Risvegli

Risvegli

Verso la luce

E’ un’altra notte sudata e disfatta in cui Morfeo non ti ha dato neppure un secondo di tregua, afferrandoti per un braccio e trascinandoti per il suo sterminato regno, parlandoti dell’abbandono di tre isole e di un sacco di cose che non riesci a ricordare.

Ti svegli e – bum bum – la tachicardia è lì a ricordarti che non puoi dimenticare davvero i tuoi sogni, ma non riesci neppure ad afferrarli, perché appaiono e scompaiono, ineffabili e incomprensibili. Ricostruirli a partire dai pochi frammenti che ti sono rimasti fra le dita al mattino, attaccati come frammenti di una lampadina vecchia.

Giorni, settimane e forse mesi di sonno tormentato e risvegli a metà, con gli occhi ancora insabbiati e la testa pesante e vuota.

C’è una scala di marmo che si avvolge e si arrotola sulle pareti della torre d’avorio in cui hai deciso di arroccarti anni fa, quando decidesti che le persone potevano essere un elemento superfluo della tua vita, e soprattutto che tu saresti sempre stato a tua volta superfluo nella loro. Oggi sei ancora lì, ad annaspare nel tuo laboratorio di idee incomplete e desideri irrealizzati al piano terra, con la luce che filtra debole da centinaia di piani più in alto.

Dormi, ti svegli, dormi. Sopravvivi. Ogni tanto leghi alla zampa di qualche piccione viaggiatore qualche messaggio, vago e inconcluso, indirizzandolo a destinatari approssimativi, raccontando le tue ultime scoperte sperando che a qualcuno interessino.

Qualche giorno non resisti alla solitudine e prendi a testate i muri, e quando il cranio è spaccato a metà e sanguinante e giaci a terra esausto, punti lo sguardo verso quel primo scalino.

Ti alzi a fatica in piedi e con passo tremolante, un piede dopo l’altro, cerchi di raggiungerlo.

Forse è arrivato il momento – ti dici – di provare a salire lassù.

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