Potenza e atto

Potenza e atto

Your hand in mine
Your hand in mine

Dimentico del freddo pungente che dovrei sentire ma che invece ignoro in questo gelido e rovente inverno tedesco, cammino sulle rive di un lago ghiacciato specchio per nubi vanesie, che tuttavia quasi ritrose corrono veloci a cercare riparo dietro l’orizzonte.

L’inusuale immobilitá dell’acqua imprigionata sotto il ghiaccio é energia potenziale. S’acquieta con il freddo scioccante e scorre lenta, protetta da uno scudo inscalfibile. Serve solo del calore per liberarla e fare tornare le onde, il movimento, la vita, trasformare il potenziale in cinetico.

É allora che penso che un lago ghiacciato é cosí simile all’animo umano: potenziale che attende solo calore e la caduta degli schermi per essere rilasciato.
A ogni colpo che subiamo, dalla nascita in poi, ci rifugiamo sempre piú nei nostri gusci allontanandoci sempre piú dalla nostra superficie, dimenticandoci come si ascolta la nostra natura.
Viviamo scappando da noi stessi nel ricordo di un dolore che speriamo di poter evitare innalzando barriere tutt’intorno a noi, ma otteniamo l’effetto diametralmente opposto: per ogni muraglione che riusciamo ad erigere impediamo a della luce di raggiungerci. Poi al buio abbiamo paura, e quando siamo spaventati non facciamo che correre in circolo spaventandoci ancor piú. Per ritrovare la via non possiamo fare altro che fermare la corsa e, invece di scalare i muri, buttarli giú. Ma prima dobbiamo capire perché li abbiamo costruiti, altrimenti non riusciremo a demolirli. Per farlo non c’é altro modo che affrontare se stessi, ed é la piú sanguinosa battaglia che si possa combattere.

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