilegua fra gli alberi. Finito il siparietto e il pasto, constatiamo che la tenda si trova sul perimetro esterno dell’accampamento, a poche decine di metri da una pozza a cui, memori della prima notte, temiamo che molti animali potranno venire ad abbeverarsi.

Il safari pomeridiano a Tsavo East ci mette a dura prova: le strade sono molto accidentate, gli avvistamenti di animali rari rispetto ai precedenti parchi, e lo scenario, per quanto suggestivo, si scontra con la bellezza dell’Amboseli, ancora ben salda dentro di noi. La caccia al leone, felino che da queste parti dovrebbe essere presente, è infruttuosa, frustrante e stancante, dopo tre giorni passati a sobbalzare sullo scassato pulmino.

Torniamo al campo per la cena, dopo la quale ci aspetta una serata intorno al fuoco durante la quale un Masai ci racconta qualche informazione sugli animali della savana e un po’ di cultura Masai. Memorabile, a tal proposito, il metodo utilizzato dai maschi Masai per comunicare alle mogli il loro desiderio di accoppiamento: due colpetti di bastone sulla gamba sono il segnale per dare il via alle “danze”, che si ripetono cinque volte per ogni moglie. Questa informazione suscita sospetto fra gli uomini e sognante ammirazione fra le donne, ma tant’è.

IMG_9113La notte, nella spartana tenda, trascorre non senza un po’ di tensione provocata dall’estrema vicinanza di animali, che si producono in ogni sorta di verso, dal barrito al ruggito, tuffandosi in quella pozza che avevamo visto al nostro arrivo. Sentire gli elefanti strappare i rami degli alberi che ci circondavano non è stato eccessivamente rassicurante, ma alla fine siamo riusciti a chiudere gli occhi un paio d’ore circa prima dell’arrivo dell’alba.

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