Newton, che stress

Newton, che stress

Caro Isaac,
sei stato indubbiamente uno dei più grandi scienziati della storia dell’umanità. Dobbiamo ringraziare te se abbiamo iniziato a comprendere i moti celesti e gran parte di ciò che conosciamo sulla natura dell’Universo.
Ma è anche grazie a te che, ogni notte, le mie vertebre si comprimono e mi insultano, la mia cervicale canta l’Aida in belga, le mie articolazioni frignano senza tregua.
Per un minuto che riesco a passare comodamente seduto sullo sgabello, gli altri nove sono soliti essere un contorsionistico inferno.
Ma dico io, non potevi inventare uno schema ottico un po’ più comodo da usare su una equatoriale? Ai tuoi tempi il buon Dobson ancora non era nato per risolvere l’annoso problema dei moti celesti, incomprensibili, del portaoculari del tuo telescopio.
Tutto ciò mi insegna, caro Isaac, che il prossimo telescopio che acquisterò non sarà di certo un Newton su equatoriale!
Piuttosto un Newton su Dobson o uno Schmidt-Cassegrain su equatoriale, ma non un incrocio fra i due.
Ho detto.

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