Relatività

Relatività

Emigri, sperando di atterrare in un posto migliore. Se non sei così ingenuo da credere a certe favole sai che la terra promessa non esiste, e che tutto il mondo è paese, e mille altri detti popolari che completamente insensati non sono. Hai preso la decisione di abbandonare il tuo territorio, quello di cui come animale selvatico conosci nascondigli e territori di caccia, perché non ti soddisfa più. Le prede sono poche e magre, così ogni giorno ti svegli e cominci a correre, cacci tutto il giorno per portare a casa la cena, e in linea generale non ti lamenti, ma le iene sono sempre troppe. In questo modo non capisci più se sei una preda o un predatore, un felino o un erbivoro, e decidi di rimetterti in gioco per scoprirlo, rischiando forse tutto quello ti dava sicurezza e stabilità. Perché in cuor tuo sai che non esistono terreni migliori di altri, per cacciare, ma di certo ce ne sono alcuni che possono agevolare il tuo stile più di altri. E vuoi scoprire, finalmente, se puoi diventare un leone o un leopardo, o nella peggiore delle ipotesi restare una carcassa di gnu.

Poi ti capita di andare a spasso per i dintorni di Ulm con l’impiegata dell’agenzia di relocation, che ti parla in italiano perché ha sposato un italiano emigrato in Germania, e ti parla del loro progetto di provare ad andare a vivere in Italia, per la precisione in Liguria. Perché là c’è il sole, là c’è il mare, non c’è il freddo canide che c’è qui, e perché la gente da queste parti è chiusa e poco ospitale. Perché è una terra di storia e di tradizioni, dove ancora riecheggiano i fasti dell’impero romano. Poco importa se il nostro paese è la terra del precariato, dei trentenni che guadagnano poco più di mille euro al mese – che qui sono la metà di ciò che guadagna un operaio – con contratti capestri, se i servizi pubblici funzionano poco e male, se la gente di Genova viene descritta come fredda e poco ospitale da altri italiani che vi si sono trasferiti (non me ne vogliano i genovesi, ma io raccolgo solo impressioni e opinioni che come tali devono essere prese).
Tanto, lei tedesca, ha sempre vissuto nella sua terra e quindi dà per scontato che tutto ciò che ha, come gli autobus in orario, siano perfettamente normali e forse si aspetta di trovare le stesse cose altrove.

Forse io, italiano, per contro, so che le cose possono funzionare meglio e spero di trovare riscontro a questa consapevolezza in terra straniera, incurante del freddo e della mancanza del mare. Per annusare il sapore della meritocrazia, se esiste, per non arrivare a 40 anni con lo stipendio di un 20enne appena uscito dal liceo, per vedere come funzionano le cose da un’altra parte del mondo, per vedere se le cose a cui tieni maggiormente funzionano.

Nota a margine del giorno, a proposito di relatività: parliamo di cibo tedesco. Dal nostro punto di vista c’è un solo modo di mangiare correttamente, cioè quello italiano. La maggior parte di noi crede che la Germania sia patria solo di birra e salsicce, che è un po’ come dire che in Italia si mangia solo pizza. Certo è, invece, che qui è sconosciuta la concezione di “primo, secondo, contorno”. La pasta diventa perciò, a volte ma non solo, niente più di un contorno da accostare a uno spezzatino di carne con verdure. E quando versate l’olio extravergine sull’insalata davanti a un tedesco, aspettatevi di vedergli sgranare gli occhi dallo stupore. Anche in questo caso, la relatività vince.

2 Replies to “Relatività”

  1. Come i disgraziati che arrivano sui barconi perchè al loro paese gli fanno vedere l’Italia come la terra di bengodi….ogni posto del mondo ha i suoi pregi e difetti chi più chi meno ma abbandonarlo deve essere fatto con consapevolezza… per fortuna che questa ragazza non sa di nostro cugino che dopo anni di precariato è emigrato in Austria per cercare di arrivare alla fine del mese e vivere con dignità….viva l’Italia….

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