Like Fountains

Like Fountains

Like fountains
Like fountains

Sono liquido eppur solido e concreto mentre mi fondo nelle acque tiepide e gelide delle vasche del Müller’sches Volksbad, i bagni di Monaco di Baviera ospitati in un grosso edificio in Jugendstil sito di fronte al Deutsche Museum e il suo cinema Imax, poco distante da due piccoli cinema indipendenti. Le molte facce di Monaco convivono l’una accanto all’altra, non lontano dalle sponde innevate dell’Isar.

Sono nella stanza del vapore, dove tutto si offusca e si appanna e si confonde. Chiudo gli occhi, apro le spalle e respiro mentre siedo, nudo, su una panchina di pietra. Nonostante le mie perplessità iniziali scopro la naturalezza di non indossare indumenti, e apprezzo la parificazione sociale che ne deriva: qui non esistono ricchi o poveri, niente orpelli se non unicamente la propria pelle. Qui si è completamente indifesi e non si possono nascondere le proprie anime dietro capi firmati.

Müller'sches Volksbad
Müller’sches Volksbad

Nella vasca appena fuori dalla pesante porta metallica decorata che chiude la stanza del vapore, mi immergo nell’acqua come mio elemento naturale e vi resto in sospensione per ore, semplicemente respirando e lasciando defluire i pensieri e le sensazioni.
A un certo momento una coppia sulla quarantina cattura la mia attenzione. La si definirebbe una coppia brutta, coi loro corpi disarmonici e lontani da ogni canone di bellezza passato e presente, i loro visi asimmetrici e poco aggraziati, eppure sono forse la cosa più bella ed elegante di questo luogo. Siedono sugli scalini che digradano nella piccola vasca circolare, immersi in acqua fino al mento, le loro guance a contatto, e guardano un punto che potrebbe essere sull’altissimo soffitto della volta. Emanano pace, con i loro sorrisi appena accennati, così spontanei e naturali. Ogni tanto si scambiano qualche parola, sottovoce per non turbare la sacralità del momento, e a un certo punto lei mette le proprie mani sotto la schiena di lui, lo solleva, lui orizzontale si gira sulla schiena e chiude gli occhi. Lei lo muove lentamente in acqua, descrivendo semicerchi e linee ondulate, trascinando il suo amato in una strana danza lentissima, dove ogni fretta e ogni legame con l’esterno non esistono più.
Il resto del mondo è scomparso.
Esistono soltanto loro due e la loro danza.

Poi arriva la canzone che dà il titolo a questo post.

Like Fountains

A scar inside
For such a long time
I’ll do it all over again
Can’t face the wounds
Have to go on
Stop remembering
[…]
Till the day I’m done with the shades
The rage I create towards myself, the hate
To claim the blame that I feel
To damage the dreams I need
Facing uncertainty
Facing the truth
Got to get on through

3 Replies to “Like Fountains”

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