La fine. L’inizio.

La fine. L’inizio.

Natale a Udine

Fine del 2011.

Ripercorro gli ultimi dodici mesi e mi diverto a giocare coi numeri.
Gli anni in fondo sono dei numeri su dei calendari, ma sono anche dei cicli. Stagioni che vanno e vengono e caldi e freddi che si alternano, almeno in questa parte dell’emisfero.

Il mio 2011 ha avuto un principio agitato e convulso, durante il quale vidi il termine di una delle poche cose in cui avevo riposto la mia fede; fede che a un certo punto stavo per perdere, per poi ritrovarla e infine vederla scivolare dalle mie mani.

Insieme a lei anche i miei obiettivi a breve, medio e lungo termine se ne andarono; dovetti rivedere e ripianificare la mia vita, senza sapere da che parte cominciare.

Era il 5 febbraio. Il 5 del 2 del 2011. Sto giocando con i numeri, dicevo, perció: 5+2+2+1+1 = 11. Numero undici.

Da quella data in poi brancolai in penombra per mesi, cercando luci perché avevo perso il sole, e per questo rincorrendo lampadine, torce e stelle lontane come una falena, scottandomi e scottando.

Partii per Londra, quasi in fuga, l’11 di marzo. Ancora undici. Il tiepido sole di marzo aveva cominciato a illuminare i miei pensieri, e la grande cittá inglese esercitó il suo fascino su di me.

Poco piú di due mesi dopo, infatti, vi tornai.
Era il 22 maggio quando la mia vita prese una direzione inaspettata grazie a un incontro casuale. Ventidue: due volte undici. Alloggiavo alla stanza numero 17 del Gateway Hotel a Clapham. Il Gateway, il cancello verso un’altra dimensione della mia vita.
Quel 22 maggio ricevetti un invito per la California.

Due mesi dopo, cosí, partii per attraversare gli oceani, affrontando il viaggio piú lungo della mia vita.
Il 22 luglio fu il mio primo giorno sulla costa Ovest; ho camminato sulle spiagge di Venice e Santa Monica, A Las Vegas ho alloggiato alla stanza 107 del piano 17 e ho visto uscire il numero 22 alla roulette, ho fatto jogging all’alba sulle colline intorno a Hollywood e Bel Air per poi correre sui tram di San Francisco e navigare sotto il Golden Gate.
Ho guidato da solo per migliaia di chilometri sulla route 66, nel deserto di tre stati americani, e infine mi sono fermato sul ciglio del Grand Canyon a contemplare l’immensitá della Natura e del suo lavoro di milioni di anni, i miei occhi e i miei pensieri vagando nello sconfinato silenzio dove solo gli avvoltoi e le aquile possono avventurarsi.

Quando atterrai nuovamente in Italia, il 3 agosto (3+8 = 11, per inciso), cominciai a capire, pungolato dalle persone che avevo conosciuto durante i miei viaggi, che avrei potuto provare a realizzare il mio sogno di sempre: emigrare per lavoro verso una nuova vita, una nuova esperienza, per mettermi alla prova e conoscere un altro pezzo di mondo.
Sí, avrei potuto farlo, se non avessi avuto paura. Se non mi fossi fermato.
Con una serenitá parzialmente ritrovata, allora, misi mano al CV in inglese e i primi contatti dall’estero cominciarono a bussare alla porta. Era fine agosto, e io non avevo fretta. In Italia avevo un lavoro che in fondo mi piaceva e che tanto mi aveva dato e tolto, ma dal quale non avrei piú tratto la crescita e le soddisfazioni che andavo cercando. Mi sentivo stretto, ma sapevo che avrei volato lontano, un giorno; lo sentivo, ma non sapevo quando né dove.

La mia scadenza ultima era Maggio 2012; speravo che avrei trovato il modo di andarmene entro quella data, ma non ne ero sicuro.

In quei lunghi mesi di alternanze fra buio e luce, da marzo a settembre, ho cercato almeno di non trascurare la cosa piú importante che avevo: le persone care, gli amici e la famiglia, che sono sempre stati lí per me, nei miei pochi alti e molti bassi.
Decisi di non addossare le colpe a nessuno, tranne che a me stesso, ma a un certo punto giunsi alla conclusione che fosse meglio perdonarmi. O almeno provarci.
A volte speravo ancora di ritrovare ció che avevo perso, ma cosí non fu.
Allora ho guardato dentro di me, ho scavato e ho affrontato le mie paure di sempre, cercando di capire l’origine dei miei punti deboli e quali fossero I miei reali desideri nella vita, e perché la fede mi avesse abbandonato.

Dipinsi traguardi, uno dopo l’altro, cercando di trovare il modo per realizzarli.

