Vagabondi, palle a spicchi e sono già due mesi

Vagabondi, palle a spicchi e sono già due mesi


La luna sul Münster

Questo post era stato scritto, cancellato, riscritto. E poi quasi pubblicato, poi fermato, ripianificato, poi fermato ancora.

Doveva essere una piccola e modestissima pietra miliare, posta sul Web l’11 gennaio 2012, ossia a due mesi esatti dal mio arrivo oltralpe. E invece é tornato indietro e si é ripiegato su se stesso, dietro ai timori e alle incertezze. É ripartito da zero, da una pagina disperatamente bianca in fondo a un fine settimana a ritmo di lombrico, senza nulla togliere al simpatico anellide amico d’infanzia.

Adesso, peró, le dita sono partite a seguire la mente in una corsa che non so dove porterá, e a questo punto non deve interessarmi. Troppe volte durante la stesura di questo post mi sono chiesto se fosse troppo intimistico, troppo noioso, troppo autocelebrativo, troppo o troppo poco. E l’ho lasciato qui a maturare e marcire, sedimentato come limo in fondo al fiume della mia esistenza, della quale sto condividendo alcuni passi con molte piú persone di quanto avrei pensato possibile. Il blog come diario online come spioncino sul mio mondo interno ed esterno, piccolo foro attraverso il quale alcune persone che non mi conoscevano hanno guardato, e ne sono felice perché ne sono nati scambi di idee, esperienze e sensazioni con gente che non é gente ma ha nomi e cognomi, gente nuova e gente vecchia, gente che non conoscevo e gente che conosco da una vita, viandanti e casalinghe. Gente con cui sarebbe bello sorseggiare una, due, diverse birre mentre si chiacchiera del mondo.

Il blog anche come cordone ombelicale ancorato a una realtá che é ancora mia, incontestabilmente. Tuttavia in questi giorni é spuntata una sensazione diversa. Gli ingranaggi cominciano a muoversi, a oliarsi; dimostrano che il meccanismo puó funzionare. In ufficio comincio ad entrare nel vivo del lavoro e ad assumere le giuste responsabilitá, pur con le difficoltá legate alle dimensioni enormi dell’azienda e della struttura (solo capire chi deve fare cosa é una sfida, a volte). Fuori dall’ufficio ho cominciato a sgambettare su un campo da basket con una squadra che mi ha accolto a braccia aperte e con la quale, pare, affronteró la seconda parte del campionato.
Tutto bene, quindi? Sí, ma piuttosto irrazionalmente é come se il mio cervello si accorgesse che ogni passo mosso in avanti mi stacca sempre piú dalla vecchia vita, da tutte le persone da cui é difficile separarsi. É come se gli impulsi elettrici mi facessero preoccupare di giungere a un punto in cui non saró né qui né lá. Mi troveró in mezzo e non avró patria, non avró humus, non avró vera vita.

Fortunatamente c’é tutta un’altra parte di testa che crede fortemente che ció non accadrá. Troveró finalmente una sistemazione definitiva, potró muovermi piú liberamente e dare ospitalitá, potró tornare a qualcosa di somigliante alla mia vecchia routine, ma a 600km di distanza. Verrá il giorno in cui prenderó una confidenza sufficiente con la lingua straniera da potermi gettare in discussioni quasi pari a quelle in madrelingua, ma allo stesso tempo continueró a discorrere amabilmente e meno amabilmente in italiano con le vecchie conoscenze, che non possono andare dimenticate grazie a una mera legge fisica. Nel frattempo non mi resta che lottare e lavorare duro perché tutto vada come deve.

Ci sono giorni in cui bastano due pensieri sbagliati messi in fila per demolire l’umore, e altri in cui sono in grado di sopportare qualunque cosa. Fortunatamente i giorni del primo tipo si contano sulle dita di una mano incompleta, per ora, ma altri ne verranno cosí come altre soddisfazioni sono in arrivo.

In definitiva si arriva alla fine di un post come questo e lo si rilegge per controllare eventuali errori ortografici o di battitura, ma niente piú. Si clicca su “Post” e si pubblica, senza piú pensarci per giorni e giorni.

Questo é quello che avevo da dire, e non avrebbe avuto senso filtrarlo esageratamente attraverso il setaccio dei timori.

Buonanotte con la stupida canzone della buonanotte di stasera.

P.S. Fra due settimane saró di nuovo in Italia per un lungo weekend, e chissá che non riesca ad abbracciare tutti di nuovo prima di ripartire.

5 Replies to “Vagabondi, palle a spicchi e sono già due mesi”

    1. Non ti sei persa nulla: era un commento antisnob… Volevo dire che non é raffinato Jazz o sublime musica classica, é “solo” un po’ di pop-rock molto leggero. 😉

  1. il cambiamento fa sempre paura magari poca ma mette ansia sappiamo quello che lasciamo e ci avventuriamo in un terreno nuovo e su una strada diversa senza avere la certezza matematica di quello che verrà. Ma visto che questa certezza non possiamo purtroppo averla accontentiamoci di vedere giorno dopo giorno crescere i nostri seppur piccoli punti fermi, le nostre quotidianità, la bella sensazione che anche la routine può a suo modo essere un punto di forza.Perchè costruire o ricostruire non è facile e nessuno pretende che lo sia soprattutto quando sei così lontano dalla tua vecchia vita… ma è poi proprio un male? Ammesso e concesso che ci siano infinite difficoltà quotidiane quello che mi sento di augurarti e presto lo farò di persona 🙂 è che le tue impronte finalmente non siano più sulla sabbia ma su solida terra e che conducano avanti con serenità, un piccolo passo alla volta….. un grande abbraccio…

    1. Hai perfettamente ragione Ale. Grazie delle bellissime parole, un abbraccio anche a te. 🙂
      Per fortuna i due giorni di down sono finiti e ora é tornato il sereno.

  2. bè diciamo che leggendo i post di una certa persona gli spunti artistici e aulici non mancano più una buona dose di cuore….

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