Sulla ciclicita’ dello scetticismo

Sulla ciclicita’ dello scetticismo

Mi piacerebbe aggiornare il blog con esperienze osservative, ma il cielo proprio non riesce a scrollarsi di dosso quel manto nuvoloso che ormai l’opprime da settimane – piu’ o meno da quando Zaphod e’ arrivato in questa casa (cfr. Leggi di Murphy).

In mancanza d’altro, allora, continuo i miei studi di scienza e storia della scienza, e di volta in volta, pagina dopo pagina, ritrovo sempre gli stessi leit-motiv, in qualunque brance della scienza e in qualunque epoca.

Uno di essi e’ lo scetticismo, peraltro spesso giustificato, nei confronti delle nuove teorie.
La natura stessa delle teorie rivoluzionarie le rende difficilmente comprensibili ai piu’. Cio’ che non si comprende viene d’istinto rifiutato, tanto che lo stesso Einstein rifiuto’ di credere che l’universo potesse essere in espansione, ed introdusse percio’ nelle sue equazioni una costante cosmologica, un vero e proprio elemento fittizio che potesse in qualche modo riportare l’equilibrio fra la scoperta e il credibile. Il buon Albert, infine, si dovette ricredere quando le scoperte del russo Friedman misero con le spalle al muro la teoria dell’universo statico.
William Thomson poi, conosciuto ai piu’ come Lord Kelvin, il cui contributo alla scienza e’ ricordato soprattutto a causa della scala di temperatura omonima, agli inizi del ‘900 affermo’ che “i raggi X sono solo una volgare presa in giro”.
Chandrasekhar fu un altro che non venne compreso per molti anni e addirittura deriso dai decani del tempo, primo fra tutti quell’Eddington che era stato il padre dell’astrofisica, ma che nonostante l’indubbio contributo all’astronomia aveva fallito nell’intento di comprendere l’ultimo stadio dell’evoluzione stellare.

Anche oggi, per l’ennesima volta, la storia si ripete: i gemelli Bogdanov affermano di aver compreso il principio primo dell’universo, quell’istante Zero che si trova prima del “muro di Planck”, quando ancora il Big Bang non aveva sprigionato la propria potenza inaudita, e per contro gli scienziati piu’ eminenti faticano ad accettare quella tesi, ormai rassegnati a non poter conoscere – ne’ ora ne’ mai – cio’ che era prima.
La comunita’ scientifica internazionale ha duramente attaccato le teorie dei gemelli francesi i quali, nonostante la probabile buona fede, sono stati accusati di numerose imprecisioni ed errori grossolani nella loro esposizione.
Chissa’ se le loro intuizioni potranno in un futuro dare lo spunto per ulteriori ricerche, oppure se si tratta esclusivamente – come pare – dell’ennesima bufala?

La storia della scienza e’, da sempre, costellata di episodi simili, in cui gli stessi personaggi che a loro tempo hanno prodotto solide teorie “di rottura”, riuscendo in qualche modo a farle accettare al mondo accademico, a loro volta adottano una posizione conservatrice quando si tratta di esaminare teorie ancora piu’ ardite partorite da altri.
Non che si debbano accettare di buon grado tutte le strampalatezze proposte da sedicenti scienziati e novelli Einstein, sia ben chiaro; in caso contrario ci ritroveremmo a dover riscrivere ogni giorno tutte le teorie riconosciute come valide fino al giorno prima.
E’ pero’ altrettanto chiaro che quando qualcosa risulta di difficile comprensione si tende ad escluderne la probabilita’, fosse anche basato su un’intuizione corretta.
A volte ci sono delle ragioni politiche alla base dell’atteggiamento scettico; altre volte si cerca di preservare le proprie teorie ritenendole inattaccabili e corrette; altre volte ancora, come appena accennato, l’impossibilita’ di comprendere cio’ che altri hanno pensato e calcolato rappresenta un terribile muro invalicabile.
Invidio chi, avendo precedentemente valutato con attenzione cosa aspettarsi dall’altro lato di quel muro, ha le competenze e la mente adatte per riuscire a scavalcarlo, facendo perdere di significato alle parole mai e sempre.

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