Scorpacciata di Messier

Scorpacciata di Messier

La Via Lattea sopra la pianura

Dopo mesi di astinenza forzata causa meteo, finalmente stanotte sono tornato ad alta quota per una sessione osservativa al telescopio. Dopo aver caricato tutto il materiale in auto partiamo e dopo un’oretta di strada arriviamo sul monte Matajur a quota 1300 circa.
Subito ci accorgiamo che, come previsto, la temperatura lassù è a dir poco fresca e il vento è sempre presente anche se, fortunatamente, non fastidioso.
Dopo aver messo in stazione l’attrezzatura e aspettato un minimo che il tubo andasse in temperatura, cominciamo a riscaldarci dirigendo il cercatore verso un oggetto piuttosto “facile”: M57, una nebulosa nella costellazione della Lira che è il residuo dell’esplosione di una supernova, dalla classica forma anulare. Poi è la volta di M13, l’ammasso globulare in Ercole, uno dei grandi classici del cielo estivo, che si presenta a noi come una tempesta di stelline. Il nucleo è un po’ impastato e onestamente non so se si tratti di un limite strumentale o di collimazione approssimativa, ma per la prima volta riesco ad apprezzare – con un mio strumento – ben più di un fioco sbuffetto di luce.

Poi un passaggio su M4, ammasso globulare nello Scorpione. Da lì proseguiamo verso il Sagittario, che dovrebbe individuare una porzione di cielo zeppa di oggetti interessanti. Matteo e Simone si mettono al timone e riescono ad inquadrare un meraviglioso M6, ammasso aperto di rara bellezza, seguito a ruota dal vicino M7, altro ammasso aperto. Poi è la volta di M22, bel globulare poco distante da Kaus Borealis.

Il cielo visto da lassù; nell'angolino in basso a DX Matteo sta puntando M29 nel Cigno.

Una volta individuato il Cigno immerso nella Via Lattea, puntiamo il telescopio su Sadr, stella “centrale” della costellazione, e da lì arrivare all’ammasso aperto M29 è un attimo.

Scivoliamo allora verso Albireo, una meravigliosa coppia di stelle di cui una blu e l’altra gialla, che individua la “coda” del Cigno e che ci serve come base di partenza per il globulare M56, nonché per approdare su M27, la nebulosa Manubrio o Dumbbell nella Volpetta.

Passaggio radente quindi sul Doppio Ammasso del Perseo, che come sempre regala grandi emozioni essendo un oggetto molto semplice ben visibile anche – e soprattutto, visto il campo inquadrato maggiore – in un binocolo di medie dimensioni.

Prima di partire verso casa riusciamo a toglierci ancora tre piccole soddisfazioni di cui la prima è la galassia M51 accompagnata dalla sua “sorellina” NGC5195 nell’Orsa Maggiore.

Io sull’attenti di fronte alla Via Lattea. Sullo sfondo l’osservatorio dell’Afam sul Matajur.

La seconda è M3 nei Cani da Caccia, uno degli ammassi più luminosi del cielo ma anche uno dei più difficili da trovare fra quelli “famosi”, almeno per quanto mi riguarda, visto che dal nostro sito osservativo le stelle di riferimento sono appena visibili, a occhio nudo e con visione distolta. E purtroppo non ho ancora la manualità per permettermi di fare star hopping con l’equatoriale utilizzando il solo cercatore ottico…

Poco prima di andare riusciamo ad osservare il terzo oggetto: Giove, che nel frattempo è sorto e, sebbene ancora basso sull’orizzonte, si mostra senza troppi veli insieme ai suoi satelliti. Se ne riescono a distinguere un paio di bande equatoriali a fatica, ma il ribollire dell’aria dovuto alla scarsa distanza dall’orizzonte non lo fa ancora esprimere al massimo delle sue potenzialità.

Mentre cercavamo gli ultimi oggetti, inoltre, ho provato a mettere la reflex sul mio sfigatissimo cavalletto e, impostando tempi di esposizione intorno ai 20-30 secondi, ho catturato le foto che vedete qui. Niente di trascendentale a livello tecnico e qualitativo, ma volevo immortalare la suggestione di un cielo così bello. E pensare che fino a cinquant’anni fa o poco più si aveva a disposizione un cielo molto meno inquinato dalle luci parassite delle città, dei centri commerciali e delle strade, e si poteva osservare anche dal giardino di casa senza essere costretti a scalare le montagne…

I 3 osservatori del cielo

Alla fine, però, fra belati di pecore, cani da pastore, lucciole e fresco venticello abbiamo trascorso una notte alla scoperta del cielo, osservando oggetti che finora non avevamo ancora osservato direttamente, e riscoprendo le vecchie conoscenze (M57, M13, Perseo) attraverso la visione decisamente più appagante regalata da uno strumento più grande e più performante.

Mi resta il dubbio sulla collimazione approssimativa e la frustrazione di non possedere una montatura un po’ più stabile della mia vecchia EQ5… Ma almeno per ora non sento la mancanza del goto e trovo molto più appassionante scandagliare il cielo imparandone costellazioni e saltellando di astro in astro.

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