Dovevo affinare il mio inglese per poter sostenere agevolmente delle conversazioni di lavoro, e cosí per mesi mi esercitavo ovunque. In macchina, a casa, mentre pranzavo e la notte invece di dormire. Sono dannatamente esigente con me stesso anche quando si tratta di imparare le lingue, perché il linguaggio non é solo il mezzo attraverso il quale esprimiamo i pensieri: esso é la sostanza stessa di cui i pensieri sono fatti, perció quanto piú esso é semplice, tanto piú i concetti nella nostra testa si semplificano di conseguenza.
In questi mesi mi sono ricordato di come si fa a volere bene alle persone, anche se alle volte pungo come un riccio. Ho incontrato, approfondito, condiviso. Ho giocato a freesbee con degli sconosciuti in piazza a notte fonda; chiacchierando con amici nuovi e vecchi sono arrivato all’alba molte volte; ho fumato cubani annaffiati di ottimo gin in notti piene di salsedine e confessioni.

E poi la chiamata. I contatti, i colloqui telefonici.
Quanto tempo era passato? Beh, era l’inizio di settembre. 2011. Eravamo ancora lontani dall’autoimposta scadenza del maggio 2012 quando, l’11 settembre 2011, data infausta ma che per me acquisí un altro significato, fui chiamato per volare in Germania il 27 settembre e affrontare un colloquio di persona. Il 27, numero della rinascita e della rivalsa.
Il 7 di ottobre avevo in mano il contratto firmato mentre l’11, guarda caso, avrei dovuto volare ad Amsterdam per un altro colloquio, ma la decisione era giá presa. Mi ero lasciato guidare dalle sensazioni, che nonostante i rischi in ballo mi avevano mandato vibrazioni positive. Potevo finalmente trasferirmi in Germania e lavorare in un ambiente internazionale. Potevo ricominciare ad imparare, potevo vivere un’altra parte di mondo.

L’11 novembre 2011, quel fatidico 11/11/11, un bielica Lufthansa mi portó qui aggiungendo una significativa tappa al mio anno. Con un triplo undici. Gli appassionati di numerologia potrebbero sbizzarrirsi analizzando il mio 2011.

Per capodanno torneró a Londra per la terza volta, dove il cerchio aperto a marzo si chiuderá. Alloggeró – me ne sono accorto solo dopo aver prenotato – all’Hotel California.

A proposito di chiusure: una notte mi trovai a discutere dell’utilitá dei ringraziamenti con un collega. Io sostenni, e sostengo tuttora, che tante volte si ringrazia per dovere, ma che ringraziare con sinceritá non é un atto scontato nè inutile.
Per questo vorrei chiudere il 2011 ringraziando tutti quelli che mi stanno seguendo su questo blog; tutti quelli che ne hanno letto anche un solo post; tutti quelli che hanno bevuto una birra con me; quelli che hanno vagabondato con me nelle notti di primavera, d’estate e d’autunno; quelli che mi hanno aiutato e sostenuto; quelli che hanno gioito e sofferto con me; quelli che mi hanno regalato un sorriso; quelli che mi hanno offerto un’opportunitá; quelli che mi hanno offerto ospitalitá e quelli che mi hanno teso una mano.

Ma qual é il piú bel regalo che mi sono fatto quest’anno? Semplice: arrivare al principio del 2012 sapendo precisamente cosa voglio. Non voglio fermarmi finché avró fiato in corpo, e salteró su un aereo ogniqualvolta sará possibile. Niente rallentamenti e niente impedimenti. Se qualcuno vorrá affiancarmi dovrá volare con me: non c’é posto per la zavorra, nella mia valigia.

Che splendida avventura, la vita.

10 Replies to “La fine. L’inizio.”

  1. …e in una fredda notte di fine anno quando il forno ha squillato per l’ultima volta nel mezzo dei preparativi per l’ultimo mi fermo a leggere le tue parole e come sempre le trovo belle, delicate, eleganti.Che l’anno nuovo ti porti tutte le certezze di cui hai bisogno,il raggiungimento dei tuoi obiettivi, la pace interiore… sai che avrai sempre il supporto affettuoso di chi è cresciuto con te e che oggi, seppur lontano, ti pensa sempre con tanto amore fraterno…auguri!!!!

  2. Se dovessimo fidarci degli oroscopi, potrebbe sembrare che questo 2012 sia pieno di sfide per il sottoscritto. Ancora tanti cambiamenti e qualche bella notizia, ma anche tante prove. Non vedo l’ora di affrontarle. 🙂
    Grazie di esserci!

  3. Io invece arrivo in ritardo…ma adoro questo post. Il pensiero di fondo, che credo di poter dire con certezza che condividiamo, mi ha portato le lacrime agli occhi.
    Però come dici tu volere è potere…e ora che lo abbiamo capito, siamo drogati, ma con consapevolezza. Sempre.

    Buon anno!

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