Photographer Of The Year 2010: Breve brivido istruttivo

Photographer Of The Year 2010: Breve brivido istruttivo

Pur essendo conscio della scarsa qualità della mia produzione fotografica, qualche settimana fa ho deciso di rompere gli indugi e partecipare al concorso Photographer of the year 2010 su photoradar, che appare sulla rivista Digital Camera magazine.

La tematica in cui avevo a disposizione più materiale era, ovviamente, quella dei paesaggi, ma le mie speranze di ottenere un piazzamento o, ancor meglio, un premio, erano circa pari a quelle di vedere la neve cadere fra le dune del Sahara.

Perciò, quando mi è giunta un’email da photoradar, nella quale mi si comunicava che una delle mie foto (quella che appare in questo post, per la precisione) aveva attirato l’attenzione della giuria, e mi si richiedeva di produrne una versione ad alta risoluzione entro due settimane, ero a dir poco incredulo.

Naturalmente l’episodio si è risolto con un nulla di fatto, perché la foto non ha poi passato il turno, ma essere notati fra oltre 18.800 fotografie della sezione “paesaggi” è stata una piccola soddisfazione.

Analizzando la foto, dopo mesi dallo scatto e dal processing, per cercare di capire cosa avesse di più rispetto alle altre, diversi dettagli mi sono balzati all’occhio, ma l’aspetto principale che ho notato è che questo paesaggio, nonostante offra il fianco a diverse critiche da un punto di vista tecnico, presenta un primo piano discretamente interessante, che conduce l’occhio verso l’albero solitario all’orizzonte.

Rivedendo le mie foto paesaggistiche alla luce di questa considerazione, allora, mi sono accorto dell’assenza, nella maggior parte dei casi, di un primo piano di interesse. Questo perché ho sempre cercato, nei limiti della mia tecnica fotografica, di comporre ed esporre adeguatamente, tenendo sotto controllo istogramma, orizzonte, terzi, regole auree e tutto quello di cui ero a conoscenza, ma il più delle volte la distanza fra l’osservatore e il paesaggio era enorme, e nel mezzo non c’era alcunchè.

Sottovalutare la mancanza di un “soggetto” interessante, sia esso un sasso, un tronco o un fiore, non è stata una buona idea, nonostante la bellezza dello sfondo.

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