La febbre del sabato sera. E del mercoledì. E…

La febbre del sabato sera. E del mercoledì. E…

E’ ufficiale: non sono recuperabile, non a breve almeno.
Mentre milioni di persone ogni giorno attendono la fine della giornata o della settimana lavorativa per potersi dedicare alla televisione, agli aperitivi, alle serate in discoteca e ad altri mondani e meno mondani eventi, io continuo a guardare fuori dalla finestra.
Scruto il cielo avanti e indietro, sussultando di speranza ad ogni raggio di sole, o imprecando di frustrazione ad ogni nuova perturbazione di dimensioni pari a quelle del Messico.
Nei rari momenti liberi organizzo quella che nei miei sogni potrebbe diventare una fruttuosa serata osservativa al telescopio o anche al binocolino – sì, mi accontenterei anche di uno di quelli da teatro! – compilando liste di oggetti Messier o NGC che potrei osservare, consultando effemeridi e carte del cielo. Puntualmente, però, in questo periodo l’uscita osservativa si tramuta in deprimente nottata coperta da fosche nubi fantozzianamente addensate sopra il Friuli.
Come un leone in gabbia, o come un criceto sulla ruota forse, faccio la spola fra il divano e la finestra, appoggiando temporaneamente il libro che sto leggendo per verificare se qualche spiraglio si è aperto lassù, almeno temporaneamente.
Naturalmente l’esito non cambia, anzi: pare che, quanta più sia l’insistenza che metto nel controllo del cielo, tanto più la mia insolenza venga punita da Giovepluvio con rovesci, acquazzoni, bufere, uragani e tormente.
Almeno non soffriremo la siccità.
Neppure quest’anno.
Sigh.

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